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Politica

Nel decreto del governo limiti alle Ong e sostegno all'Ilva

Nel decreto approvato dal Consiglio dei Ministri nuove norme, più severe, per le operazioni di soccorso. E sanzioni pesanti, fino al sequestro della nave. Ma novità anche sull'Ilva, con il governo che interviene per far proseguire l'attività

Inserito, poi tolto, poi inserito nuovo. é stato come un viaggio in mare aperto il decreto sulle nuove regole per le Ong presentato ed approvato in serata dal Consiglio dei Ministri. Da giorni le voci sulle novità in tema di sicurezza si erano rincorse, con varie sfaccettature. Poi nel pomeriggio, la voce secondo la quale tutto il tema della sicurezza veniva depennato dall’ordine del giorno del CdM fino al contrordine: si alle norme per le Ong, rinviato invece il tema della baby gang e della violenza sulle donne.

Ecco quindi le novità per le navi che da anni circolano nel Mediterraneo per salvare i migranti partiti per lo più dalla Libia e dalla Tunisia tra mille polemiche, inchieste e bracci di ferro con le autorità arrivate anche a bloccare l’ingresso nei porti nazionali delle barche di queste organizzazioni.

Navi che se fino a ieri agivano indisturbate oggi dovranno seguire un nuovo codice di comportamento ed azione.

- il transito e la sosta nei porti italiani sono garantiti ai soli fini «di assicurare il soccorso e l’assistenza a terra delle persone prese a bordo a tutela della loro incolumità».

- le operazioni di soccorso devono essere «immediatamente comunicate al centro di coordinamento competente nella cui area di responsabilità si svolge l’assistenza e allo Stato di bandiera; inoltre devono essere effettuate nel rispetto delle indicazioni delle predette autorità».

Ci sono poi delle caratteristiche di tipo tecnico-politico per la navi delle Ong che vogliono compiere operazioni di salvataggio in mare. Queste devono:

- avere tutti i requisiti di idoneità tecnico-nautica alla sicurezza della navigazione nelle acque territoriali italiane

- avere avviato con tempestività iniziative volte a richiedere la protezione internazionale.

- avere richiesto alle autorità competenti, durante l’evento, l’immediata assegnazione di un porto di sbarco. Porto che va raggiunto senza ulteriori ritardi

- le navi devono fornire le informazioni richieste per realizzare una ricostruzione dettagliata delle fasi dell’operazione di soccorso effettuata.

- attività di ricerca e soccorso in mare non devono comportare ulteriori situazioni si pericolo a bordo delle navi e non devono impedire di raggiungere tempestivamente il porto di sbarco.

- nel caso di operazioni di soccorso plurime bisogna prima sottostare agli obblighi di notifica alle autorità

Ci sono poi delle sanzioni, pesanti, per comandante ed armatore.

Se si violano le regole «al comandante si applica la sanzione amministrativa da 10 mila a 50 mila euro. La responsabilità si estende all’armatore ed al proprietario della nave. Inoltre si dispone il fermo amministrativo della nave per due mesi; periodo che può arrivare al sequestro della nave in caso di reiterazione della violazione.

Pugno duro, quindi, a colpi di diritto navale. È infatti sempre difficile restringere il campo di azione delle Ong che si appellano all’obbligo del soccorso in mare.

Novità anche per gli ingressi dei migranti. Stando al decreto «è consentito il rilascio del visto di ingresso e del permesso di soggiorno per lavoro alle persone che superano un corso di formazione». Queste persone sono ammesse al corso qualora non siano stati raccolti sul soggetto in questione elementi «ostativi»; nel caso ce ne fossero allora scatterebbe la revoca del visto, la risoluzione del contratto e del permesso di soggiorno.

A Palazzo Chigi poi si è parlato tanto anche di Ilva e del suo futuro produttivo, ed il governo ha ribadito la sua volontà di continuare a sostenere la struttura di taranto (e non solo). Il ministro delle Imprese e Made in Italy Adolfo Urso ha illustrato al Consiglio dei ministri un nuovo accordo tra gli azionisti di Acciaierie d’Italia, ArcelorMittal e Invitalia, che prevede l’impegno dei soci per il rilancio sito produttivo e conseguenti garanzie occupazionali fissando dei target di produzione superiori a quelli conseguiti da ADI nell’ultimo biennio. La riconversione industriale per impianto green e risanamento ambientale con il completamento dell’Autorizzazione Integrata Ambientale nei tempi previsti. Annunciati anche investimenti legati allo sviluppo industriale e al Polo di Taranto, come l’attivazione dei campi eolici “floating”, iniziative di economia circolare tramite il recupero dei sottoprodotti (cementificio), attivazione di impianti di desalinizzazione tramite il recupero delle acque dolci dei fiumi Tara e Sinni, lo sviluppo del porto tramite impianto di degassificazione FSRU galleggiante.

Per realizzare questi obiettivi le parti hanno convenuto di modificare i patti parasociali incidendo su aspetti cruciali come la partecipazione azionaria e la futura governance e determinando gli impegni finanziari dei soci, con rispettivi impegni proporzionali alla quota azionaria.

Urso ha inoltre annunciato che il Mimit ha convocato il Tavolo exIlva in data 19 gennaio con la partecipazione delle forze sociali, sindacati e associazione produttive, rappresentanti degli Enti locali, azionisti pubblici e privati in cui l’azienda illustrerà i piani di sviluppo e gli impegni industriali e occupazionali.

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