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Elezioni Regionali: perché Renzi ora ha (un po') paura

Che succede all'ottimista e vincente segretario del PD? Dice: "il PD sarà ancora il primo partito" ma in molte regioni si respira aria di cambiamento

Che succede a Matteo Renzi? Il vincente, l’ottimista per definizione, l’uomo delle sfide, è diventato prudente? È preoccupato? Vuole mettere le mani avanti? "Alle regionali non farò come D’Alema", spiega lo statista di Rignano sull’Arno (D’Alema dopo la sconfitta alle regionali diede le dimissioni). Non basta: il premier garantisce che "dopo le regionali il PD sarà ancora il primo partito". Un’affermazione impegnativa, visto che fino a pochi giorni fa i sondaggi e i commentatori stimavano che il PD potesse contare sul doppio dei consensi del primo partito di opposizione.

Dove vuole andare a parare, l’astuto Matteo? Ha davvero, per la prima volta, paura? Teme che la sinistra interna gli chieda il conto di un’eventuale sconfitta? Fatto sta che un 4-3 o un 3-4 (si parte da un 5-2 per la sinistra) è considerato da molti, Renzi compreso, un risultato possibile, anzi accettabile. Non male, per un premier descritto come trionfante, di fronte a un'opposizione che dovrebbe essere debole e divisa. Una cosa è certa. In molte regioni italiane, storicamente di centro-sinistra, si respira una strana aria di cambiamento. Vediamole una per una:

Liguria: tra Paita e Pastorino, forse Toti ce la fa

In Liguria, il Governatore uscente del PD lascia fra molte polemiche, sul declino della regione e sul dissesto idrogeologico che provoca drammi e tragedie ogni volta che il maltempo imperversa sulla regione. A peggiorare le cose, la candidata fortemente voluta da Renzi, Raffaella Paita, era - nella giunta che ha governato fino ad oggi – proprio la responsabile della protezione civile e delle infrastrutture, quindi colei che avrebbe dovuto occuparsi di questi problemi. Le primarie da cui è nata la sua candidatura sono state macchiate da polemiche feroci, accuse di compravendita di voti e inquinamento esterno. Insomma un pasticciaccio che ha portato all’abbandono del PD da parte di una figura storica del sindacalismo come Sergio Cofferati, e alla nascita, da lui incoraggiata e sostenuta, di un’altra lista di sinistra, che candida un deputato già del PD anti-renziano, Luca Pastorino, e che raccoglie molti voti di sinistra. Infine vi è la giovane e telegenica candidata del Movimento 5 stelle, Alice Salvatore, che punta a un buon risultato nella terra che è di Beppe Grillo. Il risultato: il candidato azzurro Giovanni Toti, sostenuto da tutto il centro-destra, è testa a testa con la Paita. La candidatura di Toti, nata fra lo scetticismo di molti, potrebbe essere vincente.

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Veneto: Zaia non teme

In Veneto non c’è storia: la scissione in casa leghista, guidata da Flavio Tosi, non ha eroso più che tanto lo zoccolo duro del centro-destra, andando piuttosto a intercettare voti incerti, o addirittura di elettori di sinistra per nulla convinti della rutilante ma inconsistente Alessandra Moretti. La vittoria di Luca Zaia, governatore uscente leghista, è data da tutti per sicura

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Umbria: il possibile ribaltone

L’Umbria è una regione rossa da sempre. Ma anche per colpa di una serie di scandali il monopolio rosso, rappresentato per ora dalla governatrice uscente Catiusca Marini (PD), sembra essere in crisi. Lo scorso anno un giovane candidato di Forza Italia, Andrea Romizi, è diventato sindaco di Perugia, strappando per la prima volta da decenni il capoluogo regionale alla sinistra. Romizi a tutt’oggi risulta essere uno dei sindaci in testa alle classifiche di popolarità in Italia. Alla Regione si candida per il centro-destra l’ex sindaco di Assisi, Claudio Ricci, molto popolare nella sua città, ma anche fuori, anche per l’atteggiamento anticonformista e la sua capacità di rapporto diretto con la gente. Berlusconi è stato in Umbria lunedì e ne è tornato molto soddisfatto: sembrano esserci le condizioni per un ribaltone clamoroso.

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Marche: il bilico

Nelle Marche siamo al paradosso: il governatore uscente del centro-sinistra, Gian Mario Spacca, è il candidato Presidente del centro-destra (tranne Lega e Fratelli d’Italia, che in quella regione non hanno molto peso). È evidente che questo stravolge gli equilibri della politica marchigiana: un pezzo importante di sinistra che accusa i propri ex compagni di avergli impedito di governare, di essere una vecchia burocrazia di partito, e di puntare alla “decrescita”. Insomma, quanto basta perché le Marche, sulle quali finora era scontato sventolasse la bandiera del PD, diventino una regione in bilico.

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Campania: troppi guai per De Luca

In Campania piovono cattive notizie su cattive notizie sul candidato PD De Luca, prima gli impresentabili nella liste, oggi una sentenza della Cassazione che rende per lui del tutto insormontabile l’ostacolo della ineleggibilità per effetto delle legge Severino. Insomma, se i campani votassero per lui potrebbe accadere una delle due seguenti cose: o che si tornasse a votare dopo pochi mesi di commissariamento, oppure che De Luca, nella migliore delle ipotesi per lui, facesse in tempo a nominare un Vice prima di essere fatto decadere. Pare difficile che i Campani, anche gli elettori del PD, abbiano voglia di scegliere questa strada, contro un governatore uscente come Stefano Caldoro che piace a tutti, persino a Renzi, che non perde occasione di lodarlo pubblicamente.

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Puglia: Emiliano il favorito

Poi c’è la Puglia. Qui le speranze del centro-destra sono affidate ad Adriana Poli Bortone, una candidatura di alto livello, per ammissione del suo stesso avversario. Le speranze dei dissidenti di Fitto di danneggiarla con un candidato concorrente si stanno sgonfiando giorno dopo giorno. Dopo tutti i disastri del centro-destra di questi anni, Michele Emiliano, magistrato, sindaco di Bari, segretario regionale del PD, è obbiettivamente favorito. Ma la corsa anche in Puglia si è riaperta.

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Toscana: non c'è storia

Infine, la Toscana. Qui, obbiettivamente, non c’è storia. Neanche il più accanito nemico di Renzi potrebbe sognare di batterlo in casa sua, nella regione rossa per eccellenza. Tutto il formidabile sistema di potere della sinistra qui è scatenato per vincere. Certamente ci riuscirà. Però… la Toscana è l’unica fra le regioni al voto a prevedere il doppio turno. Il sogno di tutti gli avversari, ma proprio tutti, è quello di costringere il PD al ballottaggio. Molto difficile che accada, ma sognare non è peccato.

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