Il National Institute for Communicable Diseases sudafricano ha diffuso oggi un comunicato dove si dichiara che “il virus isolato sui pazienti a bordo della nave da crociera MV Hondius, attualmente al largo delle Canarie, è un Andes virus, (cioè “il ceppo delle Ande”, ndr) di cui si conosce da anni la capacità di provocare infezioni a contagio interumano per via respiratoria”. Si conferma dunque, purtroppo, la capacità del virus di trasmettersi da persona a persona. Intanto la nave arriverà sabato a Tenerife, e lì si provvederà a dare assistenza ai passeggeri, facendoli sbarcare: mentre si è già provveduto a portare avanti l’evacuazione dalla nave di due membri dell’equipaggio malati, trasferiti in ospedali specializzati europei. Secondo il quotidiano Bild, anche una cittadina tedesca risultata positiva verrà presto trasferita a Düsseldorf per le cure del caso, mentre anche il medico di bordo sarebbe in condizioni molto gravi. Gli hantavirus costituiscono una famiglia nota da decenni alla virologia. Sono virus a RNA appartenenti alla famiglia Hantaviridae e vengono trasmessi all’uomo soprattutto attraverso l’inalazione di aerosol contaminati da urine, saliva o feci di roditori infetti. La letteratura scientifica internazionale descrive da tempo un dato fondamentale: nella maggior parte dei casi si tratta di infezioni zoonotiche, cioè acquisite dall’ambiente e non attraverso catene di trasmissione sostenute tra esseri umani. Le manifestazioni cliniche variano secondo il ceppo virale e l’area geografica. In Europa e Asia prevale la febbre emorragica con sindrome renale; nelle Americhe è più nota la sindrome polmonare da hantavirus, caratterizzata da insufficienza respiratoria acuta, edema polmonare e possibile rapido peggioramento clinico. Proprio questa seconda forma è quella richiamata nelle cronache delle ultime ore.
l ceppo Andes e il punto più delicato: la trasmissione da persona a persona
L’Andes virus (per il quale non esistono al momento cure -se non quelle sintomatiche. né vaccini) è stato identificato negli anni Novanta in Argentina e Cile. È uno dei pochi hantavirus per cui la letteratura internazionale ha documentato episodi di trasmissione da persona a persona, generalmente in contesti di contatto stretto, prolungato e ravvicinato. Uno degli studi più citati è quello relativo al focolaio verificatosi nella provincia di Chubut tra il 2018 e il 2019. L’indagine epidemiologica, pubblicata su The New England Journal of Medicine, ricostruì una catena di trasmissione compatibile con contagio interumano, con cluster familiari e contatti ravvicinati. L’eccezione Andes non modifica la regola generale, ma impone cautela ogni volta che un cluster compare in ambienti confinati, con persone che condividono spazi, cabine, sistemi di ventilazione e contatti ravvicinati. È proprio questo l’elemento che rende una nave un setting epidemiologico peculiare. Gli ambienti chiusi, la convivenza prolungata, i tempi di esposizione e la complessità della ricostruzione dei contatti rendono più difficile distinguere con precisione l’origine primaria del contagio. La domanda scientifica infatti non è semplicemente “c’è stato contagio umano?”, ma piuttosto: l’esposizione iniziale è avvenuta da una fonte ambientale comune, oppure si è innescata una successiva trasmissione interumana? Finora, le informazioni disponibili non consentono conclusioni definitive. Servono sequenziamento, tracciamento dei contatti, ricostruzione temporale delle esposizioni, analisi clinico-epidemiologiche dettagliate. C’è preoccupazione anche perché il passeggero di Johannesburg avrebbe viaggiato su un volo di linea dopo aver contratto il virus, venendo quindi a contatto con passeggeri al di fuori della nave da crociera. Questo rende tutto più complicato, in quanto c’è la necessità di tracciare tutti i contatti e avviare periodi di quarantena.
Perché questo episodio parla soprattutto di sorveglianza globale
Il caso della MV Hondius non indica, allo stato delle conoscenze, un’emergenza sanitaria generalizzata per la popolazione europea. Ma racconta con precisione quanto sia cambiata la geografia delle malattie infettive. “In merito ai casi di Hantavirus segnalati su una nave da crociera” osserva Enrico Di Rosa, presidente della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica “è utile ricordare che il virus si trasmette soprattutto attraverso il contatto con roditori infetti o con i loro escrementi. Le infezioni possono provocare sindromi anche gravi, ma restano eventi rari nei Paesi europei. Al momento non vi sono motivi di particolare preoccupazione per la popolazione generale: la trasmissione interumana è estremamente rara. Tuttavia episodi come questo ricordano quanto sia essenziale mantenere alta la vigilanza sanitaria”. È probabilmente il punto più importante: le malattie emergenti oggi non viaggiano soltanto lungo i tradizionali corridoi ecologici. Viaggiano con la mobilità globale: turismo internazionale, crociere, catene logistiche, traffico aereo, trasferimenti rapidi tra continenti. Il problema non è l’inevitabilità di nuovi agenti patogeni, ma la velocità con cui possono comparire in contesti inattesi. La risposta, come sottolinea ancora Di Rosa, passa da sistemi di sorveglianza sanitaria efficaci, diagnosi precoce, cooperazione internazionale e scambio tempestivo di dati scientifici.
