draghi conte
(Ansa)
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Politica

Una crisi di Governo fatta di ripicche ed orgoglio

Oltre alle problematiche politiche serie e gravi, su tutte, l'inaffidabilità del M5S la crisi nasconde anche ragioni private di e tra Conte e Draghi

Per ragioni personali può finire un matrimonio, un’amicizia, una carriera lavorativa. Ma non si è mai vista per ragioni personali una crisi di governo. Eppure questa è l’impressione: un quadro piuttosto triste di incomunicabilità tra esseri umani. Conte, che evidentemente si crede un Cavour redivivo, non ha mai digerito lo smacco di essere stato scalzato da Palazzo Chigi da Supermario. Draghi, da par suo, pare non aver mai digerito la mancata elezione al soglio quirinalizio. Queste sono le basi, tutte sentimentali, che rischiano di far naufragare l’esecutivo. Poi ci sono gli attriti caratteriali, anche questi più attinenti a una puntata di Beautiful, che non a una crisi politica. E una buona dose di ragioni personali è anche quella che ha spinto il premier a salire al Quirinale per dimettersi a passo spedito, quando in realtà non v’era alcun obbligo, vista l’ampia maggioranza incassata. Un gesto inconsueto che a quanto pare, ha provocato irritazioni tra gli arazzi del Colle più alto.

Posto che i cinque stelle sono inaffidabili, posto che i grillini sono brutti e cattivi, perché non può nascere un Draghi Bis senza Conte? In questo caso le ragioni personali si mescolano agli interessi di partito. Per l’esattezza parliamo del partito democratico, lacerato sulle macerie pentastellate, il quale non può accettare un governo a trazione di centrodestra: dovrebbero spiegare ai propri elettori che cannabis e ius scholae finiranno nel cassetto. Per questo i dem, che nel palazzo si muovono come un aringa nel mare, , stanno lavorando disperatamente per traghettare un’altra pattuglia di contiani tra le braccia di Di Maio. Si parla di 30-40 senatori pronti a passare con Giggino. Se l’operazione riesce, Letta potrà andare in giro a dire che Conte è isolato, e che la vera anima dei Cinque Stelle, la “parte buona” del grillismo, è targata Di Maio. In questo scenario, se mercoledì ci fosse un voto, potrebbe seriamente formarsi in parlamento una nuova maggioranza de-giuseppizzata molto ampia. Se aggiungiamo sindaci, governatori, imprenditori, e persino virologi imploranti la prosecuzione del governo, difficilmente Draghi potrebbe far finta di nulla.

Per carità, anche di fronte a numeri solidissimi, Draghi potrebbe impuntarsi ad oltranza e decidere comunque di andarsene contro tutto e tutti, raccontando che i presupposti dell’unità nazionale sono venuti meno, quando in realtà ad essere venuta meno – diciamocelo - è la sua voglia di guidare una barca in tempesta. A quel punto, però, la sua scelta agli occhi del mondo non suonerebbe più come una resa alla politica politicante, ma piuttosto come una fuga. Una fuga poco responsabile e molto sospetta. Come se il premier volesse togliersi di mezzo – anche questo viene sussurrato – perché consapevole che l’autunno economicamente durissimo potrebbe costringerlo a scelte impopolari. Tutte motivazioni legittime ma, per l’appunto, poco attinenti con il superiore interesse del paese. Quell’interesse del paese che peraltro viene sventolato da tutti al fine di evitare le elezioni.

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