Francesco Canino

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Da ripescati a vincitori assoluti. L’ascesa dei Soul System ha il sapore della favola di Natale (ma per nulla scontata) e certamente i loro regalo, quello più grande, i cinque ragazzi lo hanno spacchettato in anticipo ieri sera, durante la finalissima di X Factor 10, mentre il Forum di Assago li portava in trionfo. Trionfatori annunciati, ma non troppo, Leslie, Samuel, Alberto, Joel e David hanno battuto allo sprint finale Gaia e incassato il contratto con la Sony – che gli consentirà di incidere il loro primo album - portando così in trionfo Alvaro Soler, che da giudice neofita del talent di Sky Uno si aggiudica al primo colpo la vittoria del suo team, nonostante li avesse eliminati agli Home Visit preferendo gli Jarvis. Un successo che sa di riscatto e di perfetta integrazione, quello dei Soul System, visto che quattro di loro sono originari del Ghana e hanno alle spalle storie familiari impastare di sacrifici e mille difficoltà. Ecco cos’hanno raccontato a Panorama.it poche ore fa, dopo una notte insonne passata a festeggiare.

Ragazzi, partiamo dall’inizio. Com’è stato il vostro percorso all’interno di X Factor 10?

Decisamente particolare sin dall’inizio. La gente ci ha apprezzato già ai casting, ma noi non pensavamo di arrivare fino a questo punto. Agli Home Visit, quando siamo stati ripescati, ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: “O arriviamo in finale o questa cosa non la facciamo”. Così nel loft abbiamo lavorato come dei pazzi e lottato fino alla fine per ottenere questo risultato.

Un regalo di Natale agli Jarvis vi tocca mandarlo: in fondo se non si fossero ritirati, non sareste nemmeno entrati in gara.

(ridono) In effetti è così. Per questo gli manderemo un panettone e magari ce lo mangeremo tutti assieme a Natale. Il resto però ce lo siamo sudati da soli: siamo stati sia fortunati che bravi.

Da ripescati a vincitori. Bel salto no?  

Quando siamo entrati eravamo una band da sagra, ci mancava il lato discografico. È stato un percorso lungo e sofferto il nostro: provavamo anche undici ore al giorno, siamo arrivati a rifare una canzone sessanta volte, ma ne è valsa la pena. Sentivamo il peso della fortuna, sapevamo di dover dimostrare qualcosa in più degli altri.

La vostra è anche una vittoria simbolica visto che quattro di voi sono di origini ghanesi, ma di nazionalità italiana. Mi raccontate un po’ la vostra storia?

I nostri genitori sono arrivati in Italia dall’Africa all’inizio degli anni ’80. Hanno fatto di tutto, dalla raccolta dei pomodori e delle olive alle pulizie, hanno faticato tanto e sono arrivati a diventare operai. Con uno stipendio più importante hanno potuto mettere su famiglia ed è iniziato il loro riscatto sociale: con il nostro sogno cerchiamo di ripagare i loro sacrifici.

Che cosa rappresenta la vostra vittoria a X Factor 10?

Siamo fieri di essere africani e italiani e in fondo siamo così pazzi e imprevedibili perché riusciamo a mixare l’umorismo africano e quello italiano. Abbiamo smosso il sistema, che è il nostro motto, e vorremo lanciare un messaggio di positività attraverso la musica. Speriamo che la nostra vittoria abbia un doppio significato: vogliamo essere un esempio per tutti e dimostrare che col talento e lavorando sodo puoi fare qualcosa di diverso e portare un cambiamento. Speriamo sia un messaggio anche per i nostri fratelli africani. E poi se abbiamo vinto significa che l’Italia è pronta ad aprirsi un po’ di più: se siamo qui è solo grazie agli italiani che ci hanno votato.

Ma quando e come sono nati i Soul System?

Per caso alcuni di noi si sono conosciuti due anni fa, attraverso amici comuni, in uno studio di registrazione a Verona. Eravamo tutti musicisti rodati e abbiamo provato a fare una band: il gruppo è nato ufficialmente a gennaio 2016 e nell’arco di poco tempo abbiamo fatto tantissime serate e rotto le scatole a mezza discografia italiana, anche se nessuno ci ha considerato. Quando siamo stati eliminati da X Factor e ci hanno richiamato eravamo in Sardegna: la scorsa estate abbiamo fatto 40 concerti in 45 giorni.

La famosa gavetta quanto vi è servita?

È stata fondamentale, ti dà la sicurezza che sul palco di è importantissima. Gaia ad esempio non aveva mai fatto serate, noi eravamo sicuramente molto rodati e questo ci ha aiutato ad affrontare la diretta: ci siamo allenati a comunicare col pubblico, ci piace regalare emozioni più che il virtuosismo.

Quando avete intuito che potevate davvero vincere il talent?

Il livello ieri sera era molto alto e forse ha vinto chi ha sbagliato meno: se avessimo suonato male, forse non ci avrebbero votato. Abbiamo realizzato davvero solo quando Alessandro Cattelan ha detto il nostro nome: ci eravamo ripromessi di non piangere ma non ce l’abbiamo fatta.

Che cos’è il talento per voi?

Il talento è un dono ma il successo arriva solo col lavoro, come ci hanno ripetuto spesso in queste settimane. Per arrivare ad un livello alto sappiamo di dover faticare molto. Ora ci riposeremo un po’, poi inizieremo subito a lavorare sul disco e vorremmo duettare con degli artisti italiani, provando a fare qualcosa di nuovo: ci piacerebbe cantare non solo in inglese ma anche in italiano.

Collaborazione in vista con Alvaro Soler? Di sicuro aprirete i suoi concerti, come ha annunciato lui stesso in diretta.

Dal bar del lago ai concerti di Soler…chi lo avrebbe mai immaginato? Il suo annuncio è stata una bella sorpresa: per ora non c’è nulla di pronto ma vorremmo collaborare con lui anche per alcuni pezzi. Prima del lato artistico c’è quello umano e Alvaro è davvero una bella persona. 

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