reddito di cittadinanza
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Economia

Altro che linea dura: il Reddito salvato dal Governo farà ancora felici i «furbetti”

Lo stesso Comitato del Ministero del Lavoro afferma che le criticità dentro cui hanno sguazzato i furbi sono rimaste anche con questa versione del RdC. Il «decalage» servirà fino ad un certo punto

«Sostanzialmente si è consolidato e precisato il testo che era uscito dal Consiglio dei ministri. Mi pare che non ci siano grandi novità rispetto alle decisioni che erano state assunte». Altro che linea dura, altro che fine della bella vita per i «furbetti» del Reddito di Cittadinanza. Queste le parole del ministro del Lavoro, Andrea Orlando, a margine della conferenza stampa di oggi sulla presentazione del rapporto del Comitato scientifico dello stesso ministero sul Reddito di cittadinanza. Unica novità sembra infatti essere il tema del decurtazione del reddito percepito che scatterebbe al primo rifiuto del lavoro proposto: "Il decalage partirà dopo la prima domanda di contratto congruo rifiutata". Lo ha affermato il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, a margine di una conferenza stampa sul prosecco al Mipaaf. "Tutto il resto delle disposizioni – conclude il ministro - già previste nella richiesta della legge di Bilancio, come uscito dal Consiglio dei ministri, rimangono inalterate".

Sul tema è intervenuto anche Orlando che ha spiegato come in merito alla verifica delle offerte di lavoro ricevute e rifiutate "ci sarà una normativa di dettaglio che espliciterà le modalità in cui questa effettiva comunicazione si realizzerà". E dunque si va verso un Reddito di cittadinanza che non sarà particolarmente diverso rispetto a quello approvato il 29 ottobre dal Consiglio dei ministri, nonostante le diverse criticità sistemiche evidenziate dal Comitato scientifico del ministero del Lavoro. Chiara Saraceno, Presidente del Comitato, ha infatti sottolineato come questa Manovra non riforma il Rdc ma punta a irrigidire solamente i controlli e le condizioni di accesso. ''Per noi va benissimo aumentare i controlli ex ante, non siamo assolutamente contrari. Quello che però non funziona sono i centri per l'impiego: non sappiamo quante domande di lavoro siano state fatte e quante siano state rifiutate ma sappiamo che sono relativamente poche le persone prese in carico. E da qui dobbiamo partire''. ''E poi – continua- possibilmente collegare la domanda di lavoro ad una adeguata capacità di chi chiede. La denuncia di imprese che non trovano lavoratori sono per lo più per occupazioni molto specializzate che sicuramente non riguardano le competenze dei beneficiari. Se bisogna fare una riforma del Rdc bisogna entrare più nel merito come noi abbiamo cercato di fare soprattutto per quanto riguarda l'occupazione e non solo per le regole di accesso''.

E infatti il Comitato scientifico ha evidenziato cinque criticità. La prima riguarda i criteri di accesso, la seconda i problemi di iniquità che esistono tra i beneficiari, il terzo la diversa valutazione del patrimonio rispetto al reddito e infine l'implementazione al lavoro e all'inclusione sociale. Per quanto riguarda il primo punto Saraceno spiega come con i criteri di adesso vengono sfavorite, nell'ottenimento del Rdc, le famiglie numerose e con minorenni a carico. Ed è proprio in queste realtà che si è evidenziato come siano più forti le situazioni di disagio economico. Altra discrepanza riguarda i minorenni, che attualmente non vengono considerati al pari di un adulto. La scala attuale del Rdc assegna infatti un valore pari allo 0,4 per gli adulti e allo 0,2 per i minori. La relazione del Comitato scientifico presentata oggi propone dunque di equiparare adulti e minori allo 0,4 e di portare il valore massimo a 2,8 (2,9 in caso di componenti con disabilità ) dal 2,1 attuale. Ma non solo perché viene anche ipotizzato di ridurre la soglia di partenza per i nuclei di una persona da 6.000 a 5.400 euro e in caso di decadenza dal diritto al beneficio di un componente della famiglia di prevedere che valga solo per la persona coinvolta e non per l'intero nucleo. Altra distorsione su cui si propone un correttivo sono gli affitti. Anche in questo caso l'idea del Comitato è di "differenziare il contributo per l'affitto in base alla dimensione del nucleo familiare, riducendolo per i nuclei di una sola persona e incrementandolo progressivamente al crescere del numero dei componenti".

Sempre in tema di famiglie la relazione ha affrontato anche l'aspetto degli stranieri. Secondo gli esperti occorre portare il periodo di residenza in Italia richiesto agli immigrati,come condizione per l'accesso al Rdc da 10 a 5 anni. "Un taglio dei tempi il cui costo è contingentato a 300 milioni l'anno. L'intervento infatti interesserebbe circa 68 mila famiglie", spiega Saraceno. Il Comitato ha poi anche proposto di estendere l'attuale incentivo alle imprese che assumono chi percepisce il Rdc anche nel caso di assunzioni con contratto a tempo indeterminato o determinato, purché con orario pieno e di durata almeno annuale. Ma non solo viene anche chiesto di "Sospendere, almeno temporaneamente in attesa che il meccanismo divenga più fluido ed efficiente, il requisito della presenza dell'offerta di lavoro sulla piattaforma", considerando che l'attuale normativa prevede un incentivo economico per le imprese che ne assumono i percettori, ma il suo utilizzo e' stato finora minimo, a causa delle caratteristiche dell'incentivo, previsto solo per assunzioni a tempo indeterminato e con orario pieno e nel caso in cui la disponibilità di posti di lavoro sia stata caricata sulla piattaforma.
Le pensioni
Nella giornata di oggi il ministro Orlando è però intervenuto anche sul tema delle pensioni, spiegando come al momento non ci sia ancora una data di convocazione per un tavolo con i sindacata, ma ci sarà. "Il ragionamento è che tornare al contributivo non significa necessariamente tornare alla legge Fornero così com'era. Lo sforzo che si può fare è di mantenere l'impianto contributivo e costruire elementi di flessibilità che consentano anche di evitare alcune rigidità che nella Fornero sono presenti andando così incontro ad alcune istanze arrivate dal sindacato, non tutte. D'altra parte un tavolo lo si convoca per trovare un punto di convergenza non per recepire proposte che vengono fatte in modo unilaterale", spiega Orlando a margine dalla conferenza stampa della presentazione del rapporto del Comitato scientifico sul Rdc. Le parole del ministro del Lavoro sono però stata subito recepite dai sindacati che non hanno perso tempo, incalzando il governo a decidere una data: "Una buona notizia, ma allora cosa aspetta a farlo?", tuona il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli. "Dopo 10 mesi che sul tema della previdenza si gira a vuoto e nessuna risposta viene data alle richieste sindacali - conclude - ci chiediamo perché questo tavolo finalizzato a una riforma strutturale non venga immediatamente aperto. Dal momento che il ministro non si pronuncia sui tempi dell'avvio del confronto, se l'intento fosse quello di rinviare tutto al prossimo anno si sappia sin d'ora che per noi sarebbe una prospettiva inaccettabile". E infine sempre sul tema pensioni ci potrebbe essere una modifica su "opzione donna". La maggioranza sta infatti spingendo affinché tornino i 58 anni (59 per le lavoratrici autonome) e non 60 (61 per le autonome) per poter andare in pensione.

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