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(Ansa)
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Quali scenari di guerra ora e domani in Ucraina

I russi avanzano, Kiev chiede aiuti, ma la partita sul campo è tutta da giocare

Nelle ultime ore, in un attacco che sfida ogni logica, una colonna corazzata russa ha attraversato la campagna aperta vicino al villaggio di Tonenke, regione di Donetsk, ed è stata respinta da droni e armi anticarro: circa una dozzina di carri armati e altri veicoli blindati sono stati polverizzati. Ancora una volta, le unità ucraine hanno respinto un assalto mal pianificato e mantenuto le loro posizioni. Ma simili attacchi s’intensificano e iniziano a saturare le difese ucraine, fino al punto che uno o più fronti potrebbero presto cedere.

La risposta sul perché i russi sacrificano così tanti uomini e mezzi, e fino a quando reggeranno le difese di Kiev, arriverà nell’estate, quando cioè la Russia sarà pronta per dare vita a una vasta operazione offensiva su più fronti: non appena avrà armato i nuovi coscritti (140 mila nuove e fresche unità) e con il clima favorevole a facilitare operazioni di terra su vasta scala, inizierà l’assalto forse decisivo per le sorti del conflitto. Nel frattempo, per Mosca queste carneficine di uomini sono funzionali a testare le difese ucraine per individuare i loro punti deboli e sfondare poi al momento opportuno in uno di questi.

Gli ordini del Cremlino sono infatti: sfibrare, logorare, non dare tregua al nemico. I numeri sono tutti dalla parte di Mosca, ovviamente. Se attacchi di terra meccanizzati si ripetono sempre più frequentemente è dunque perché la Russia «è già in grado di rifornire le sue forze di prima linea con 30 mila uomini al mese. Le sue industrie militari lavorano 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per sfornare di tutto, dai carri armati ai droni alle bombe guidate» osserva preoccupato il Ministero della Difesa del Regno Unito, in prima linea insieme a Kiev nel coordinare la resistenza.

Per il vicesegretario di Stato americano Kurt Campbell, la situazione è ancora peggiore: «L’Armata russa si è quasi completamente ricostituita militarmente» e questo consentirà presto al Cremlino di «aumentare significativamente» le incursioni, sebbene finora questa strategia non abbia portato a risultati apprezzabili. Il democratico Chuck Schumer, leader della maggioranza del Senato degli Stati Uniti, non ha dubbi: «A Kiev restano due mesi» prima di crollare sotto i colpi delle forze russe.

Attendibile o meno che sia questa tempistica, l’Ucraina in ogni caso – ormai lo sanno anche i sassi – non potrà resistere a lungo in nessuno degli scenari che si prospettano di qui alla fine dell’anno. Nonostante una nuova legge di mobilitazione per le reclute abbia già abbassato la fascia di età ammissibile dai 27 ai 25 anni, anche rimpolpando l’esercito il rapporto di forze resta schiacciante in favore di Mosca: 10 a 1 secondo le stime dei polacchi, e 5 a 1 quanto a capacità di lanciare droni e colpi d’artiglieria sulle linee nemiche.

Vero è che sinora i generali russi sinora hanno sbagliato tutto ciò che si poteva sbagliare, e che – stando però agli ucraini – il morale è basso anche tra le loro fila. Secondo Andriy Yusov, rappresentante dell'intelligence della difesa ucraina, i soldati di Mosca «sono pronti a pagare tangenti, cosa che sta avvenendo su larga scala, a ferirsi o semplicemente a scappare per evitare la linea del fronte, poiché le possibilità di sopravvivenza e il numero di perdite rimangono altissime per i russi».

Ciò nonostante, Mosca beneficia di inesauribili risorse e continui innesti: tra questi, soldati a contratto (Wagner non meno che altre milizie mercenarie), prigionieri amnistiati e truppe internazionali (dai ceceni fino ai centrafricani). Il che rende la probabilità di una grande offensiva estiva più che reale e il suo impatto determinante a rompere lo stallo.

Quattro possibili scenari

Gli esperti del think tank Chatham House hanno identificato quattro possibili scenari per la fine della guerra e le loro probabili conseguenze.

Scenario 1, «la Russia vince»: questo accadrà senza dubbio se il sostegno americano sarà ridotto come adesso o verrà addirittura interrotto all’inizio del 2025, dopo cioè che la presidenza e il Congresso americano si saranno rinnovati. In caso di vittoria di Donald Trump, in particolare, si può esser certi che la Casa Bianca si concentrerà più sul sostegno a Gerusalemme e non fornirà alcun ulteriore aiuto a Kiev, imponendole una resa. A quel punto l’Ucraina, che già fatica a difendersi (figuriamoci a respingere i russi), dovrà cedere porzioni significative del territorio, arretrando tatticamente per difendere tutto ciò che è a Ovest del fiume Dnipro, per ritirarsi poi sulle ultime posizioni difendibili, assestandosi probabilmente intorno a Odessa e alla capitale Kiev. La Russia a quel punto potrà rivendicare la sua vittoria, mentre Zelensky e il suo governo cadranno perché sconfitti.

Lo Scenario 2, «l’Ucraina vince», è attualmente il meno probabile. Perché si verifichi questa ipotesi, Kiev dovrà aver respinto la Russia da tutti i suoi territori riconosciuti a livello internazionale, grazie all’uso di artiglieria, aerei da combattimento e missili a lungo raggio che la NATO avrà fornito loro, insieme al supporto logistico e al coordinamento delle operazioni militari. Ma per il momento, nonostante il parere favorevole di Francia, Regno Unito e Polonia, la resistenza in primis degli Stati Uniti rende questa prospettiva al limite dell’utopia. Lo Speaker della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano Mike Johnson, ha affermato che intende mettere ai voti, forse entro aprile, il famoso provvedimento bloccato al Congresso che destina 60 miliardi di dollari all’Ucraina, 50 dei quali per armi e mezzi militari. Ma al momento, non vi è alcuna certezza in tal senso.

Intanto, la realtà dice che, nonostante i notevoli successi nelle regioni di Kharkiv e Kherson alla fine del 2022, la tanto decantata controffensiva ucraina del 2023 ha incontrato una resistenza russa forte e disciplinata, che ha portato la guerra all’attuale impasse. Parimenti, l’incertezza sul livello di sostegno che i principali sostenitori occidentali di Kiev intendono fornire, sta determinando la sua sconfitta: «Come si fa a combattere con una mano legata dietro la schiena, per mano dei nostri alleati?» si chiedono i generali ucraini.

Questo rende più probabile a oggi lo Scenario 3, quello cioè che prevede un «Accordo tra le parti» mediato dalla comunità internazionale o favorito da altre circostanze sfavorevoli per Mosca. In tale scenario, Russia e Ucraina si vedranno costrette a firmare un cessate il fuoco propedeutico a un conseguente accordo di pace, che riporterà le lancette dell’orologio verosimilmente alle posizioni del 2014: a Mosca la Crimea e una zona cuscinetto nel Donbass, all’Ucraina il mantenimento dell’indipendenza e l’impegno dell’Alleanza atlantica a garantirne la sicurezza.

Ma è forse lo Scenario 4, «Nessun accordo», quello più realistico e al contempo pericoloso: in tal caso, Russia e Ucraina continuano a combattere inseguendo gli stessi obiettivi. Nessuno dei due riesce a sferrare un colpo decisivo, ma neanche promuove o mostra interesse per un accordo con la comunità internazionale.

Questa ipotesi rende incerto non solo il futuro della sicurezza ucraina e russa, ma minaccia direttamente anche la pace europea e globale. Perché significa che la guerra si potrebbe allargare a regioni finora risparmiate dalla guerra, in ordine al tentativo disperato di ambo le parti di capovolgere la situazione: tipico esempio è la Transnistria, lembo di terra protetto dai russi in terra di Moldavia, da cui Mosca potrebbe voler lanciare un’offensiva per conquistare il porto strategico di Odessa e precludere così a Kiev lo sbocco sul mare.

In tale scenario, alcuni Paesi europei potrebbero essere coinvolti e costretti a intervenire direttamente. Si produrrebbe infatti il proverbiale «effetto palla di neve», che senza dubbio travolgerebbe l’intero Est Europa e trascinerebbe in guerra la Moldavia stessa. Il problema è che la Moldavia ha ottenuto lo status di Paese candidato all’adesione all’Ue nel giugno 2022, e un’aggressione al suo territorio costringerebbe – moralmente e politicamente – l’Unione Europea (non invece la NATO, di cui non fa parte) a difenderla. Francia, Polonia, Romania e Moldavia si sono già preparate a tale possibilità. La guerra «è già reale ed è cominciata più di due anni fa», ha detto in proposito il premier polacco Donald Tusk. E così è convinto anche il Regno Unito che, nonostante il divorzio da Bruxelles, intende difendere ogni centimetro d’Europa dalla minaccia russa.

Inutile dire che il Cremlino risponderebbe a un intervento europeo con azioni ostili imprevedibili, anche dentro i confini dell’Unione. Il che di fatto costringerebbe la NATO a ragionare su una possibile discesa in campo. Mosca ha puntato sinora sulla mancanza di volontà dell’Occidente di compiere un simile passo, sulla capacità della sua intelligence di persuadere i singoli Stati a non votare per nuovi rifornimenti di armi a Kiev (anche corrompendo singoli politici), e sul fatto che non basteranno i finanziamenti a lungo termine della NATO, perché in definitiva sono gli uomini a fare la guerra. E quelli ucraini iniziano a scarseggiare.

Ogni scenario qui descritto può in definitiva ancora verificarsi, ma l’unica certezza che abbiamo è che per Kiev il tempo sta per scadere.

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Luciano Tirinnanzi