Pochi sanno che esiste un metallo più costoso dell’oro e molto più raro, che tuttavia gioca un ruolo cruciale per settori manifatturieri importantissimi come l’industria automobilistica e l’alta tecnologia. Stiamo parlando del rodio.
Cos’è e a cosa serve il rodio
Questo metallo raro e costosissimo è un elemento di transizione estratto principalmente come sottoprodotto del platino e del nichel. Di colore bianco-argenteo, esso risulta estremamente duro e resistente alla corrosione. Il suo punto di fusione è elevatissimo, vicino ai 2.000 °C, e la sua inerzia chimica ne fa uno dei materiali più stabili in assoluto.
La quota schiacciante della domanda mondiale (circa l’87%) è assorbita dai convertitori catalitici per autoveicoli, dove il rodio è insostituibile per abbattere gli ossidi di azoto (NOx) e altri gas inquinanti.
Oltre a questa funzione ambientale cruciale, trova impiego nell’elettronica come contatto e sensore ad alta affidabilità, poiché a differenza dell’argento e del rame non si ossida e non si corrode in nessun ambiente naturale, mantenendo una conducibilità elettrica costante nel tempo, anche a temperature estreme.
Viene usato anche nei circuiti di attivazione degli airbag delle auto, nei sistemi di guida dei missili e nei satelliti, dove un singolo falso contatto dovuto all’ossidazione significherebbe il fallimento dell’intero sistema.
Nell’industria chimica, viene scelto come catalizzatore (ad esempio nel processo Monsanto per l’acido acetico), mentre in gioielleria viene usato nel processo che proprio dal suo nome viene definita “rodiatura”, attraverso la quale si conferisce all’oro bianco una finitura brillante e anti-graffio.
La difficile estrazione
La ragione della sua rarità estrema risiede principalmente nella geologia, giacché la concentrazione di rodio nella crosta terrestre è di appena 0,001 grammi per tonnellata di roccia (quella dell’oro, per raffronto, è di 0,004, ovvero quattro volte più abbondante).
La produzione mineraria globale si aggira intorno alle 30 tonnellate annue, contro le circa 3.000 dell’oro. Questa scarsità è aggravata da una concentrazione geografica estrema. Il rodio non viene estratto da miniere dedicate, ma, come detto, recuperato come sottoprodotto della raffinazione del platino e del nichel.
Oltre l’80% dell’offerta proviene da un solo complesso situato in Sudafrica, nel Complesso del Bushveld, la più grande formazione geologica di metalli del gruppo del platino al mondo. Il resto arriva quasi interamente dalla regione di Norilsk-Talnakh in Russia, dove il rodio si ottiene come prodotto secondario della fusione del nichel.
Questa dipendenza da due soli poli produttivi rende la catena di approvvigionamento strutturalmente vulnerabile a rischi geopolitici e logistici, tanto che l’Unione Europea dipende quasi interamente dalle importazioni, con il Sudafrica che da solo copre oltre l’80% del fabbisogno.
Il costo
Queste caratteristiche uniche, sommate alla sua rarità, spiegano bene il suo prezzo elevato. La quotazione spot si aggira intorno ai 9.350–9.540 dollari per oncia troy, che convertito in grammi equivale a circa 300 dollari.
Per dare la misura del divario, basti pensare che nello stesso periodo l’oro viene scambiato intorno ai 4.120 dollari l’oncia: significa che a parità di peso il rodio costa più del doppio dell’oro, nonostante l’oro venga comunemente percepito come il massimo della preziosità.
Questa forbice è ancora più significativa se si considera che il rodio non è un bene rifugio né un oggetto di investimento di massa come l’oro. Il suo valore riflette quasi esclusivamente la sua insostituibilità industriale e la cronica rigidità dell’offerta, che non può aumentare rapidamente al crescere della domanda.
È una combinazione che rende il prezzo del rodio non solo alto, ma anche estremamente volatile, con oscillazioni che nel corso dell’anno possono superare il 30%.
