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Salute

Prof. Beretta: «La quarta dose oggi non serve a niente»

«Non ha senso partire a razzo con la quarta dose di un vaccino ormai obsoleto, quando tra tre mesi sarà disponibile quello contro la variante Omicron. Bisogna aspettare il nuovo vaccino perché questo che abbiamo non serve a niente».

È da poco stata aperta la campagna vaccinale ma sono in molti a pensarla in maniera diversa, tra questi il noto immunologo Alberto Beretta che si dall’inizio si è occupato della pandemia. Infatti dopo il via alla quarta dose per gli over 60 da parte del Ministero della Salute, il mondo accademico ha iniziato ad interrogarsi sull’efficacia del vaccino anti Covid, studiato sul ceppo originale del virus che ormai non esiste più. Inoltre a sollevare ulteriori perplessità è la quarta dose che per Beretta non sarebbe necessaria soprattutto in assenza di dati e con la maggior parte della popolazione immunizzata con tre dosi e l’infezione. Una riflessione postata dall’immunologo anche sui social e censurata dopo poche ore da Fb, forse perché ritenuta no-vax, quando per Beretta era un semplice ragionamento scientifico: «Io sono totalmente a favore dei vaccini, la mia era un riflessione che seguiva una logica scientifica e non una sponda per i no-vax».

Cosa ne pensa di come sta proseguendo la campagna vaccinale?

«È stata una campagna vaccinale controproducente dal punto di vista organizzativo e sul lungo andare potrebbe diventare ancora più complicata, perché non ha senso partire a razzo con la quarta dose con un vaccino ormai obsoleto quando tra tre mesi sarà disponibile quello contro la variante Omicron. Mi chiedo quindi se vale la pena di vaccinare tutte queste persone senza sapere poi come comportarsi in autunno con chi ha fatto la quarta dose a luglio. Questi soggetti dovranno fare anche il terzo booster con la quinta dose del nuovo vaccino ? Io mi chiedo come si potrà decidere senza dati ne conoscenze specifiche, sarà certamente un pasticcio colossale».

Quando andava fatta la quarta dose?

«La quarta dose andava fatta in primavera, adesso è tardi e poi il picco pandemico è passato. Si certo ci sono più ospedalizzazioni come mi dicono anche i colleghi del Sacco, ma sono quasi tutti casi poco gravi e l’età media si è alzata notevolmente ora ci sono persone anche di 85 anni».

Come dovrebbe essere somministrato per lei il vaccino anti Covid nei prossimi mesi?

«Va fatta una dose l’anno ai più giovani e due dosi a partire dai 65 anni e ai fragili. Infatti come riportato da uno studio di “Nature” questa fascia di età comprende persone che hanno grosse difficoltà a creare un nuovo repertorio immunologico, per questo motivo dai 65 anni in giù non è necessario. Nel caso poi si decida di farlo al di sotto della soglia dei 65 anni c’è bisogno di verificare i dati ed il rapporto efficacia-sicurezza. Al momento non abbiamo informazioni ed il problema è che nei giovani tra i 30/40 anni e nelle donne il vaccino è molto reattogenico, quindi spesso è fastidioso e da effetti collaterali, per questo va usato con attenzione e non due volte l’anno. Io personalmente lo sconsiglio perché non ha senso e non serve a niente. Bisogna evitare di rincorrere le ondate pandemiche con ondate di vaccinazioni quando in realtà basta un vaccino l’anno che mantenga in vita la memoria immunitaria che ci difende dalla malattia che può essere curata con i farmaci».

Perché allora si è deciso per la quarta dose?

«Fino a poco tempo fa non sapevamo come funzionavano i vaccini ed il vero problema di fondo è che ci si aspetta ancora che ci proteggano dall’infezione, ma in realtà sappiamo benissimo che sono molto poco efficaci con una durata di 2/3 mesi. In più c’è da considerare che tutti hanno fatto le tre dosi e l’infezione, quindi hanno un’immunità ibrida molto efficace che dura nel tempo e che in caso di reinfezione si sviluppa in forma leggera».

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