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Politica

Domani il Governo prova a risolvere problemi e ritardi nel Pnrr

Il Cdm pronto a varare un nuovo decreto dato che la situazione oggi non è così rosea come si vuole far credere

La scadenza del 30 giugno si avvicina, e il tempo per raggiungere i “traguardi” intermedi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza stringe. Per questo motivo domani mattina si terrà una riunione del Consiglio dei ministri, che dovrebbe portare all’emanazione di un nuovo decreto legge per facilitare il raggiungimento degli obiettivi fissati entro il termine di metà anno.

Nel primo semestre del 2022, rivela l’ultimo monitoraggio dell’attuazione del Pnrr, effettuato dal servizio studi del Senato e della Camera e aggiornato all’11 aprile, sono previsti dal piano 45 interventi, di cui 15 riforme e 30 investimenti. Per la quasi totalità degli interventi (44) è previsto il conseguimento di “traguardi”, cioè provvedimenti adozione di norme, conclusione di accordi, aggiudicazione di appalti, avvio di sistemi informativi, mentre l’unico “obiettivo” da raggiungere nel periodo riguarda l’assunzione di un determinato numero di addetti nell’ufficio per il processo. E su alcuni punti, a quanto si legge nel documento, il tempo sembra davvero poco e il lavoro da fare non indifferente . Ad esempio, entro il 30 giugno è previsto il traguardo dell’entrata in vigore della legge delega per la riforma del codice dei contratti pubblici: allo stato attuale, il 29 marzo è iniziato alla Camera l’esame del disegno di legge di delega al governo, nel testo approvato dal Senato lo scorso 9 marzo.

E ancora: sulla riforma del quadro di revisione della spesa pubblica (la cosiddetta spending review) il traguardo prevede l’adozione entro il 30 giugno degli obiettivi di risparmio relativi agli anni 2023-2025. Il Def per il 2022 ha stabilito che le amministrazioni centrali dello Stato devono assicurare un risparmio di spesa pari a 800 milioni di euro per il 2023, 1,2 miliardi per il 2024 e 1,5 miliardi per il 2025: entro il 31 maggio dovrà essere emanato un Dpcm per stabilire la ripartizione dei tagli tra i ministeri e le aree di intervento. Per quanto riguarda invece l’introduzione di connessioni internet veloci (banda ultralarga e 5G), il traguardo del Pnrr al 30 giugno prevede l’aggiudicazione di tutti gli appalti pubblici per i progetti riguardanti i cinque interventi in cui è suddiviso l’investimento - Italia a 1 Giga, Italia 5G, Scuola connessa, Sanità connessa e Collegamento isole minori. Al momento, secondo il monitoraggio, lo scorso 15 gennaio è stato pubblicato il bando per 15 lotti geografici del piano Italia a 1 Giga, mentre il 21 marzo sono stati pubblicati da Infratel i due bandi per lo sviluppo delle reti 5G in Italia, per un totale di 3,7 miliardi di euro. E anche sul tema dell’economia circolare, da più parti considerata una priorità, il Pnrr fissa entro il 30 giugno la scadenza per l’entrata in vigore del decreto sull’adozione di una strategia nazionale in materia. Il ministero competente, quello della Transizione ecologica, ha fatto sapere che la consultazione pubblica sulla strategia nazionale si è conclusa lo scorso 30 settembre e che il Mite stesso ha tempo fino al 30 aprile per predisporre il documento conclusivo, che tiene conto dei contributi.

Nel frattempo si moltiplicano le richieste al governo di una riscrittura parziale del Piano, che secondo il presidente del Cnel Tiziano Treu “in questo contesto di difficoltà e di grande incertezza costituisce comunque una grande occasione di ripresa per il nostro Paese”. Tuttavia, “a fronte delle persistenti emergenze economiche e sociali e della crisi mondiale indotta dalla guerra in Ucraina, il Cnel segnala l’urgenza di aggiornare alcuni elementi del Piano, non per indebolirne l’efficacia ma al contrario per rafforzare e accelerare i punti più direttamente investiti dalla crisi". In particolare, l’organismo "ribadisce la necessità di procedere a ulteriori semplificazioni delle procedure pubbliche, specie autorizzative, che ritardano ancora l'attuazione dei programmi del Piano, in particolare ostacolando la piena e veloce attuazione degli investimenti in energie rinnovabili”. Il Cnel ritiene inoltre “indispensabile prevedere le necessarie compensazioni economiche a famiglie e imprese per alleviare il peso degli extra costi conseguenti al rincaro dell'energia come delle altre materie prime”.

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