Conte Franceschini
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Conte Franceschini
Politica

Franceschini per il dopo Conte ripropone la minestra riscaldata

L'attuale maggioranza sempre più vicina alla crisi e la soluzione per il post qual è? La stessa maggioranza

Mentre il paese è in attesa di capire se Renzi sta solo bluffando o se, come si dice con sempre maggior forza nei corridoi della politica, la crisi di governo ci sarà davvero ecco che qualcuno anche nel Pd si prepara al «dopo».

Dario Franceschini, per molti il vero segretario al Nazareno, secondo quanto riportato dal Corriere avrebbe detto ai suoi che «se c'è la crisi dopo esiste solo il voto» e soprattutto come «il Pd deve presentare una lista unica con M5S e tutta la sinistra con Giuseppe Conte come premier contro Salvini. E ce la giochiamo…»

I due virgolettati, le due considerazioni meritano singolarmente un approfondimento. Nella prima parte, quella sul post crisi di governo, Franceschini con quel «c'è solo il voto» per prima cosa detta la linea del suo partito con buona pace di Zingaretti e di altri big del Pd che si dice la pensi in maniera diversa. Poi andrebbe spiegato a Franceschini che le elezioni non le stabilisce il Pd o un partito a caso ma solo il Presidente della Repubblica. E si sa come il Quirinale preferisca dopo l'addio di Conte la nascita di una nuova maggioranza parlamentare.

La seconda parte, ancor più divertente, riguarda il lancio della prossima coalizione «tutto compreso». Quando l'attuale titolare del dicastero della cultura parla di un'alleanza globale della sinistra contro Salvini guidata da Conte dice in una frase almeno 3 cose che non tutti in quell'area condividono. Molti, sia nel Pd che tra i grillini, di ripetere l'asse che ha tenuto in piedi questo governo traballante non hanno alcuna intenzione.

La seconda cosa è che una gran parte del Pd vorrebbe come prossimo premier tutti tranne che Giuseppe Conte. La terza è che non si parla di Renzi e soprattutto non si fanno i conti con i sondaggi che danno, ormai stabilmente da mesi, il centrodestra attorno al 50% e tutto il resto al 41%-42%, compreso il 3% di Renzi ed il 3% di Calenda, due soggetti difficili da mettere a sedere attorno allo stesso tavolo con Conte, Crimi e Di Maio.

Ma ci sono ancora due riflessioni, sopra tutte le altre, che fanno pensare. La prima: Franceschini ripropone come ricetta per il domani la stessa maggioranza che oggi sta crollando. La seconda: «contro Salvini». Ecco, la sinistra da tempo immemore, in particolare dalla discesa in campo di Berlusconi ha bisogno come l'aria di un nemico, di uno spauracchio da sventolare. L'unico demente capace per tenere assieme «tutto il resto» che altrimenti non potrebbe restare unito nemmeno un giorno.

Un criterio politico a cui dobbiamo la nascita di diversi governi del «contro» che hanno fatto il male del paese, come il Conte bis. Sarebbe ora di dire basta

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