reddito di cittadinanza
(Ansa)
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Politica

660 mila persone che possono lavorare prendono il reddito di cittadinanza

Il Governo Meloni prepara la stretta partendo da un dato: un terzo di chi oggi lo riceve può lavorare, ma non lo fa

In Italia circa la metà di chi prende il Reddito di cittadinanza potrebbe anzi, dovrebbe lavorare. Per questo motivo il governo Meloni ha deciso di rivedere la misura di contrasto alla povertà dei 5 stelle, limitando dove è necessario la platea dei beneficiari. Infatti la Premier da sempre contraria alla misura è stata chiara da subito e nel suo discorso in Parlamento per la fiducia ha ribadito con forza che il reddito per come è stato pensato: «ha rappresentato una sconfitta per chi era in grado di fare la sua parte per l’Italia».

Una stretta che secondo i dati dell’Anpal riguarderebbe 660.602 percettori del Reddito di Cittadinanza su circa 1.150.152 milioni di famiglie che ne usufruiscono. In questo milione di percettori sono stati individuati 919.916beneficiari indirizzati per il lavoro ma secondo la nota dell’Anpal del 30 giugno 2022 solamente 173mila, ossia uno su cinque pari al 18,8% ha trovato una occupazione. Dati da cui va escluso chi non ha obblighi lavorativi e sono 66.770 soggetti (anziani, disabili e minori), insieme ad altri 19.676 soggetti che sono stati rinviati ai servizi sociali e 172.868 percettori che risultavano già occupati con redditi di basso livello tanto da avere diritto al sussidio.

Tutti i potenzialmente occupabili (660.602) hanno comunque ricevuto il Patto per il lavoro dai centri per l’impiego previsto dalla legge per continuare a percepire ancora il reddito.

Ma nonostante le premesse a preoccupare è che la maggior parte dei percettori che potrebbero lavorare sono individui che hanno un’età, un livello di istruzione ed una esperienza lavorativa che rende difficile il loro ingresso nel mondo del lavoro, come più volte denunciato dai navigator. Risulta infatti che questa platea di oltre mezzo milione di individui il 73% è lontano dal mercato del lavoro da oltre tre anni, il 36% di chi ha trovato un impiego ha avuto una durata di meno tre mesi, il 78,8% ha un basso livello di istruzione con solamente la licenza media come titolo di studio, il 57% sono donne, il 48% hai più di 40 anni e il 10% è straniero. In più un altro dato significativo è che il 75% di queste persone risiede nelle isole o al sud come Campania e Sicilia. Entrambe le regioni hanno la maggiore percentuale di beneficiari, con valori rispettivamente del 25,6% e del 21,6%. Nell’insieme assommano dunque il 47,2% del totale di chi fa ricorso alla misura. Tutte le restanti aree regionali invece esprimono valori al di sotto del 10%.

Alla luce di questi dati sul Reddito di Cittadinanza Matteo Salvini leader della Lega ha proposto di sospendere per sei mesi la misura per finanziare quota 102 che farebbe risparmiare 1 miliardo di euro allo Stato, cifra che permetterebbe il finanziamento di un meccanismo di uscita anticipata dal lavoro a 61 anni, con 41 anni di contributi. La sospensione secondo la proposta di Salvini, vedrebbe coinvolti 900.000 percettori del Reddito di cittadinanza, cioè coloro che sono stati definiti in condizione di lavorare.

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