Politica

Elezioni politiche 2018, chi sarà il prossimo presidente del consiglio

Ecco i nomi possibili, da Luigi Di Maio a Matteo Salvini, da Giovanni Maria Flick ad Alessandro Pajno

Uomo, dilemma, punto interrogativo

Redazione

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Passato un mese e mezzo dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018, l'Italia è ancora senza governo e senza presidente del consiglio. A nulla sono valsi due giri di consultazioni al Quirinale e ha fallito la sua impresa pure il presidente del Senato, a cui il presidente della Repubblica aveva affidato un incarico esplorativoMaria Elisabetta Alberti Casellati ha certificato la perdurante "diversità di opinioni" tra centrodestra e Movimento 5 Stelle.

Sergio Mattarella si è preso una pausa di riflessione di due giorni per decidere le prossime mosse, restando vigile su eventuali sviluppi di un dialogo tra Luigi Di Maio, il leader del M5S diventato primo partito d'Italia, e Matteo Salvini, segretario della Lega che ha trascinato la coalizione di centrodestra alla maggioranza relativa alla Camera e al Senato. 

Se Di Maio continua a ribadire il suo no a un accordo con tutti i partiti della coalizione di centrodestra (veto a Berlusconi), Salvini dice no a un governo con il Pd. Si fa strada la possibilità di un esecutivo istituzionale. E di un terzo uomo come premier di garanzia, che non sia né Di Maio né Salvini. 

Ecco, sulla base delle indicazioni quotidiane in arrivo dai partiti, dagli osservatori del Quirinale e dalle supposizioni giornalistiche, chi potrebbe diventare il nuovo presidente del Consiglio.

Uno per uno, scorriamo i vari nomi papabili e snocciolati dai vari schieramenti politici. E anche le possibilità ormai cadute.

 


Movimento 5 Stelle

  • Luigi Di Maio. Classe 1986, è il più giovane tra gli attuali aspiranti presidenti del consiglio. Vicepresidente della Camera dei deputati, alfiere pentestellato, è ufficialmente il candidato a premier del Movimento 5 Stelle. Tutti i big grillini, Alessandro Di Battista in testa, gli hanno ceduto il posto. 
    A chi piace. È il volto del Movimento, anche se non è passata inosservata alla base grillina la sua corsa solitaria, non gradita a tutti. 

  • Roberto Fico. Classe 1974, da sempre alter ego di Di Maio salvo bisticci recenti ripianati in vista delle elezioni, grillino delle prime ore, il 24 marzo è stato eletto presidente della Camera dei deputati. 
    A chi piace. Nonostante la carica appena ricevuta di presidente della Camera, c'è chi lo vede bene come premier nel caso di un'intesa di governo tra M5S e Pd

  • Luigi Giampaolino. Classe 1938, magistrato, ex presidente della Corte dei conti che non ha trascurato di bacchettare la "Casta", è compaesano e consigliere di Luigi Di Maio.
    A chi piace. Secondo Il dubbio, il giornale di Piero Sansonetti che fa capo al Consiglio Nazionale Forense, Giampaolino potrebbe essere l'asso nella manica dei 5 Stelle qualora non riuscissero a trovare l'accordo per Di Maio a Palazzo Chigi.

Centrodestra

  • Matteo Salvini. Classe 1973, segretario federale della Lega Nord, deputato ed europarlamentare da euroscettico, è la voce da baritono del centrodestra contro Renzi e contro le politiche migratorie dem. Alle elezioni politiche il suo nome campeggiava sul logo del Caroccio, che recitava "Salvini premier". Dopo il voto è diventato il leader della coalizione di centrodestra.
    A chi piace. Nei patti tra partiti era stabilito che se il centrodestra avesse vinto le elezioni, con la Lega prima della coalizione, Salvini sarebbe stato il prossimo presidente del Consiglio. 

  • Giancarlo Giorgetti. Classe 1966, capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati, vice segretario federale del partito, alla Camera dal 1996, è il "Gianni Letta" del Carroccio. È leghista da sempre, già dall'epoca Bossi, e tra i principali consiglieri economici di Salvini.
    A chi piace. È l'uomo di fiducia di Salvini. Se alla fine prevalesse l'idea di un governo di centrodestra sostenuto dal Pd, servirebbe una guida moderata, diversa dal leader della Lega. Giorgetti sarebbe il nome giusto.

  • Roberto Maroni. Classe 1955, leghista della prima ora, ministro dell'Interno e ministro del Lavoro in quattro governi Berlusconi, è il presidente della Regione Lombardia uscente. 
    A chi piace. Maroni ipotizza un governo di centrodestra appoggiato dal Pd ed esclude che in tal caso Salvini possa essere premier. Maroni si defila ma, se l'ipotesi fosse realtà, potrebbe essere proprio lui la guida moderata adatta.

  • Antonio Tajani. Classe 1953, giornalista datosi alla politica tra i fondatori di Forza Italia, è presidente del Parlamento europeo dal 17 gennaio 2017. Dal 1994 eurodeputato azzurro, è un fedelissimo di Silvio Berlusconi.
    A chi piace. Proprio Berlusconi è tra i più grandi fan di Tajani, anche in vista di un governo delle larghe intese. 

  • Gianni Letta. Sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri nei governi Berlusconi, consigliere di fiducia dell'ex Cav, potrebbe essere il premier giusto per il centrodestra, anche nel caso di un governo di larghe intese.
    A chi piace. Da sempre braccio destro di Berlusconi, è il suo sostenitore principale. Ha anche buoni rapporti col Quirinale e coi "poteri forti". Meno gradito, invece, a Salvini.

  • Niccolò Ghedini. Avvocato storico di Silvio Berlusconi, è sempre più in vista all'interno di Forza Italia. 
    A chi piace. Oltre ad avere gli apprezzamenti del leader di Fi, piace alla Lega.

  • Franco Frattini. Classe 1957, ex pluri-ministro per Dini e per Berlusconi, soprattutto ex ministro degli Esteri, ha alle spalle un vasto curriculum internazionale. Fuoriuscito nel 2012 dal Popolo della Libertà composto da Forza Italia e Alleanza nazionale, è presidente di sezione del Consiglio di Stato.
    A chi piace. A parere di molti Frattini sarebbe il secondo nome gradito a Berlusconi, dopo Tajani, in veste di premier. Potrebbe aver le doti per tenere unito il centrodestra, avendo lasciato un buon ricordo come capo della Farnesina sia presso Frau Merkel che alla Casa Bianca e al Cremlino. 

  • Silvio Berlusconi. Alle elezioni era incandidabile per gli effetti della condanna definitiva nel processo Mediaset e per l'applicazione della legge Severino. La speranza del leader di Forza Italia e dei suoi seguaci è che la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo lo riabiliti presto. 
    A chi piace. Nonostante sia uscito un po' ammaccato dalle elezioni, Berlusconi è una delle figure più carismatiche in grado di riunire attorno a sé il centrodestra. Il suo ritorno in politica ha ricevuto anche l'endorsement del Partito popolare europeo di Angela Merkel.

Il premier del presidente della Repubblica

  • Giovanni Maria Flick. Classe 1940, giurista, già ministro di Grazia e giustizia del governo Prodi I e presidente della Corte costituzionale, nel 2013 si è candidato al Senato con Centro Democratico di Tabacci.
    A chi piace. Come scrive Giuliano Ferrara ne Il Foglio, potrebbe essere il premier di un "governo dei vincitori", figura garante di un'intesa tra centrodestra e Movimento 5 Stelle.

  • Carlo Cottarelli. Classe 1954, economista, commissario straordinario per la Revisione della spesa pubblica nel governo di Enrico Letta, confermato poi da Renzi e quindi promosso al Fondo Monetario Internazionale. È strenuo sostenitore del principio per cui la spesa pubblica italiana vada tagliata. È direttore dell'Osservatorio sui Conti pubblici italiani dell'Università Cattolica di Milano.
    A chi piace. Secondo Il Giornale potrebbe raccogliere consensi trasversali, anche se lui considera l'ipotesi di fare il premier "campata per aria".

  • Alessandro Pajno. Classe 1948, magistrato, Presidente del Consiglio di Stato, è stato capo di gabinetto dei ministri Mattarella (Pubblica Istruzione), Iervolino (Pubblica istruzione) e Ciampi (Bilancio e Tesoro).
    A chi piace. È uomo molto vicino al presidente della Repubblica Mattarella, di cui è stato capo di gabinetto quando era ministro. Piace anche al M5S che nel 2015, quando Pajno era stato indicato per il ruolo di giudice costituzionale, lo giudicò "di alto profilo". Ha buoni rapporti anche con Luca Lotti, braccio destro di Renzi. Secondo La Stampa è il più quotato come premier se 
    Roberto Fico avrà un nuovo incarico esplorativo e dovesse registrare possibilità dialogo tra il suo partito e il Pd.

  • Elisabetta Belloni. Classe 1958, diplomatica, è segretario degli Affari Esteri dal 2016. Ha ricevuto la Legion d'onore francese nel 2007 per il contributo dato alla cooperazione bilaterale, in particolare durante le emergenze del Libano, dello tsunami in Asia e degli scontri in Costa d' Avorio, e nel 2017 è stata nominata Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana.
    A chi piace. Secondo Il fatto quotidiano raccoglie la stima della Lega; nei convegni dei Cinque Stelle ha avuto grande visibilità. È donna, cosa che ne farebbe la prima premier. 

  • Enrico Giovannini. Classe 1957, economista e statistico, ex presidente dell'Istat, è stato Ministro del lavoro del governo di Enrico Letta.
    A chi piace. È molto gradito al Movimento 5 Stelle perché fautore del reddito di inclusione - che un po' somiglia al reddito di cittadinanza tanto caro ai grillini - e studioso del Benessere Equo e Sostenibile (Bes), un indice per valutare il progresso di una società anche a livello sociale e ambientale.

  • Paolo Gentiloni. Classe 1954, ex ministro delle comunicazioni del governo Prodi II ed ex ministro degli esteri del governo Renzi, è il premier in uscita, l'uomo della misura e del giusto equilibrio, il volto docile del Pd che ha raccolto le ceneri renziane dopo il referendum sulla Costituzione. Dal 16 dicembre 2016 premier, è stato il traghettatore della Repubblica che ha pacatamente portato a termine la XVII legislatura.
    A chi piace. Con il suo fare conciliante e aperto al confronto, Gentiloni si è guadagnato le simpatie degli italiani e piace anche nei vertici istituzionali (pure al Colle). Ha ricevuto anche l'endorsement di Macron ("Mi auguro che potremmo continuare il lavoro che abbiamo cominciato"). 

  • Raffaele Cantone. Classe 1963, magistrato, dal 2014 è presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione per mano dell'allora premier Renzi.
    A chi piace. Visti l'ingarbugliato esito elettorale e le resistenze del Pd alle "larghe intese", il Quirinale valuta l'idea di un "governo di scopo", anche di breve durata, che traghetti il Paese a nuove elezioni. Il superprocuratore Cantone potrebbe essere il garante che tutti approverebbero. 

  • Giuliano Amato. Classe 1938, giurista e politico già due volte presidente del Consiglio (dal 1992 al 1993 e dal 2000 al 2001), già ministro del Tesoro e delle Riforme istituzionali, ex socalista, giudice costituzionale dal 2013. Amato potrebbe essere la figura istituzionale di peso a cui potrebbe bussare Mattarella.
    A chi piace. Oltre a piacere al presidente della Repubblica, è gradito a Berlusconi e non così indigesto a Renzi (meglio di Mario Draghi che sembrerebbe l'uomo delle banche). 

  • Gaetano Silvestri. Classe 1944, ex giudice e presidente della Corte costituzionale, presidente della Scuola superiore della magistratura.
    A chi piace. Nel caso di un "governo di tutti", con tutte le forze politiche chiamate a collaborare per fare la legge di bilancio e riscrivere la legge elettorale in senso maggioritario, c'è chi ipotizza un "governo della Consulta", guidato quindi da qualcuno considerato da tutti sopra le parti. Silvestri potrebbe essere il nome giusto.

  • Giuseppe Tesauro. Classe 1942, ex giudice e presidente della Corte costituzionale, presidente di Banca Carige.
    A chi piace. Come Silvestri, nel caso di un "governo della Consulta", il ruolo di premier super partes potrebbe ricadere su di lui.

  • Sabino Cassese. Classe 1935, giudice emerito della Corte costituzionale, ex ministro per la Funzione pubblica nel governo Ciampi, nel 1993-1994.
    A chi piace. Come sopra: anche lui come Silvestri e Tesauro potrebbe essere il prescelto super partes nel caso di un "governo della Consulta".

Chi poteva diventarlo nel Centrosinistra

  • Matteo Renzi. Classe 1975, ex sindaco di Firenze, ex presidente del Consiglio e guida del quarto governo più longevo d'Italia. Ex segretario del Partito Democratico, ha rivendicato con fermezza il suo diritto a essere anche il candidato premier del Pd. Fino alla bruciante sconfitta elettorale. 
    A chi piace. Renzi ha perso l'appeal da nuovo arrivato della politica pronto a cambiare tutto e a portare innovazione. La sua forza d'attrazione è in calo verticale, anche all'interno del suo partito.

  • Carlo Calenda. Classe 1973, ex viceministro dello Sviluppo economico del governo di Enrico Letta, ministro dello Sviluppo economico uscente, nominato nel governo Renzi e riconfermato nel governo Gentiloni, è l'altro volto del centrosinistra che fa sudare freddo Matteo Renzi. Legato a Confindustria, in passato membro di Scelta civica di Monti, si è iscritto al Pd solo dopo la batosta elettorale. Con Renzi non ha nascosto varie divergenze di vedute.
    Figlio dell'economista Fabio Calenda e della regista Cristina Comencini, da bimbetto, a otto anni, ha fatto l'attore nello sceneggiato tv Cuore del nonno Luigi Comencini. 
    A chi piace. Calenda è cresciuto nelle simpatie del Pd nell'ultimo anno grazie alle sue prese di posizione schiette - spesso in contrasto con Renzi - su tematiche economiche come l'Ilva e il canone Rai. Grazie al suo frequente uso di Twitter, manovrato con toni pazienti, si è fatto notare da chi la politica la mastica bene. 

  • Emma Bonino. Classe 1948, la leader radicale si è presentata alle elezioni come l'outsider del centrosinistra. Apparentata al Pd, ha corso con la sua creatura +Europa che è rimasta fuori dal Parlamento. Sulle sue spalle e attraverso la sua voce franca sono passate tante battaglie sui diritti civili in Italia.
    A chi piace. Molti scontenti di Renzi l'avrebbero vista bene come premier. E non sarebbe spiacuita neanche a Berlusconi. Renzi, invece, avrebber preferito affidarle la presidenza del Senato piuttosto che farsi soffiare il posto da presidente del Consiglio.


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