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Chi è Giuseppe Conte, il nuovo presidente del Consiglio

Giurista, professore di diritto privato, un tecnico senza esperienze politiche e amministrative. Dovrà dimostrare di non essere solo un burattino manovrato da Salvini e Di Maio

Ancora una volta un tecnico e non un politico. E così a quasi tre mesi dalle elezioni del 4 marzo, Giuseppe Conte, professore di diritto privato, è l'uomo che dopo dieci giorni di travaglio ha dato vita al nuovo governo targato  M5S-Lega.

Sconosciuto ai più, Conte è nato a Volturara Appulla (Foggia), 54 anni, è sposato e separato, ha un figlio di dieci anni e vive a Roma, dove è titolare di un grande studio legale. Insegna a Firenze diritto privato.

Nel suo curriculum una laurea in Giurisprudenza all'Università di Roma, e titoli sparsi ottenuti in giro per il mondo (Yale, Vienna, Sorbona, New York). Nel 1988 (anno della laurea), era già stato inserito nella commissione di Palazzo Chigi per la riforma del codice civile.

Chi è Giuseppe Conte, possibile premier

Legalità e semplificazione sono le parole d'ordine come rimarcato nel discorso di investitura a ministro ombra dei 5 stelle (aveva dato la sua disponibilità a ministro della Pubblica Amministrazione, deburocratizzazione e meritocrazia immaginato da Luigi Di Maio in campagna elettorale), aperto citando le "specifiche prerogative" affidate dalla Costituzione al presidente della Repubblica nella formazione del governo.

In premessa ricorda il "concetto di etica pubblica", Stefano Rodotà, e l'articolo 54 della Costituzione che indica per chi ha funzioni pubbliche "il dovere di adempierle con disciplina ed onore". Combattere "l'ipertrofia normativa" che "penalizza gli onesti" e chi rispetta "le regole è il primo punto che metteva allora in cima al suo programma, insieme alla necessità di "semplificare al massimo tutti i passaggi burocratici".

Idee molto precise Conte le ha elaborate anche in materia di giustizia amministrativa, raccontate a un convegno sulla giustizia organizzato a inizio 2017 dal Movimento 5 Stelle, nel corso del quale evidenziava, tra l'altro, la necessità di superare un "privilegio del potere esecutivo forse dei tempi andati", quello di designare i componenti del Consiglio di Stato che "più che una riserva dello Stato rischiano di costituire la riserva del governo in carica".

Nel discorso di febbraio 2018 sottolinea la chiamata da parte del Movimento per il ruolo da componente laico del consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, da cui ha dato le dimissioni: "In questi 4 anni di alto incarico non ho ricevuto una telefonata una che contenesse qualche indicazione volta a interferire nel delicato incarico che ho ricoperto".

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