scuola covid vaccino green pass quarta ondata
Settembre 2021: una classe elementare a Torino (Getty Images)
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Salute

Covid: la scuola alla prova della quarta ondata

Viaggio tra normative e corridoi delle aule italiane. Per capire come si stanno preparando al terzo inverno di pandemia. Con il timore di essere nuovamente travolti. E con tante titubanze sull'apertura ai vaccini per i più piccoli.

Il 4 novembre 2020 la Lombardia entrava in zona rossa e il Paese iniziava a scivolare verso una nuova chiusura, pezzo per pezzo, scuole comprese. Oggi, a un anno di distanza, le condizioni sono assai diverse, ma riaffiora la paura: alcune nazioni, come la Russia, registrano contagi da capogiro, altre invece, e tra loro anche alcuni Paesi vicini come l'Austria, hanno varato misure di contenimento forti che consentiranno ai soli vaccinati (e ai guariti) di accedere a diverse attività di socialità, mentre sui nostri giornali si affacciano i titoli che tornano a parlare di curva dei contagi e di ondata. La quarta.

Solo il tempo dirà se questi mesi finali del 2021 ci riserveranno un'ondata o un'ondina, ma certamente se moto ondoso sarà, inevitabilmente toccherà la scuola, epicentro di socialità ad alta densità. Un'onda non è facilmente diagnosticabile né tantomeno gestibile, per cui l'interesse va agli strumenti a disposizione per evitarla o contenerla.

In primis, i vaccini. Moltissimi insegnanti e addetti alla scuola sono vaccinati, mentre per tutti c'è comunque l'obbligo del Green pass. La stragrande maggioranza del popolo della scuola invece, vale a dire gli studenti, vive realtà al momento distinte: da una parte ci sono i più grandi, i ragazzi dai 12 anni in su, per i quali il vaccino non è richiesto per andare a scuola, così come non c'è obbligo di Green pass. Ma la sensazione – e i dati nazionali lo confermano, attestando le percentuali di vaccinati della fascia 12-19 attorno al 75% - è che moltissimi studenti adolescenti siano vaccinati, un po' per evitare la trafila del tampone per la loro quotidianità, un po' perché richiesto dalle varie attività sportive, un po' per convivere con membri della famiglia anziani o fragili.

Altro discorso invece è quello che riguarda la fascia cinque-undici anni: per i più piccoli in queste ore si sta aprendo ai vaccini, perché stanno arrivando diverse approvazioni da svariate parti del mondo, a cominciare dagli Stati Uniti, che danno il via libera alle prime dosi Pfizer per i bambini della primaria o dei primi anni di medie. Si tratta di dosi ridotte rispetto agli adulti e i primi riscontri dicono che il vaccino è sicuro e efficace perché i bambini, così come sono stati e sono portatori attivi soprattutto della variante Delta del virus, con la stessa forza sviluppano una risposta immunitaria notevole.

Era un passo atteso, ma che al momento riscuote più timidezza che entusiasmo. Anche per quella fascia di popolazione che si è sottoposta a tutte le somministrazioni dei vaccini proposte e che verosimilmente non avrà problemi nel sottoporsi alla terza dose. I motivi sono diversi. Innanzitutto ai più piccoli non è richiesto Green pass né un tampone per la maggior parte delle attività, per cui il vaccino non semplificherebbe nessuna trafila. Inoltre non si avverte un sensibile pericolo per la salute dei più piccoli, o almeno la percezione è quella, anche se nei Paesi con una buona copertura vaccinale in questi giorni si assiste a un numero di casi pediatrici che supera quelli della fascia dei 65enni: è così negli Stati Uniti, ma anche l'Italia va in questa direzione. Infine, alcuni genitori sono scettici nel vaccinare i propri figli prima che milioni di adulti non lo siano ancora, nonostante le evidenze per gli adulti in termini di sicurezza e di efficacia.

Oltre al capitolo sui vaccini, la scuola è in subbuglio per la proposta, attuativa da oggi lunedì 8 novembre, circa i nuovi protocolli per il contenimento del Covid-19 proprio a scuola. Le modifiche prevedono generalmente maglie più larghe: una classe andrà in quarantena, per cui in dad, solo con tre contagi accertati: si tratta di un passo intraprendente, perché si passa così dal caso singolo al piccolo gruppo, o piccolo focolaio, a seconda della sensibilità di ognuno. Va menzionato che sono distinte le fasce di istruzione (qui ci stiamo concentrando sulle scuole superiori) e i soggetti vaccinati e da quelli non vaccinati: questi ultimi saranno in quarantena già con due contagi in sezione, senza attendere il terzo, mentre i vaccinati (e i guariti) dovranno sottoporsi a tampone al secondo caso per continuare a frequentare in presenza. Anche in questo caso non si può sapere ora se si tratta di eccesso di ottimismo o di un passo necessario per superare questa fase e convivere sempre di più con il virus.

Quel che pare evidente, girando nelle scuole italiane, è che le aule siano meno gelide dello scorso anno, e ciò significa che il timore per il contagio sta calando e il rispetto delle varie normative rischi di fare i conti con un po' di lassismo, specie dinanzi al freddo. Inoltre, abbiamo anche assistito a un'ondata, questa sì, di malanni di stagione a dimostrazione che i virus, non per forza il Covid, hanno ripreso a girare. E se i virus girano è perché sono messi in condizione di farlo, perché cala l'attenzione sui distanziamenti, nella cura del posizionamento e della sostituzione delle mascherine, nell'igiene delle mani, nel ricambio dell'aria.

La scuola si prepara all'inverno con alcuni alleati, il vaccino su tutti, e con qualche ritrosia in più nel resistere al freddo, socchiudendo forse un po' troppo le finestre: l'invito è quello di non abbassare la guardia, perchè il termine ondata è molto forte e rende l'idea di ciò che potrebbe reinvestire la scuola. Che, lo sappiamo tutti, non può proprio permetterselo.

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