reddito di cittadinanza
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Politica

Reddito di cittadinanza: i numeri di un fallimento annunciato

Non é servito per aumentare il numero degli occupati in Italia ma neppure per diminuire il livello di povertà nel nostro paese che, anzi, negli ultimi due anni é cresciuto

Il fallimento di una delle battaglie simbolo del Movimento 5 Stelle utilizzato dai pentastellati x entrare nel cuore degli italiani nel 2018 si riassume tutto nei dati che arrivano da INPS e ISTAT che decretano il de profundis del reddito di cittadinanza così come è stato pensato e costruito.

Il presidente dell'INPS Roberto Tricarico ha infatti reso noto che due terzi dei 3,7 milioni di beneficiari della misura (nel bilancio pubblico questa cifra vale 8 miliardi di euro) pari quindi a 2,4 milioni d'individui, non risulta presente negli archivi Inps degli estratti conto contributivi negli anni 2018 e 2019.

Tradotto questo significa che 2 percettori su tre non solo non hanno trovato lavoro nel periodo di erogazione del reddito, ma proprio non lo hanno cercato. Il motivo è presto detto: intanto solo un milione di beneficiari del Rdc è indirizzabile al lavoro (gli altri sono minori, disabili o con problemi di inclusione) ma il 72% di questo milione ha al massimo la licenza media e quindi il ventaglio di possibilità di sbocchi lavorativi che possono venire offerti è decisamente ridotto.

In secondo luogo bisogna aggiungere la triste constatazione che molti percettori del Rdc che lavorano in nero preferiscono continuare così e cumulare piuttosto che emergere dal sommerso.

Anche, però, se si volesse escludere il tema "lavoro" dal bilancio del biennio di RdC le cose non andrebbero meglio.

ISTAT rivela infatti che nel 2020 le famiglie in condizione di povertà assoluta, cioè non in grado di acquistare un paniere di beni e servizi sufficiente a «uno standard di vita minimamente accettabile» (definizione Istat), sono aumentate da un milione 674 mila a due milioni, il che equivale a un milione di poveri in più: da 4,6 a 5,6 milioni.

Se il RdC da una parte ha permesso a una fetta di popolazione di uscire dal livello di povertà assoluta dall'altro ha creato, però, nuovi poveri alterando la geografia della distribuzione dei meno abbienti dal sud al nord.

Questo perché il criterio di distribizione degli assegni é stato concepito prendendo in considerazione un paniere assoluto e non relativo come nel caso della soglia di povertà. Per intenderci: se un assegno di 551 euro (la cifra del Rdc medio) per una famiglia del sud, a causa del costo della vita, è una ventata di ossigeno, la stessa famiglia che si trovasse a vivere in una grande città del nord con la medesima cifra avrebbe minori benefici.

E infatti dopo due anni di sperimentazione le famiglie in condizioni di povertà assoluta al nord sono passate dal 5.8% al 7.6%.

Il paradosso vuole poi che avendo stabilito che il criterio di erogazione sia basato sul singolo reddito e non sul nucleo famigliare ci si trova nel paradosso assoluto che famiglie numerose e bisognose si trovino escluse dell'assegno mentre altri meno bisognosi (il 36% del totale dei percettori) percepisca il reddito pur non vivendo in condizioni di indigenza.

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