Economia

Reddito di cittadinanza: il nodo delle coperture

Botta e risposta tra Salvini e Di Maio su come ripartire il 2,4% ricavato dall'innalzamento del rapporto deficit/Pil

Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Non è una questione di lana caprina. Quando il destino di una paio di miliardi di euro è incerto l'intero futuro di un Paese può cambiare. Nello specifico si parla della ripartizione di quei potenziali 16 miliardi di euro che arriverebbero dall'innalzamento (anche questo potenziale e sottoposto al giudizio dell'Europa) del 2,4% del rapporto deficit/Pil per i prossimi 3 anni. 

Come dividere una torta da 16 miliardi

Quel denaro servirebbe a finanziare i rispettivi cavalli di battaglia di Lega e Movimento 5 stelle. Se Salvini e i suoi puntano tutto sulla cancellazione delle legge Fornero, le nuove assunzioni nelle Forze dell'Ordine e la cosiddetta pace fiscale, i pentastellati si giocano onore e credibilità sul tema del reddito di cittadinanza.

A colpi di dichiarazioni a mezzo stampa, però, i due alleati di Governo non sembrano riuscire a far quadrare i conti. Luigi Di Maio, infatti, ha dichiarato senza mezzi termini che dal Def grazie a quel 2,4% in più, per il provvedimento di sostegno al reddito arriveranno 10 miliardi. 

Salvini, però, pare non essere stato informato delle intenzioni dell'altro vice di Conte e stamane, intervistato da Radio Anch'io, ha dichiarato: "Se la matematica non è un'opinione 16 diviso due fa 8 e per il reddito di cittadinanza verranno stanziati 8 miliardi di euro, non 10" e ha poi aggiunto: "Sull'abolizione della Fornero l'investimento varia tra i 7 e gli 8 miliardi a seconda di quanti sceglieranno di andare in pensione nel 2019. Abbiamo scelto di non fare penalizzazioni e di non mettere paletti, come limiti di reddito. La Fornero è stata una legge ingiusta e va abolita".

Di Maio, però, ha confermato durante il question time che i miliardi per la manovra di sostegno al reddito sono 10.

 Il sottosegretario agli Affari regionali Stefano Buffagni, M5S, ha poi stigmatizzato con una battuta i conti di Salvini dicendo: "Era mattino presto e forse si è confuso. Ho qua davanti la tabella delle cifre aggiornata e, d'accordo con i nostri partner di governo, abbiamo stanziato 9 miliardi più uno per il reddito di cittadinanza".ù

Il botta e risposta infinito

Di replica in replica arriva la precisazione del viceministro leghista all'economia Massimo Garavaglia che asserisce: "Dispiace che esponenti degli alleati di governo vadano in giro con tabelle non ufficiali e che sono mere simulazioni. Confermiamo che la quota 100 per le pensioni partirà al massimo entro il mese di febbraio, anche se faremo di tutto per renderla operativa già dal 1 gennaio 2019, e che prevede una spesa di 7 miliardi di euro per il prossimo anno".

Un botta e risposta che prosegue dalla serata di mercoledì tre ottobre quando per primo Salvini ad Ansa ha dichiarato: "Per gli impegni della Lega nel 2019, ci saranno dieci miliardi su un totale di 16 miliardi di risorse. Sette miliardi saranno impegnati per le pensioni con la riforma della Fornero che partirà subito, il che non vuol dire il primo gennaio ma neanche ad aprile. Un miliardo andrà al piano straordinario di assunzione delle forze dell’ordine. E due miliardi saranno impegnati per la Flat tax per le partite Iva".

Pochi minuti dopo invece, la stessa agenzia di stampa, ha battuto le parole di Di Maio che si discostano da quelle dell'alleato leghista: "Nella manovra ci sono dieci miliardi per il reddito di cittadinanza e la pensione di cittadinanza e cinque miliardi per la riforma della Fornero per il 2019. Per il 2020 e il 2021 le risorse per la Fornero saranno pari a 7 miliardi mentre per il reddito di cittadinanza e le pensioni di cittadinanza si resterà su dieci miliardi".

La partita delle coperture, dunque, è tutt'altro che conclusa e la pace armata dei giallo-verdi sembra dover fare i conti con i punti fermi dei rispettivi programmi di governo.

Intanto, però, iniziano a chiarirsi i nodi principali del cosiddetto reddito di cittadinanza.

Come funziona il reddito di cittadinanza

La chiave di volta dell'intero sistema del reddito di cittadinanza - che dovrebbe entrare in vigore a partire da marzo 2019 - ruota intorno a una cifra: 780 euro. Chi percepisce un reddito inferiore a quella cifra vive, di fatto, sotto la soglia di povertà. 

Lo Stato, quindi, s'impegna a erogare a ogni singolo cittadino che lo richieda una quantità di denaro tale da arrivare ai 780 euro pro-capite.

Per avere diritto al reddito di cittadinanza bisogna rispondere a una serie di requisiti che sono ancora, nei dettagli, al vaglio del Governo, ma i contorni del provvedimento si fanno di settimana in settimana più chiari.

Si tratta di una misura che potrebbe riguardare quasi 9 milioni di italiani e per coprire l'operazione servono circa 15 miliardi di euro

Da dove arriverebbero le coperture?

Dieci miliardi sarebbero già stati stanziati nella Nota di aggiornamento al Def (il Documento di Economia e Finanza) che innalza il rapporto deficit/Pil al 2,4% per tre anni (anche se è tutto da vedere visto che l'Europa alla sola idea dell'innalzamento ha fatto un salto sulla sedia).

Per capire da dove arriverebbero gli altri fondi (e se ci saranno le coperture) bisogna attendere l'approvazione della Legge di Bilancio 2019, ma nelle intenzioni del Governo il taglio ai giochi d'azzardo, ai finanziamenti ai giornali, alla pubblica amministrazione e alle spese della politica dovrebbero far saltare fuori le coperture (e anche in questo caso i punti di domanda sono più delle certezze).

Chi ha diritto al reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza è, da sempre, uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 stelle che, già dal 2013, l'ha inserito nel suo manifesto politico. L'idea è quella, da slogan, "Di eliminare la povertà", ma per ottenere una simile utopia la strada è lunga e lastricata di problemi.

Intanto sono stati definiti i parametri da rispettare per aver diritto all'aiuto statale.

Bisogna avere più di 18 anni, essere disoccupati, inoccupati o percepire un reddito da lavoro inferiore alla soglia di povertà stabilità dall'ISTAT (cioè un ISEE che non raggiunga di 8.000 euro l'anno).

Lo stesso discorso vale per chi percepisce una pensione minima inferiore ai 780 euro al mese.

Il reddito di cittadinanza può essere erogato in maniera totale o integrativa. Chi, per esempio, guadagna 500 euro al mese avrebbe diritto a 280 euro al mese di contributi statali.

Chi invece è disoccupato percepirebbe la cifra complessiva. Il reddito è inteso pro-capite. Per questo una famiglia con figli dove entrambi i genitori sono senza lavoro arriverebbe prendere 1.560 euro al mese e così via in maniera proporzionale ai membri del nucleo famigliare.

Il ruolo dei centri per l'impiego

Per poter accedere al servizio, però, bisogna essere iscritti a uno dei centri per l'impiego sul territorio nazionale. Centri che, nel progetto pentastellato, diventano il fulcro dell'intero sistema. Ne andranno costruiti di nuovi, verranno telematizzati e avranno un ruolo fondamentale nel reinserimento nel sistema produttivo di coloro che sono privi di lavoro.

I nuovi centri (per cui è previsto un investimento di qualche miliardo di euro) non cambieranno solo nella forma e nello stile, ma, probabilmente, anche nel nome. Due le ipotesi che vanno per la maggiore: Centri per il lavoro e per l’imprenditore e Jobs Center.

Ogni persona che richiede il reddito di cittadinanza dovrà esservi iscritto e dovrà dimostrare di impiegare almeno due ore al giorno nella ricerca di un lavoro, essere disposto alla formazione professionale e prestare 8 ore settimanali di lavori socialmente utili al Comune di residenza.

Si potranno rifiutare al massimo tre lavori tra quelli proposti dal centro per l'impiego dodiché si perderà il diritto al sussidio statale.

Anche in caso ci si voglia licenziare lo si può fare per un massimo di due volte per anno solare. Il periodo massimo per godere dell'aiuto pubblico è di tre anni prorogabili in casi eccezionali.

Non hanno diritto al reddito di cittadinanza gli stranieri che vivano in Italia da meno di 10 anni e coloro che possiedano beni immobili (a parte la prima casa).

Il nodo dell'erogazione del servizio

Se tutti questi paletti sono stati stabiliti affinché i furbetti non cerchino di utilizzare il contributo statale per evitare di lavorare o, peggio ancora, per arrotondare con il reddito di cittadinanza il guadagno in nero (chi viene beccato finisce in carcere) l'esecutivo sta ancora ragionando sul modo di erogare quel denaro che in realtà non è, visto che si tratta di un ticket di consumo funzionale a far muovere l'economia

Dopo aver escluso, quindi, l'ipotesi di un bonifico diretto si pensano a diverse modalità di utilizzo dei fondi. Una tramite app (in questo modo potrebbero essere pagati gli affitti) e l'altra tramite una sorta di bancomat prepagato che metta a disposizione la cifra cui il cittadino ha diritto.

Non tutte le spese, però, saranno fattibili. Il reddito di cittadinanza, infatti, potrà essere utilizzato solo per beni alimentari e di prima necessità, vestiti, spese mediche e pagamenti di spese e utenze.

Si pensa di mettere dei filtri ai negozi dove è possibile acquistare con il ticket statale, ma le contraddizioni sono ancora parecchie. Come permettere, ad esempio, di comprare in un negozio di elettrodomestici uno scalda-biberon e non un televisore al plasma?

Il reddito è un ticket per gli acquisti

E' un nodo fondamentale questo perché quel che è certo, come detto dal Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, è che se lo Stato mette a disposizione soldi pubblici vuole sapere come questi vengono spesi e quindi ogni spesa deve essere tracciabile.

Il reddito non è un bonifico a fondo perso per il cittadino, ma un ticket acquisti dove il denaro viene reiserito nell'economia reale per farla muovere e produrre a sua volta crescita.

Per questo il sostegno pro-tempore ai lavoratori è solo una delle due facce di una medaglia che, dall'altra parte, prevede massicci investimenti per le imprese e le infrastrutture in maniera tale che la forza lavoro possa essere formata e inserita nel tessuto sociale per produrre crescita.

Sulla carta si tratta di un circolo virtuoso che dovrebbe permettere all'Italia di uscire da una situazione di stagnazione economica per tornare a crescere e quindi il reddito di cittadinanza sarebbe una sorta d'investimento che lo Stato fa ponendo fiducia nei suoi cittadini.

Il Ministro dell'Economia Giovanni Tria, intervistato da Il Sole 24 Ore, ha dichiarato: "Il reddito di cittadinanza dovrà essere un intervento duplice: di sostegno al reddito nei periodi di transizione, in cui si cerca il lavoro, e nello stesso tempo di aiuto all’uscita di sacche di povertà che sono indegne per un paese come l’Italia, la settima potenza industriale del mondo. Dovrà essere contemporaneamente un intervento di stabilizzazione sociale e di politica attiva del lavoro".


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