Politica

Elezioni politiche 2018, chi sarà il prossimo presidente del consiglio

Saltata l'ipotesi di governo M5S-Lega, Carlo Cottarelli al Colle per ricevere il nuovo incarico

Carlo Cottarelli

Redazione

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Quando l'Italia sembrava a un soffio dall'avere l'agognato esecutivo e il rispettivo presidente del consiglio, cade l'ipotesi di un governo tra Movimento 5 Stelle e Lega. Giuseppe Conte, il premier proposto dal duo giallo-verde, rinuncia all'incarico dopo avere presentato la sua lista di ministri e dopo il veto del presidente della Repubblica a Paolo Savona come ministro dell'Economia, nome che avrebbe potuto accentuare il nervosismo dei mercati, far impazzire lo spread e mettere in pericolo il Paese. Sergio Mattarella ha controproposto varie soluzioni, tra cui Giancarlo Giorgetti, braccio destro di Matteo Salvini, ma sono state tutte rispedite al mittente. 

Per questo il Quirinale, a quasi tre mesi dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018, ha deciso di dettare la linea. Al Colle è atteso Carlo Cottarelli; la lista dei ministri del governo neutrale è già stata rispolverata.


Quello di Cottarelli era un nome caldo, ventilato in passato, nell'ipotesi di governo del presidente della Repubblica. 
Nel caso di premier di garanzia dal profilo tecnico, infatti, le figure da ricercare sono da ricavare dal mondo della giurisprudenza o da quello economico, in vista delle misure più importati da fare: il Def e una nuova legge elettorale. I più papabili nomi "terzi", oltre a Cottarelli, sono stati Giampiero Massolo, Elisabetta Belloni, Sabino Cassese, Marta Cartabia.


Ecco, sulla base delle indicazioni quotidiane in arrivo dai partiti, dagli osservatori del Quirinale e dalle supposizioni giornalistiche, chi potrebbe diventare il nuovo presidente del Consiglio.

Uno per uno, scorriamo i vari nomi papabili e snocciolati dai vari schieramenti politici. E anche le possibilità ormai cadute.

 

Il premier del presidente della Repubblica

  • Carlo Cottarelli. Classe 1954, economista, commissario straordinario per la Revisione della spesa pubblica nel governo di Enrico Letta, confermato poi da Renzi e quindi promosso al Fondo Monetario Internazionale. È strenuo sostenitore del principio per cui la spesa pubblica italiana vada tagliata. È direttore dell'Osservatorio sui Conti pubblici italiani dell'Università Cattolica di Milano.
    A chi piace. Potrebbe raccogliere consensi trasversali. In passato ha detto di considerare "campata per aria" l'ipotesi di fare il premier. I quasi tre mesi di stallo e crisi post-elettorale lo stanno per smentire.

  • Giampiero Massolo. Classe 1954, presidente di Fincantieri, ambasciatore di lungo corso con grandi conoscenze internazionali, ex capo della segreteria particolare del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (1994).
    A chi piace. Alle spalle anni trascorsi tra la diplomazia e i vari governi del Paese, avrebbe il profilo internazionale giusto per affrontare le sfide europee del nuovo governo.

  • Marta Cartabia. Classe 1963, giudice costituzionale dal 2011, vicepresidente della Corte costituzionale dal 2014, potrebbe essere la prescelta di un governo di tregua indicato da Mattarella.
    A chi piace. Proviene dalla sinistra del mondo cattolico, fu nominata vicepresidente della Corte costituzionale da Napolitano. Essendo costituzionalista, è perfetta nell'ottica della scrittura di una nuova legge elettorale. È molto stimata da Mattarella.

  • Lucrezia Reichlin. Classe 1954, economista romana figlia di due comunisti storici (Alfredo Reichlin e Luciana Castellina), è docente di Economia alla London Business School e direttrice generale alla Ricerca alla Bce. 
    A chi piace. Ha competenze economiche, in vista della legge di Bilancio 2019, e il giusto respiro internazionale per affrontare il cruciale Consiglio europeo di fine giugno.

  • Alessandro Pajno. Classe 1948, magistrato, Presidente del Consiglio di Stato, è stato capo di gabinetto dei ministri Mattarella (Pubblica Istruzione), Iervolino (Pubblica istruzione) e Ciampi (Bilancio e Tesoro).
    A chi piace. È uomo molto vicino al presidente della Repubblica Mattarella, di cui è stato capo di gabinetto quando era ministro. Piace anche al M5S che nel 2015, quando Pajno era stato indicato per il ruolo di giudice costituzionale, lo giudicò "di alto profilo". Ha buoni rapporti anche con Luca Lotti, braccio destro di Renzi. 


  • Elisabetta Belloni. Classe 1958, diplomatica, è segretario degli Affari Esteri dal 2016. Ha ricevuto la Legion d'onore francese nel 2007 per il contributo dato alla cooperazione bilaterale, in particolare durante le emergenze del Libano, dello tsunami in Asia e degli scontri in Costa d' Avorio, e nel 2017 è stata nominata Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana.
    A chi piace. Secondo Il fatto quotidiano raccoglie la stima della Lega; nei convegni dei Cinque Stelle ha avuto grande visibilità. È donna, cosa che ne farebbe la prima premier. 

  • Enrico Giovannini. Classe 1957, economista e statistico, ex presidente dell'Istat, è stato Ministro del lavoro del governo di Enrico Letta.
    A chi piace. È molto gradito al Movimento 5 Stelle perché fautore del reddito di inclusione - che un po' somiglia al reddito di cittadinanza tanto caro ai grillini - e studioso del Benessere Equo e Sostenibile (Bes), un indice per valutare il progresso di una società anche a livello sociale e ambientale.

  • Paolo Gentiloni. Classe 1954, ex ministro delle comunicazioni del governo Prodi II ed ex ministro degli esteri del governo Renzi, è il premier in uscita, l'uomo della misura e del giusto equilibrio, il volto docile del Pd che ha raccolto le ceneri renziane dopo il referendum sulla Costituzione. Dal 16 dicembre 2016 premier, è stato il traghettatore della Repubblica che ha pacatamente portato a termine la XVII legislatura. 
    A chi piace. Con il suo fare conciliante e aperto al confronto, Gentiloni si è guadagnato le simpatie degli italiani e piace anche nei vertici istituzionali (pure al Colle). Ha ricevuto anche l'endorsement di Macron ("Mi auguro che potremmo continuare il lavoro che abbiamo cominciato"). 

  • Raffaele Cantone. Classe 1963, magistrato, dal 2014 è presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione per mano dell'allora premier Renzi.
    A chi piace. Nel caso di un "governo di scopo", anche di breve durata, che traghetti il Paese a nuove elezioni, il superprocuratore Cantone potrebbe essere il garante che tutti approverebbero. 

  • Gaetano Silvestri. Classe 1944, ex giudice e presidente della Corte costituzionale, presidente della Scuola superiore della magistratura.
    A chi piace. Nel caso di un "governo di tutti", con tutte le forze politiche chiamate a collaborare per fare la legge di bilancio e riscrivere la legge elettorale in senso maggioritario, Silvestri potrebbe essere il nome giusto super partes.

  • Giuseppe Tesauro. Classe 1942, ex giudice e presidente della Corte costituzionale, presidente di Banca Carige.
    A chi piace. Come Silvestri, nel caso di un "governo della Consulta", il ruolo di premier super partes potrebbe ricadere su di lui.

  • Sabino Cassese. Classe 1935, giudice emerito della Corte costituzionale, ex ministro per la Funzione pubblica nel governo Ciampi, nel 1993-1994.
    A chi piace. Come sopra: anche lui come Silvestri e Tesauro potrebbe essere il prescelto super partes nel caso di un "governo della Consulta".

  • Giovanni Maria Flick. Classe 1940, giurista, già ministro di Grazia e giustizia del governo Prodi I e presidente della Corte costituzionale, nel 2013 si è candidato al Senato con Centro Democratico di Tabacci.
    A chi piace. Come scrive Giuliano Ferrara ne Il Foglio, potrebbe essere il premier di un "governo dei vincitori", figura garante di un'intesa tra centrodestra e Movimento 5 Stelle.

  • Giuliano Amato. Classe 1938, giurista e politico già due volte presidente del Consiglio (dal 1992 al 1993 e dal 2000 al 2001), già ministro del Tesoro e delle Riforme istituzionali, ex socalista, giudice costituzionale dal 2013. Amato potrebbe essere la figura istituzionale di peso a cui potrebbe bussare Mattarella.
    A chi piace. Oltre a piacere al presidente della Repubblica, è gradito a Berlusconi e non così indigesto a Renzi (meglio di Mario Draghi che sembrerebbe l'uomo delle banche). 

Movimento 5 Stelle

  • Giuseppe Conte. Classe 1964, giurista e docente di diritto privato, con cattedra a Firenze, è componente del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa e avvocato cassazionista del Foro di Roma.
    A chi piace. Era stato presentato da Di Maio come candidato alla posizione di ministro della pubblica amministrazione in caso di vittoria del M5S. - LE SUE GAFFE

  • Luigi Di Maio. Classe 1986, è il più giovane tra gli attuali aspiranti presidenti del consiglio. Ex vicepresidente della Camera dei deputati, alfiere pentestellato, è ufficialmente il candidato a premier del Movimento 5 Stelle. Tutti i big grillini, Alessandro Di Battista in testa, gli hanno ceduto il posto. 
    A chi piace. È il volto del Movimento, anche se non è passata inosservata alla base grillina la sua corsa solitaria, non gradita a tutti. 

  • Riccardo Fraccaro. Classe 1981, dal 29 marzo è questore della Camera dei deputati. Grillino delle prime ore, nel 2010 ha fondato il Meetup di Trento. È stato eletto alla Camera nel febbraio 2013 e segretario della Camera dei deputati.
    A chi piaceÈ l'uomo di fiducia di Di Maio.

  • Roberto Fico. Classe 1974, da sempre alter ego di Di Maio salvo bisticci recenti ripianati in vista delle elezioni, grillino delle prime ore, il 24 marzo è stato eletto presidente della Camera dei deputati. 
    A chi piace. Nonostante la carica appena ricevuta di presidente della Camera, c'è chi lo vedeva bene come premier nel caso di un'intesa di governo tra M5S e Pd

  • Luigi Giampaolino. Classe 1938, magistrato, ex presidente della Corte dei conti che non ha trascurato di bacchettare la "Casta", è compaesano e consigliere di Luigi Di Maio.
    A chi piace. Secondo Il dubbio, il giornale di Piero Sansonetti che fa capo al Consiglio Nazionale Forense, Giampaolino potrebbe essere l'asso nella manica dei 5 Stelle qualora non riuscissero a trovare l'accordo per Di Maio a Palazzo Chigi.

Lega

  • Matteo Salvini. Classe 1973, segretario federale della Lega Nord, deputato ed europarlamentare da euroscettico, è stata la voce da baritono del centrodestra contro Renzi e contro le politiche migratorie dem. Alle elezioni politiche il suo nome campeggiava sul logo del Caroccio, che recitava "Salvini premier". Dopo il voto è diventato il leader della coalizione di centrodestra.
    A chi piace. Nei patti tra partiti era stabilito che se il centrodestra avesse vinto le elezioni, con la Lega prima della coalizione, Salvini sarebbe stato il prossimo presidente del Consiglio. 

  • Giancarlo Giorgetti. Classe 1966, capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati, vice segretario federale del partito, alla Camera dal 1996, è il "Gianni Letta" del Carroccio. È leghista da sempre, già dall'epoca Bossi, e tra i principali consiglieri economici di Salvini.
    A chi piace. È l'uomo di fiducia di Salvini. Potrebbe essere una guida moderata, diversa dal leader della Lega.

  • Roberto Maroni. Classe 1955, leghista della prima ora, ministro dell'Interno e ministro del Lavoro in quattro governi Berlusconi, è il presidente della Regione Lombardia uscente. 
    A chi piace. C'è stato un tempo in cui Maroni ha ipotizzato un governo di centrodestra appoggiato dal Pd, con un premier moderato diverso da Salvini. In tal caso Maroni stesso poteva essere il nome giusto.

Forza Italia

  • Antonio Tajani. Classe 1953, giornalista datosi alla politica tra i fondatori di Forza Italia, è presidente del Parlamento europeo dal 17 gennaio 2017. Dal 1994 eurodeputato azzurro, è un fedelissimo di Silvio Berlusconi.
    A chi piace. Proprio Berlusconi è tra i più grandi fan di Tajani, anche in vista di un governo delle larghe intese. 

  • Gianni Letta. Sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri nei governi Berlusconi, consigliere di fiducia dell'ex Cav, potrebbe essere il premier giusto per il centrodestra, anche nel caso di un governo di larghe intese.
    A chi piace. Da sempre braccio destro di Berlusconi, è il suo sostenitore principale. Ha anche buoni rapporti col Quirinale e coi "poteri forti". Meno gradito, invece, a Salvini.

  • Niccolò Ghedini. Avvocato storico di Silvio Berlusconi, è sempre più in vista all'interno di Forza Italia. 
    A chi piace. Oltre ad avere gli apprezzamenti del leader di Fi, piace alla Lega.

  • Franco Frattini. Classe 1957, ex pluri-ministro per Dini e per Berlusconi, soprattutto ex ministro degli Esteri, ha alle spalle un vasto curriculum internazionale. Fuoriuscito nel 2012 dal Popolo della Libertà composto da Forza Italia e Alleanza nazionale, è presidente di sezione del Consiglio di Stato.
    A chi piace. A parere di molti Frattini sarebbe il secondo nome gradito a Berlusconi, dopo Tajani, in veste di premier. Potrebbe aver le doti per tenere unito il centrodestra, avendo lasciato un buon ricordo come capo della Farnesina sia presso Frau Merkel che alla Casa Bianca e al Cremlino. 

  • Silvio Berlusconi. Alle elezioni era incandidabile per gli effetti della condanna definitiva nel processo Mediaset e per l'applicazione della legge Severino. Il leader di Forza Italia nel frattempo ha però ottenuto quello che sperava: il Tribunale di Sorveglianaza di Milano ha riabilitato il leader di Forza Italia. 
    A chi piace. Nonostante sia uscito un po' ammaccato dalle elezioni, Berlusconi è una delle figure più carismatiche in grado di riunire attorno a sé il centrodestra. Il suo ritorno in politica ha ricevuto anche l'endorsement del Partito popolare europeo di Angela Merkel.

Chi poteva diventarlo nel Centrosinistra

  • Matteo Renzi. Classe 1975, ex sindaco di Firenze, ex presidente del Consiglio e guida del quarto governo più longevo d'Italia. Ex segretario del Partito Democratico, ha rivendicato con fermezza il suo diritto a essere anche il candidato premier del Pd. Fino alla bruciante sconfitta elettorale. 
    A chi piace. Renzi ha perso l'appeal da nuovo arrivato della politica pronto a cambiare tutto e a portare innovazione. La sua forza d'attrazione è in calo verticale, anche all'interno del suo partito.

  • Carlo Calenda. Classe 1973, ex viceministro dello Sviluppo economico del governo di Enrico Letta, ministro dello Sviluppo economico uscente, nominato nel governo Renzi e riconfermato nel governo Gentiloni, è l'altro volto del centrosinistra che fa sudare freddo Matteo Renzi. Legato a Confindustria, in passato membro di Scelta civica di Monti, si è iscritto al Pd solo dopo la batosta elettorale. Con Renzi non ha nascosto varie divergenze di vedute.
    Figlio dell'economista Fabio Calenda e della regista Cristina Comencini, da bimbetto, a otto anni, ha fatto l'attore nello sceneggiato tv Cuore del nonno Luigi Comencini. 
    A chi piace. Calenda è cresciuto nelle simpatie del Pd nell'ultimo anno grazie alle sue prese di posizione schiette - spesso in contrasto con Renzi - su tematiche economiche come l'Ilva e il canone Rai. Grazie al suo frequente uso di Twitter, manovrato con toni pazienti, si è fatto notare da chi la politica la mastica bene. 

  • Emma Bonino. Classe 1948, la leader radicale si è presentata alle elezioni come l'outsider del centrosinistra. Apparentata al Pd, ha corso con la sua creatura +Europa che è rimasta fuori dal Parlamento. Sulle sue spalle e attraverso la sua voce franca sono passate tante battaglie sui diritti civili in Italia.
    A chi piace. Molti scontenti di Renzi l'avrebbero vista bene come premier. E non sarebbe spiacuita neanche a Berlusconi. Renzi, invece, avrebber preferito affidarle la presidenza del Senato piuttosto che farsi soffiare il posto da presidente del Consiglio.


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