renzi conte crisi di governo
(Ansa)
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Politica

La Crisi del Governo che vive su Marte

Analisi di una giornata dove la maggioranza non esiste più ma ha dato l'impressione di vivere chissà dove

Dopo una giornata del genere, possiamo dirlo con certezza: vivono su un altro pianeta. E' la crisi più pazza del mondo, per riprendere il titolo di un film demenziale degli anni 80. Immaginate cosa può aver pensato un inglese, un tedesco, un olandese, di fronte alle dichiarazioni politiche di oggi: Conte-ter, showdown, rimpasto, l'arrocco, forse no, si va alla conta, no forse si vota, o mangi questa minestra o ritiro le ministre, vogliamo Mes e non Meb, soccorso azzurro, ma prima citofonate ai responsabili. Ci avete capito qualcosa? Tranquilli: neanche noi.

Ci siamo svegliati con Faraone (ItaliaViva): "No a veti su Conte ma serve nuovo governo". Passando dal Ministro Amendola che invitava a "sederci e ascoltare". Di Maio, più che sedersi, invitava ad alzarsi, ma "per fare tutti un passo indietro", mentre arriva l'ombra di Franceschini, e Mastella è pronto a intervenire al minimo cenno, tipo Batman. Ridendo e scherzando si fa l'ora di pranzo, quando Beppe Grillo improvvisamente parla come Mario Monti: "Facciamo un patto tra partiti e diventiamo costruttori".

E siamo solo a metà giornata. All'ora del caffè Salvini denuncia lo "squallido teatrino", mentre Conte apre lo spiraglio: serve un patto di legislatura. "Il dialogo dipende da voi!", dice Zingaretti. "No, dipende da voi", rispondono dal quartier generale renziano. E avanti così, facciamoci del male. Staccare o non staccare la spina? Ritirare o non ritirare le ministre? Regalare o non regalare poltrone a Italia Viva? L'affare non si sbroglia, e Conte sale al Quirinale dove il Capo dello Stato invita tutti a "fare presto". Ma fare presto per arrivare dove?

Finché si arriva al momento clou del giorno: la conferenza stampa di Matteo Renzi. Proprio lui: quello che doveva lasciare la politica quattro anni fa. Il senatore semplice di Scandicci apre la crisi: ma nonostante le domande dei giornalisti, nessuno capisce davvero il perché della rottura. Conte? "Nessun veto né sul nome né sulle formule". Tradotto: tutto è possibile, sul domani c'è buio pesto. Il premier potrebbe dimettersi, o accettare la sfida in parlamento. La partita a poker sulla pelle degli italiani è tutt'altro che terminata. Mentre là fuori la crisi economica e sanitaria infuria, i protagonisti del proscenio politico si ostinano a volteggiare per l'ultima volta, in una spirale infinita di odi personali.

E per il momento da Marte è tutto.

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