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(Ansa)
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L'attacco fallito e vincente dell'Iran che non diventerà (al momento) una Terza Guerra Mondiale

Missili e droni sono stati distrutti ma il mondo islamico è in festa. Il tutto mentre gli Usa, e le altre superpotenze, chiedono calma e moderazione. Si torna quindi alla vecchia sfida Teheran-Tel Aviv

È stata una notte di alta tensione in cui non solo in Italia ma in tutto il globo, da oriente ad occidente, sono state pronunciate parole terribili: Terza Guerra Mondiale. All’alba però la situazione pare molto differente e porta ad una lettura diversa dell’accaduto.

L’attacco, atteso, dell’Iran ad Israele è stata un fallimento ma al tempo stesso un successo.

Il fallimento è quello militare. Il 99% dei droni e dei missili lanciati da Teheran sono stati intercettati e gli obiettivi colpiti sono per lo più militari e tra l’altro colpiti in modo lieve. Anche dal punto di vista medico sanitario il fatto che ci sia solo un ferito, una bambina, beh, dà l’idea di come il sistema di difesa Iron Dome ed il lavoro dei caccia occidentali alzatisi in volo per colpire i mezzi iraniani diretti su Israele abbiano funzionato meglio del previsto.

Dall’altra parte però c’è un successo chiaro per il regime degli Ayatollah che non potevano restare inermi e passivi dopo l’attacco al consolato iraniano a Damasco con l’uccisione di uno dei principali generali delle Guardi della Rivoluzione. Alla notizia del via al lancio di missili e droni non solo a Teheran ma anche a Gerusalemme ed in tutto il mondo arabo ci sono state manifestazioni di festa e giubilo. Quello che contava quindi era attaccare, colpire il «nemico sionista infedele» e poco conta del bilancio e dell’effettiva efficacia. L’Iran così è tornato ad avere un ruolo centrale e di riferimento dell’islam segnando ancor di più quel solco che ormai divide a livello globale i musulmani dall’occidente.

Il vero protagonista però della nottata è stato Joe Biden. Erano in molti fino a poche ore fa pronti a scommettere sulla discesa sul campo militare degli Stati Uniti in caso di attacco ad Israele; ed invece la Casa Bianca ha scelto la giusta linea della calma. «Il fallimento dell’attacco iraniano è una vittoria per Israele - ha detto Biden - non sosterremo alcuna azione offensiva di Tel Aviv». Parole che da sole hanno messo a tacere le voci di una ulteriore allargamento del conflitto. Parole identiche a quelle pronunciate dagli ayatollah: «Per noi la questione è chiusa…». Sullo stesso registro anche le dichiarazioni delle altre due superpotenze, Cina e Russia, che chiedono moderazione alle due parti in causa.

Da Terza Guerra Mondiale quindi ci troviamo oggi ad una sfida locale Israele-Iran; non si tratta di una cosa da poco dato che stiamo parlando di due potenze nucleari (Tel Aviv in questo in fase molto più avanzata mentre Teheran è ancora in fase di costruzione) ma di sicuro non è una cosa nuova. A ben guardare infatti Israele è già circondata da iraniani e filo iraniani: Hezbollah in Libano, Houthi nello Yemen, Hamas a Gaza, gruppi di miliziani che Teheran finanzia e rifornisce di armi da tempo.

La palla quindi passa a Netanyahu ed al suo governo (molto discusso dalla popolazione e diviso al suo interno). In mattinata si doveva riunire il gabinetto di sicurezza per decidere se e come rispondere. Il vertice però è stato annullato. Un altro segno di pace anche se c'è chi teme che Tel Aviv possa decidere di risolvere, una volta per tutte, la sfida con l'eterno nemico.

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Andrea Soglio