Aurelio De Laurentiis non è più in trincea, vendere il Napoli si può. Magari non subito, ma senza considerare il tema del distacco dal club raccolto dalle macerie del fallimento nel 2004 e portato a conquistare due scudetti non è più un tabù. Lo dice apertamente il patron dei partenopei e lo ammettono anche quelli che sono in contatto con lui per capire quale forma, valutazione e tempi, dare a una trattativa che fino a qualche mese fa veniva respinta senza possibilità di appello.
E’ un percorso ancora lungo e non lineare, visto che mentre apre alla cessione ADL lavora anche con il Comune per gettare le fondamenta degli ultimi e più impegnativi progetti della sua ventennale gestione: lo stadio e il centro sportivo. Due tasselli che il produttore della Filmauro vuole aggiungere alla società pere aumentarne il prezzo e per chiudere il cerchio di una storia che è stata trionfale dal punto di vista sportivo ma che non ha ancora lasciato in eredità nulla di tangibile a chi verrà dopo. Uno stallo che non consente al Napoli di immaginare di poter colmare il gap con le grandi del Nord, soprattutto adesso che anche Milan e Inter corrono spedite verso la realizzazione del nuovo San Siro, e con la scomoda vicinanza della Roma dei Friedkin che sta facendo in fretta quello che per dieci anni è rimasto chiuso in un cassetto.
Quanto costa il Napoli? Nella testa di De Laurentiis, mettendo insieme passato, presente e futuro, non meno di 2 miliardi di euro. Una cifra enorme, se si pensa che i due club milanesi negli ultimi anni sono passati di mano per molto meno, circa 1,2 miliardi, e oggi non possono ancora immaginare di tornare sul mercato a quasi il doppio. Il proprietario del Napoli, però, è abile uomo d’affari e la sintesi della sua posizione è nei pensieri di apertura affidati alla stampa in apertura di questa stagione: “Se c’è qualcuno pronto a pagare i miei sforzi di un quarto di secolo, si faccia avanti e lo valutiamo”.
Qualcuno di sarebbe, anzi c’è. E non solo Matt Rizzetta a capo della cordata made in Usa che a Napoli sta investendo tanto e che ha rilanciato il basket tornando a riempire il palazzo dello sport sognando anche lo sbarco di Nba Europe. Le voci sull’interesse di MSC, storico partner napoletano di questi anni con la guida di Gianluigi Aponte, non smettono di circolare anche perché si tratterebbe di mettere il club nelle mani di un colosso con possibilità economiche sufficienti per garantire la crescita futura.
Chi si è esposto maggiormente è senza dubbio Rizzetta. Respinto in un primo momento, il numero uno del Napoli Basket è stato ricontattato da ADL e gli incontri sono serviti per aprire la strada. La valutazione da 2 miliardi di euro viene ritenuta eccessiva dal gruppo di investitori statunitensi che fa capo a lui, ma la sensazione è che sia solo iniziato il secondo tempo della partita. Dopo aver visto De Laurentiis, Rizzetta non ha negato nulla: “Con De Laurentiis c’è un rapporto molto buono, di massimo rispetto. Io ci sono, sarei onorato di portare avanti l’eredità di quello che lui ha costruito prendendo il club dal fallimento più di 20 anni. Un giorno avrei il piacere di prendermi questo impegno e questa responsabilità. Posso rassicurare la piazza che farei non di tutto, ma di più per non deluderli”.
Il progetto è ampio e non riguarda soltanto la società di calcio: “La mia visione è stata sempre quella di costruire una polisportiva a Napoli, unendo tutti gli sforzi attorno a un unico marchio che rappresenti la piazza più bella e calorosa del mondo. Che sia rugby, futsal, calcio, noi alla fine vogliamo arrivarci facendo le cose in modo giusto e con una programmazione seria. Abbiamo delle idee abbastanza chiare. Penso che nel giro di qualche anno, sicuramente ci arriveremo”.
De Laurentiis osserva e muove le sue pedine. La novità è che dopo tanti anni la cessione dei partenopei non è più qualcosa da escludere a prescindere. Per ADL rappresenterebbe un passo indietro importante anche a livello personale, visto che con il trascorrere del tempo la sua attività principale si è sempre più spostata dal mondo del cinema a quello del calcio.
