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Salute

Vaccino: terza dose, mille dubbi

Israele è già partita, gli Usa sono pronti a fare altrettanto, e da noi? Sarà per tutti, o solo per alcune categorie? La scienza, e quindi la politica, ancora una volta è divisa

Terza dose si, terza dose no. Superato il ferragosto ed in vista della riapertura delle scuole, che tanto preoccupa, la comunità scientifica ed il mondo politico è ancora indeciso sulla terza dose di vaccino contro il Covid. Una questione già arrivata sui tavoli di altri paesi del mondo. In Israele già si procede a pieno regime con già un milione di vaccinati per tre volte. Negli Stati Uniti si inizierà il 20 settembre.

In Italia invece la terza dose del vaccino sembra (nulla infatti è ancora certo) che arriverà in autunno ma sarà solo per i soggetti che appartengono ad una categoria ben precisa secondo quanto dichiarato dal sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri: «Sarà rivolta ai soggetti meno immunocompetenti quali dializzati, neoplastici in terapia e trapiantati».

Per queste categorie si procederà in autunno?

«Credo che sia stato già indicato. Comunque a breve uscirà un report che potremmo mostrare dove contagi più alti riguardano i soggetti vaccinati per primi (non in italia) accelerando di conseguenza la decisione sulla terza dose. In questo modo potrebbe maturare quell'evidenza scientifica di cui parliamo».

Anche il farmacologo Silvio Garattini conferma la necessità di una terza dose per queste categorie: «C'è una convinzione abbastanza generale per la somministrazione della terza dose alle categorie di pazienti che hanno subito un trapianto d'organo, ai pazienti con dei tumori e a quelli sottoposti a delle terapie immunosoppressive. In questi casi sappiamo che le due dosi hanno un effetto non comparabile a quello degli altri pazienti perché hanno una risposta immunologica minore e quindi credo che ci sia un sostanziale accordo. In base a questo potrebbe essere utile fare una terza dose per aumentare la risposta immunitaria di questi soggetti a rischio».

Per il resto della popolazione cosa si prevede?

«Sulla necessità di fare una terza dose c'è uno studio in corso negli Stati Uniti. In Italia bisognerà aspettare il parere dell'Ema. L'agenzia regolatoria per il momento ha autorizzato solo due dosi dei vari vaccini e una per il vaccino Johnson&JohnsonQuindi per quanto riguarda l'insieme della popolazione bisogna aspettare perché occorre sapere quanto dura il vaccino e finché non passa il tempo non possiamo saperlo. Inoltre una questione su cui porre la massima attenzione è il fatto che non è l'industria farmaceutica a decidere se va somministrata la terza dose oppure no. Per il resto io credo che si debba aspettare perché non siamo degli indovini».

I vaccini oltre agli anticorpi fanno sviluppare anche una memoria immunologica. Cosa può dirci in merito?

«Si certamente. Infatti l'idea di guardare solo gli anticorpi non è sufficiente perché bisogna guardare la risposta immunitaria che è molto complessa. In questa c'è la risposta rapida degli anticorpi. Dopo bisogna stabilire per quanto tempo rimane la memoria ossia la reazione che si sviluppa quando l'organismo viene in contatto con il virus. Tra uno o due anni vedremo se la somministrazione del vaccino darà ancora una risposta oppure no. In più ci sono anche delle risposte cellulari. Dei tipi particolari di linfociti che aggrediscono il virus».

Israele ha già iniziato la somministrazione della terza dose. Che ne pensa?

«Loro sono un paese che può decidere indipendentemente sulla base di indicazioni locali. Non sappiamo quali siano in realtà le ragioni per cui hanno scelto i 40enni per la terza dose. Forse perché nei dati della letteratura sono quelli che si muovono di più e possono avere più possibilità di contagiare gli altri. Però Israele è un caso particolare perché ha iniziato prima di tutti gli altri e potrebbe avere altre evidenze».

Ci potrebbero essere delle reazioni avverse con la terza dose?

«Non lo sappiamo, finché non va avanti la sperimentazione bisogna aspettare. Le prime dosi in Italia sono arrivate a gennaio 8 mesi fa, un tempo limitato che non fornisce sufficienti informazioni.

Per l'immunologo Alberto Beretta la terza dose dovrebbe essere somministrata ad un gruppo di persone molto più ampio, cioè a tutti coloro che hanno più di 60 anni: oltre 20 milioni di italiani.

«In linea generale dai 60 anni in su dopo 6 mesi dalla seconda dose io sono favorevole alla terza dose, soprattutto con l'eterologa perché ci sono dati molto interessanti. La terza dose eterologa recupera molto bene la memoria delle prime due dosi e secondo la letteratura sembra molto efficace contro le varianti».

Ci sono studi ?

«È uscita una pubblicazione su Lancet due giorni fa dove è spiegato che l'eterologa crea un genere di anticorpi che bloccano la variante Delta. Comunque finché non ci saranno dati solidi pubblicati c'è ancora da aspettare».

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