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Iran: Trump sospende Project Freedom e Israele prepara nuovi raid

Iran: Trump sospende Project Freedom e Israele prepara nuovi raid

Gli Stati Uniti congelano temporaneamente l’operazione navale nello Stretto di Hormuz ma mantengono il blocco contro i porti iraniani. Intanto Israele valuta nuovi attacchi su obiettivi strategici di Teheran mentre si moltiplicano le iniziative diplomatiche tra Washington, Cina e Paesi del Golfo.

La scosa notte Donald Trump ha annunciato di aver dato il via libera a una pausa temporanea dell’operazione americana denominata «Project Freedom», il dispositivo creato per accompagnare le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz. Il presidente statunitense ha parlato di «progressi significativi» nei contatti con Teheran, spiegando che Washington valuterà se procedere verso un’intesa definitiva. Allo stesso tempo ha precisato che il blocco americano nei confronti dei porti iraniani resterà comunque operativo. Poco prima, gli Emirati Arabi Uniti avevano comunicato di aver neutralizzato nuovi attacchi attribuiti all’Iran. L’episodio è avvenuto poche ore dopo un briefing al Pentagono durante il quale il capo degli Stati Maggiori Riuniti, generale Dan Caine, aveva sostenuto che le iniziative militari iraniane non giustificassero una riapertura del conflitto. Teheran ha respinto ogni accusa relativa ad azioni contro gli Emirati, avvertendo però che qualsiasi attacco condotto dal territorio emiratino contro interessi iraniani provocherebbe una risposta durissima. Da parte americana si è cercato di ridimensionare gli ultimi incidenti, compresi gli attacchi iraniani contro unità navali statunitensi e altre imbarcazioni nello Stretto di Hormuz e nelle acque dei Paesi vicini all’Iran. Episodi che hanno comunque messo sotto pressione il cessate il fuoco in vigore ormai da circa un mese. Il segretario di Stato Marco Rubio ha invitato Teheran a «compiere una scelta ragionevole» tornando al tavolo delle trattative.

Diplomazia al lavoro

Martedì anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha avuto un colloquio telefonico, con il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohamed bin Zayed, dopo l’ultima serie di attacchi iraniani contro il Paese del Golfo. Secondo quanto riferito mercoledì dall’agenzia ufficiale emiratina WAM, il leader degli Emirati ha ricevuto telefonate pure dal sovrano giordano e dal premier della regione autonoma del Kurdistan iracheno. In questo contesto stanno emergendo nuovi tentativi diplomatici. Fonti vicine ai negoziati sostengono che il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi, durante un confronto telefonico con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, abbia manifestato la disponibilità di Baghdad a favorire un canale di dialogo tra Washington e Teheran. Continuano inoltre contatti multilaterali. Il ministro degli Esteri pachistano Ishaq Dar ha confermato l’esistenza di consultazioni finalizzate a raggiungere un accordo «utile per entrambe le parti». Intanto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi dovrebbe recarsi a Pechino per incontrare il collega cinese Wang Yi, mossa che conferma il coinvolgimento del canale asiatico nel tentativo di alleggerire la pressione occidentale e riaprire il negoziato. Sul piano internazionale, Trump ha dichiarato che la crisi iraniana sarà uno dei temi centrali del vertice con il presidente cinese Xi Jinping previsto a Pechino il 14 e 15 maggio. L’incontro, già rinviato nei mesi scorsi a causa dell’escalation militare, si terrà in un contesto di forte instabilità geopolitica con inevitabili conseguenze anche sui mercati mondiali. Intervenendo alla Casa Bianca, il presidente americano ha cercato di attenuare le tensioni con Pechino, definendo Xi «molto rispettoso» e sostenendo che la Cina «non sta sfidando» gli Stati Uniti, pur restando tra i maggiori acquirenti di petrolio iraniano.

Israele spinge per nuovi attacchi

Nel frattempo, secondo quanto riferito lunedì da Galei Zahal, la Radio dell’Esercito israeliano, l’apparato della difesa di Israele starebbe spingendo per una ripresa delle operazioni militari contro l’Iran. Diverse fonti sostengono che alcuni dirigenti della sicurezza ritengano necessari nuovi raid, convinti che un incremento della pressione militare possa modificare l’atteggiamento iraniano nei colloqui in corso. Sempre secondo il rapporto, vari obiettivi individuati da Israele durante l’ultima fase della guerra — tra cui infrastrutture energetiche e impianti petroliferi iraniani — non sarebbero stati colpiti e potrebbero ora tornare nel mirino. Un alto funzionario israeliano ha spiegato che «esiste la possibilità» che nuove operazioni inducano Teheran ad assumere una posizione più flessibile, pur ammettendo che non vi siano garanzie. Lo stesso dirigente ha sottolineato che una nuova offensiva potrebbe aumentare ulteriormente la pressione sull’Iran senza necessariamente costringerlo ad accettare tutte le richieste avanzate da Israele e Stati Uniti. Per quanto riguarda gli sviluppi nel Golfo Persico, fonti della sicurezza ritengono che in questa fase debbano essere soprattutto gli Stati Uniti a gestire l’evoluzione della crisi. Israele, secondo questa impostazione, dovrebbe intervenire solo nel caso di un attacco diretto iraniano contro il proprio territorio.Gli stessi funzionari hanno inoltre evidenziato il recente scoppio di proteste all’interno di un bazar iraniano, interpretandole come il segnale di una pressione economica sempre più pesante su Teheran. «Il blocco sta colpendo duramente l’Iran. Ogni giorno che passa aumenta la pressione, ma non possiamo attendere indefinitamente. Se verrà presa la decisione di rilanciare l’offensiva, dovrà avvenire rapidamente», hanno dichiarato.

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