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Pensioni 2027: età più alta e assegni più bassi, quanto si perde

Pensioni 2027: età più alta e assegni più bassi, quanto si perde
Ansa

Dal 1 gennaio cambiano i coefficienti per calcolare la pensione e salgono i requisiti di età. Ecco cosa succede in concreto e come compensare la differenza

Si lascerà il lavoro un po’ più tardi e, a parità di contributi versati, si incasserà qualcosa in meno. È quello che attende chi andrà in pensione dal 2027. Non è una nuova stretta, ma l’effetto di due aggiornamenti automatici previsti dalla legge e legati all’aumento della speranza di vita. I nuovi coefficienti sono contenuti nel decreto dei ministeri del Lavoro e dell’Economia, firmato il 16 ottobre e pubblicato.

Perché le pensioni diventano più leggere dal 2027

Per la parte di pensione calcolata con il metodo contributivo, l’assegno si ottiene moltiplicando il “montante contributivo” per un coefficiente di trasformazione che dipende dall’età di uscita. Il montante è il capitale virtuale che si accumula con i contributi versati in tutta la carriera. I coefficienti vengono rivisti ogni due anni. Se si vive più a lungo, la stessa somma deve coprire più anni di pensione, e la percentuale applicata si abbassa. Nel biennio 2027-2028 il coefficiente scende a tutte le età, dai 57 ai 71 anni. A 67 anni passa dal 5,608% al 5,514%, a 64 anni dal 5,088% al 5,009%, a 62 anni dal 4,795% al 4,725%. La diminuzione è di circa l’1,7% a 67 anni e arriva quasi al 2% a 71.

Quanto si perde in euro con i nuovi coefficienti

Tradotta in cifre, la perdita c’è, anche se contenuta, e cresce con l’importo della pensione. Con 300 mila euro di montante e uscita a 67 anni, l’assegno lordo passa da circa 1.294 a circa 1.272 euro al mese su 13 mensilità: poco più di 20 euro in meno. Con 500 mila euro di montante la differenza è di circa 36 euro mensili, con 700 mila di circa 51. Attenzione: queste cifre sono simulazioni non ufficiali riportate dalla stampa, utili solo a farsi un’idea. Confrontano due assegni calcolati sullo stesso capitale, con i coefficienti vecchi e con quelli nuovi. Nella realtà, però, chi lascia il lavoro nel 2027 ha spesso versato altri contributi rispetto a chi è uscito nel 2026. Questo può ridurre la differenza, o anche annullarla.

Chi è più penalizzato e chi no

La riduzione riguarda solo le pensioni che partono dal 2027. Chi è già in pensione non vedrà cambiare l’importo dell’assegno. Le conseguenze maggiori sono per chi ha iniziato a lavorare dal 1996 in poi, perché la sua pensione è calcolata interamente con il metodo contributivo. Chi ha versato contributi anche prima di quell’anno risente dei nuovi coefficienti soltanto per la parte di assegno maturata con il contributivo. In euro perdono di più i redditi medio-alti, che hanno un montante più grande. A parità di età di uscita, invece, la riduzione in percentuale è la stessa per tutti. Sono esclusi dall’aumento dell’età i lavori gravosi e usuranti e i lavoratori precoci, se rispettano i requisiti di legge.

Età pensionabile 2027: quanto si deve aspettare e conviene rinviare?

Sul fronte dei requisiti, il governo ha diviso in due tappe l’adeguamento alla speranza di vita, che per il 2027 sarebbe stato di tre mesi con un solo scatto. Ecco cosa serve:

  • Pensione di vecchiaia: 67 anni e 1 mese nel 2027, 67 anni e 3 mesi dal 2028.
  • Pensione anticipata ordinaria, uomini: 42 anni e 11 mesi di contributi nel 2027, 43 anni e 1 mese dal 2028.
  • Pensione anticipata ordinaria, donne: 41 anni e 11 mesi di contributi nel 2027, 42 anni e 1 mese dal 2028.

Rinviare l’uscita conviene, perché più si aspetta, più alta è la percentuale applicata ai contributi accumulati. Con un capitale di 300 mila euro: nel 2027 l’assegno lordo mensile stimato è di circa 1.156 euro a 64 anni, 1.272 a 67 e 1.473 a 71. Tra chi esce a 64 anni e chi esce a 71 ci sono quindi oltre 300 euro al mese di differenza. E il vantaggio è anche maggiore, perché chi continua a lavorare versa nuovi contributi. Con un capitale di 700 mila euro, la distanza tra 64 e 71 anni sale a circa 740 euro al mese. Prima di decidere quando smettere, è bene chiedere all’Inps o a un patronato o un consulente del lavoro una simulazione personalizzata.

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