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Televisione

«Effetto Coronavirus»: com'è cambiata la tv italiana

Gli ascolti, i nuovi "fenomeni", il boom dell'informazione, i campioni delle repliche e il crollo dello sport: i numeri e i fattori che hanno trasformato negli ultimi due mesi i canali generalisti, le pay tv e le piattaforme streaming

Crescita dei consumi di televisione, boom per l'informazione, ascolti di ferro per la fiction italiana e curiosi «fenomeni» mediatici da osservare. L'«effetto Coronavirus» si fa sentire sulla tv, con incrementi mai registrati da quando esiste l'Auditel e veri e propri picchi che in pieno lockdown hanno portato la platea a numeri vertiginosi vicini agli oltre 31 milioni di spettatori. Ma com'è cambiata la tv e come si sono modificati i gusti degli italiani negli ultimi due mesi? Dai talk alle serie tv, dai campioni delle repliche agli eventi indimenticabili, ecco tutto quello che c'è da sapere.

L'«effetto Coronavirus» sulla tv italiana, tutti i numeri

Il combinato disposto di maggior tempo trascorso in casa e massificato di bisogno d'informazione portano a un primo importante dato: la platea complessiva è cresciuta del 20% rispetto a un anno fa, pari a circa 2 milioni di spettatori in più sull'intero giorno con picchi di oltre 31 milioni nella fascia della prima serata. «La platea dell'intero giorno è arrivata a circa 12 milioni e 600 contro i 10 milioni e 500 mila del 2019 ed è possibile analizzare il tempo consumato rispetto ai diversi generei: tg e informazione sono quelli che crescono di più», spiega a Panorama.it Massimo Scaglioni, Professore Ordinario in Storia dei media ed Economia e marketing dei media presso l'Università Cattolica di Milano.

I dati complessi del consumo di tv dal 21 febbraio a oggi non sono tutti uguali e possono essere divisi in tre fasi, con una prima crescita importante, già dall'inizio della pandemia, con il numero di minuti visti che tocca le 5 ore, un'ora in più rispetto alla media. «Il momento più incredibile va dal lockdown, tre settimane nelle quali il consumo cresce in maniera esponenziale toccando dal 22 al 29 marzo picchi mai visti, circa 400 minuti, dunque sopra le sei ore al giorno. Ed è una curva quasi sovrapponibile alla "curva dell'ansia", visto che il consumo di tv ha toccato il picco proprio nelle settimane più difficili», aggiunge Scaglioni.

Con aprile e l'arrivo delle varie festività si è poi ritornati non a uno stato pre-epidemia ma ai livelli di febbraio: la curva dei consumi di tv dunque è scesa ma resta ancora oggi molto sostenuta. «Il consumo si è ridotto e la quota di domanda d'informazione è scesa dopo un iniziale overload. È come se si fosse abbassata la soglia d'ansia e, per esempio, quello che era diventato un "rito" per molti telespettatori, i dati dalla Protezione civile alle 18, ha cominciato a perdere di attenzione», osserva il docente della Cattolica. Nel complesso, dunque, negli ultimi due mesi sono state registrate cifre mai viste con numeri diversificati per fasce di età - 7 ore di consumo tra gli anziani, ad esempio, mentre il tempo trascorso davanti alla tv dai giovani è meno alto ma l'incremento medio è comunque sostenuto – e tutti i dati sono stati raccolti e analizzati nel dettaglio nell'instant book di prossima pubblicazione L'altro virus. Comunicazione e disinformazione al tempo del coronavirus, edito da Vita e pensiero, curato da Massimo Scaglioni e da Marianna Sala di Corecom.

Il boom dei talk e dell'informazione

A godere dell'aumento degli ascolti è in particolare il "comparto" dell'informazione: a spingere in alto lo share dei talk show sono stati sostanzialmente due fattori, il crescente bisogno d'informazione e il maggiore tempo trascorso davanti alla tv. Dopo il boom iniziale, con ascolti in alcuni casi persino triplicati, l'ansia generata da un sovraffollamento d'informazione – il martedì è un caso di studio con #CartaBianca, Fuori dal coro e diMartedì che per tre ore toccano gli stessi argomenti, anche se con chiavi di lettura e toni diametralmente opposti – ha portato a una saturazione che ha spinto il pubblico a cercare altro.

Ascolti e share restano ancora oggi più alti della media, con numeri ottimi per i telegiornali (la gerarchia resta invariata, con il Tg1 che in alcune domeniche tocca persino gli 8/9 milioni, e il Tg5 che registra buoni incrementi), e picchi impressionanti per i Tg3 regionali. Buone performance anche per i talk in access prime time, dalla Palombelli alla Gruber, con un inaspettato recupero del Tg2 Post. «La quota di consumo d'informazione è passata in poche settimane dal 29% al 45% alla fine di marzo, ancora oggi c'è domanda d'informazione molto forte e la tv viene vista come il mezzo più attendibile per trovarla. La crescita maggiore? In particolare al nord», aggiunge il professor Scaglioni.

Gli «eventi mediali» della quarantena

Ci sono poi alcuni momenti televisivi che hanno caratterizzato più di altri la quarantena, registrando numeri clamorosi che solitamente toccano solo le partite della Nazionale o il Festival di Sanremo e così le conferenze stampa del premier Giuseppe Conte e le preghiere di Papa Francesco sono diventati dei veri e propri «eventi mediali». Basti pensare ai discorsi di Conte: quello del 9 marzo, con l'annuncio del lockdown per tutta Italia, è stato seguito solo sul Tg1 (considerata ancora oggi la fonte tv istituzionale per eccellenza) da 10 milioni 780 spettatori, che toccano i 22 milioni con oltre il 70% di share considerando anche le altre reti, mentre quella del 26 aprile in cui ha svelato il piano per la Fase 2, ha toccato solo su Rai 1 i 10,6 milioni di telespettatori.

«Attraverso la tv non solo ci s'informa ma si trova anche un mezzo attraverso cui "ritualizzare la crisi" e vivere momenti di condivisione come la preghiera», osserva ancora Scaglioni. Così le immagini della preghiera solitaria di Papa Francesco, sotto la pioggia in Piazza San Pietro il 27 marzo scorso, è stata seguita da 8,6 milioni solo su Rai 1 (diventati 17 milioni e 400 mila teste sommando gli altri canali). Un numero enorme di contatti, come quelli registrati dalla Via crucis, l'11 aprile, 8 milioni contro i 3,6 del 2019, o ancora gli oltre 4 milioni per il rosario del Pontefice trasmesso su Tv2000 (che in questi due mesi sta registrando ascolti incredibili).

Così le serie tv hanno battuto i film

Un discorso a parte lo meritano le fiction e i film. In cima al podio c'è sempre l'inarrivabile Commissario Montalbano, con un doppio botto per le due puntate inedite (9,4 milioni il 9 marzo e 9,5 milioni il 15 marzo, lontani dal record storico di 11,3 milioni de La giostra degli scambi, nel 2018) e ottimi ascolti per le repliche. Ma la vera rivelazione della stagione, oltre che della pandemia, è senza dubbio Doc-Nelle tue mani, la serie di Rai 1 con Luca Argentero nei panni del medico Andrea Fanti, tratta da una storia vera. Osserva Scaglioni: «I 9 milioni della puntata finale sono davvero numeri clamorosi. La messa in onda ha incrociato il desiderio di rassicurazione del pubblico e una serie a tematica medical non poteva paradossalmente cadere in un momento migliore».

Quanto ai film, pochi i clamorosi successi sulle reti generaliste, a parte la saga di Harry Potter trasmessa da Italia 1 con ascolti vicini ai 5 milioni (dati record per la rete cadetta di Mediaset) e una buona affermazione sul target dei giovani. Ma i dati più interessanti sono quelli delle mini generaliste, da Rai 4 a Iris, capaci di registrare anche il 3-4% di share in prima serata. «Molto si deve alla capacità dei programmisti di azzeccare la scelta giusta pescando bene nel proprio catalogo. Capita così che un film come 3 Days to Kill, con Kevin Costner, su Rai 4 sabato sera è arrivato al 3,8% di share».

La crescita delle piattaforme streaming

Il Coronavirus ha spinto in avanti anche il numero di abbonati (e dunque i conti) delle piattaforme streaming. Tra quelle che hanno beneficiato della quarantena forzata c'è senza dubbio Netflix: nei primi tre mesi del 2020 ha registrato 16 milioni di abbondati in più (contro i 7 delle previsioni), ma non è dato sapere quanti di questi siano in Italia. Ottimi numeri anche per Disney +, 50 milioni di abbonati in cinque mesi, arrivata in Italia il 24 marzo. «I dati precisi non sono stati comunicati, ma possiamo dire che rispetto a queste piattaforme i tempi di consumo sono cresciuti del 39%, sempre in relazione al numero di abbonati», precisa Scaglioni.

Il clamoroso crollo dello sport

Due mesi di stop forzato dello sport a livello globale si sono ripercossi inevitabilmente anche sulla tv, con un impatto clamoroso sui canali sportivi. Il caso più evidente è quello di Sky Sport, che pur avendo fatto un triplo carpiato per tenere accesso il canale con news e informazioni aggiornate in ambito sportivo, ha patito lo stop al calcio e alla Formula 1. «Analizzando i dati Auditel dal 1° al 25 aprile, e confrontandoli con il periodo 3-27 aprile 2019, gli ascolti di Sky Sport Uno sono precipitati dell'89% nelle 24 ore e del 95% in prima serata. Il canale di news sportive Sky Sport 24 è invece giù del 70% nelle 24 ore e del 65% in prima serata. Insomma, dati drammatici che da soli spiegano bene la situazione», ha rivelato Claudio Plazzotta su Italia Oggi. Sarà interessante però vedere l'"effetto rimbalzo" sugli ascolti nei prossimi mesi, soprattutto quando tornerà il Campionato di Serie A e i tifosi, stando alle previsioni, rientreranno negli stadi solo da marzo 2021.

I campioni delle repliche e le stakanoviste della diretta

Nel limbo dell'intrattenimento chiuso per lockdown (qualcosa riparte da lunedì 4 maggio, con il ritorno di Maria De Filippi e della Balivo, ad esempio), una menzione speciale la meritano i due «campioni delle repliche»: su Rai 1 vince a mani basse Amadeus, con il suo I soliti ignoti stabilmente vicino ai 6 milioni (battendo puntualmente Striscia la notizia, che invece trasmette puntate inedite), mentre su Canale 5 domina il Paolo Bonolis déjà-vu, con Ciao Darwin sempre intorno ai 5 milioni. Il pubblico, del resto, ha voglia di leggerezza e divertimento.

Da segnalare poi due implacabili stakanoviste della tv. A cominciare da Eleonora Daniele che, al nono mese di gravidanza, affronta tutti i giorni in solitaria due ore e mezza di diretta con il suo Storie Italiane, su Rai 1: da sola in studio, ha concentrato la trasmissione su aggiornamenti, ultime ore e collegamenti dai "luoghi caldi» dell'emergenza. Su Canale 5 domina invece Barbara D'Urso, in onda sei giorni su sette con Pomeriggio 5 e Live-Non è la D'Urso: in totale, la conduttrice sta in video quasi 11 ore a settimana. Un record.

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