Vaccino
(Ansa)
Vaccino
Salute

La quarta dose divide anche la scienza

Nel pieno dell'ondata estiva ed imprevista di Covid si ritorna a parlare di quarta dose, tra chi la estenderebbe fin da subito agli over 60 e chi vuole aspettare i nuovi vaccini entro ottobre

Mentre sul tavolo del Ministero della Salute è pronto un piano per l’allargamento della somministrazione della quarta dose di vaccino anti Covid-19 a tutti gli over 60 già dalla prossima settimana - e non quindi solo a ultra ottantenni e fragili com’è previsto adesso- il dibattito sull’opportunità di fare (subito) il secondo booster o meno divide l’intera comunità scientifica. Con tutta l’Europa ritornata in “rosso scuro” nelle mappe del contagio e il numero di contagi che in Italia potrebbe presto arrivare a 200.000 casi al giorno - come già successo in Francia - il dicastero guidato da Roberto Speranza fa i conti con un’adesione alla campagna per la quarta dose che, tra over 80 e fragili, ha raggiunto a stento il 20%: numeri risibili, frutto anche e soprattutto di una comunicazione sanitaria totalmente contraddittoria e lacunare. Proprio oggi, peraltro, la Società Italiana d’Igiene ha diffuso una nota con una fortissima presa di posizione proprio su quello che viene definito “fallimento” della campagna vaccinale inerente la quarta dose, sostenendo come davanti ai numeri dei contagi la strategia del dicastero della Salute rappresenti un forte elemento di debolezza, sia sulla percezione del rischio Covid sia sulla mancanza di coinvolgimento vaccinale delle categorie interessate.

LA POSIZIONE DI EMA E LE OPINIONI PRO-BOOSTER

Nel frattempo, anche l’EMA raccomanda ai Paesi di agire sull’allargamento della platea di individui “eligibili” al secondo booster, e richiama a fare presto, ricordando a tutti noi che, pur essendo le varianti Omicron “altamente trasmissibili, siamo in una posizione molto migliore rispetto alla precedenti ondate” proprio in virtù dell’alta percentuale di persone vaccinate in Europa.

Occorre quindi fin da subito cambiare strategia e intraprendere la strada della vaccinazione massiva su tutti gli over 60, con i vaccini modulati sull’originario Sars-Cov2 di Wuhan, oppure aspettare l’autunno per avere disponibile a tutti –si spera- un prodotto aggiornato alle ultra trasmissibili Omicron?

I pareri sono discordanti: “Secondo me è altamente opportuno consentire il secondo booster, subito anche con i vaccini “vecchi”, a tutta la popolazione sopra i 60 anni di età” afferma il professor Fabrizio Pregliasco, Direttore Sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi e professore presso la sezione di Virologia dell’Università degli Studi di Milano. “Io ne ho 62 e farei la quarta dose anche domani, se potessi. Poi, in autunno, si potrebbe partire con una vaccinazione massiva per tutti: ovviamente aggiornata sulle varianti Omicron e periodica, come si fa con la campagna antinfluenzale che viene riproposta ogni anno. Anzi, dirò di più: sarebbe stato meglio iniziare da subito con la fascia età degli over 60, invece di restringere così tanto il campo e trovarsi peraltro con un’adesione bassissima che ha scontato una comunicazione contraddittoria dell’efficacia del vaccino basato sul ceppo originario”.

SOTTOVALUTAZIONE DEL RISCHIO-COVID

E non ci sarà anche stata una campagna di sottovalutazione del rischio Covid, come appunto richiamato dalla Società Italiana d’Igiene, con le istituzioni sanitarie che prima hanno fortemente spinto sul concetto di “raffreddorizzazione” e quindi di minore pericolosità, e ora si stupiscono del fatto che fragili e over 80 non abbiano completato il ciclo e preferiscano aspettare l‘autunno? Pregliasco non ha dubbi al riguardo: “Sicuramente sì. E’ relativamente vero, per fortuna, che il virus si è un po’ rabbonito, ma non così tanto come speravamo. Questa realtà, unita al fatto che è passato il messaggio che per ora si può stare tranquilli e che tra settembre e ottobre avremo i vaccini aggiornati, ha ingenerato una defaillance e una non-voglia di vaccinarsi da parte degli anziani e persino dei fragili. Niente di più pericoloso ed errato. Anche perché non sappiamo ancora quando esattamente arriverà il nuovo vaccino e soprattutto quando potremo, ciascuno di noi, riceverlo. Potremmo impiegare tre mesi a vaccinare gli anziani, quindi si rischia di arrivare a Natale senza avere la nuova dose. Anche se il vaccino è stato prodotto con l’originale virus di Wuhan come base, protegge molto bene, e proprio in questi giorni è uscito sul British Medical Journal un articolo che ribadisce l’efficacia della quarta dose per gli anziani. Benissimo venga quindi l’allargamento agli over 60”.

OPINIONI DISCORDANTI SUL BOOSTER AGLI OVER 60

Non tutti, però, sono dello stesso parere, soprattutto sull'allargamento della platea sotto gli 80 anni: “Secondo me, e non sono l’unica microbiologa a pensarlo, non ha senso al momento proporre una quarta dose a tutti coloro che hanno più di 60 anni” spiega la professoressa Maria Rita Gismondo, direttore responsabile di Microbiologia clinica, virologia e diagnostica bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano. “Ora come ora il secondo booster trova il suo significato solo nella somministrazione ai fragili di qualsiasi età, quindi anche molto giovani, e agli anziani sopra gli 80 anni, perché la loro età costituisce già di per sé una fragilità importante. Qualsiasi campagna vacicnale si faccia e sia mai stata fatta, va formulata considerando alcuni parametri, soprattutto su quali fasce infetta e su quali crea i danni più gravi come conseguenze. L’analisi dello scenario attuale secondo me non può suggerire una quarta dose proposta a tutti i 60enni, perché sarebbe anche un inutile dispendio di economia sanitaria, senza evidenza di benefici”.

NUOVI VACCINI E STRATEGIE BASATE SULLA STORIA

E’ tutta una questione di strategia. E mentre i nuovi vaccini Pfizer e Moderna aggiornati sulle varianti Omicron sono già nella fase di rolling review presso l’EMA, e considerando l’importanza della posta in gioco, non sarebbe quindi meglio concentrarsi con grande forza sullo spingere i quasi 7 milioni di novax a iniziare il ciclo primario e quell’80% di over 80 e fragili che ancora non l‘hanno fatto a farsi somministrare il booster, anziché pensare ad allargare la platea degli eligibili alla quarta dose?

“Sicuramente sì” spiega letteralmente “dal campo” Bruno Cacopardo, primario di Malattie infettive dell’ospedale Garibaldi Nesima di Catania (uno dei più importanti del Sud Italia) e professore ordinario all’Università della città etnea “E cerco di spiegare in maniera chiara anche i motivi. La storia delle vaccinazioni si fonda, da sempre, su 3 fasi: priming, challenging e boostering. Prima dose che ci fa entrare in contatto con il nemico, seconda che lo “richiama” e stimola il sistema, terza che fortifica la risposta immunitaria. Una quarta dose per tutta la popolazione, o gran parte di essa, non aggiunge nulla all’utilità vaccinale, a meno che non venga cambiato l’antigene. Allargare ora la platea a sessantenni non fragili già vaccinati con tre dosi, somministrando loro, di nuovo, un vaccino costruito sul virus di Wuhan ha poco senso. Mentre è importantissimo convincere al booster tutti i fragili e gli over 80, perché comunque -vista la decadenza della protezione- in questo momento queste persone rischiano grosso”.

I più letti