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Scienza

Carne in provetta, a che punto siamo?

Con l'annuncio della produzione dei primi filetti di pollo sintetici, la competizione per portare sul mercato la carne "cruelty-free" entra nel vivo

Il primo hamburger creato in laboratorio, e offerto a una platea di assaggiatori nel 2013, non aveva ricevuto recensioni particolarmente positive sul lato del sapore. Mentre la carne sintetica di pollo di cui l’azienda americana Memphis Meats ha appena offerto un’anteprima (dopo la polpetta di manzo presentata un mese fa) secondo chi ha avuto occasione di provarla non era male, e soprattutto sapeva di pollo.

Queste degustazioni pubbliche sono i primi tentativi di far conoscere al grande pubblico e rendere accettabile il prodotto che potrebbe un giorno sostituire la carne ottenuta dalla macellazione di animali: sempre di carne si tratta, ma ottenuta in laboratorio a partire dalla coltivazione di cellule staminali delle fibre muscolari.

Aziende in corsa
Sono diversi i gruppi di ricerca e le aziende che ci stanno lavorando. Oltre alla Memphis Meat, fondata da Uma Valeti, un cardiologo di origini indiane che ha fatto ricerca sulla rigenerazione del muscolo cardiaco, in campo c’è la Mosa Meat, creata dai ricercatori dell’università di Maastricht che hanno servito il primo hamburger prodotto in laboratorio.

Peter Verstrate, a capo dell’azienda, dice di essere già in grado di produrre un tipo di carne che costerebbe da circa 60 a 90 dollari al chilo (il costo complessivo della prima polpetta era stato di 300 mila dollari), e di poter portare sul mercato il prodotto in cinque anni.

Rispetto all’esperimento del 2013, che lasciava a desiderare quanto al gusto perché di fatto si trattava solo di un agglomerato di fibre muscolari fatte crescere in provetta, senza sangue, grasso e gli altri elementi che danno alla carne il suo sapore tipico, Verstrate ha detto di aver molto migliorato.

A giocare la partita è poi anche Super Meat, un’azienda biotecnologica israeliana che punta a produrre carne sintetica di pollo. Infine ci sono anche alcune altre aziende, come Beyond Meat e Impossible Foods, che stanno cercando di sviluppare sostituti della carne a base di proteine della soia o di altri vegetali.

Amica dell'ambiente ma... piacerà?
Lo scopo esplicito di tutte le aziende è arrivare a una carne che sia non solo cruelty-free verso gli animali, e quindi appetibile per chi la evita per ragioni etiche, ma che sia anche più amica dell’ambiente.

La produzione di carne è responsabile di una buona percentuale (si stima fino a circa il 15 per cento) delle emissioni di gas serra.

Non solo: i terreni dedicati alle colture per foraggiare gli allevamenti portano via spazio alle foreste, e il consumo di acqua degli allevamenti intensivi è altissimo.

Si stima che per ogni chilo di carne di manzo che arriva al consumatore vengano utilizzati 15 mila litri di acqua. La grande questione irrisolta è: come la vedrà il consumatore?

Il cibo sintetico è senz’altro all’orizzonte, ma non è detto che queste soluzioni incontrino il favore del pubblico, almeno di quello non già sensibile all’argomento etico di evitare lo sfruttamento e la sofferenza degli animali. E per ora non ci sono indicazioni che, almeno in tempi brevi, la bistecca fatta in laboratorio sia particolarmente appetibile.

 

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