A Venezia Adagio: Sollima serve il suo poliziesco in una Roma di fuoco
Pierfrancesco Favino nel film "Adagio" (Credits: Biennale di Venezia)
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A Venezia Adagio: Sollima serve il suo poliziesco in una Roma di fuoco

Terzo italiano in concorso, tra uomini dell'ordine passati al disordine e vecchi criminali della Banda della Magliana, un film di genere che funziona. Ma che probabilmente resterà senza premi. «Con un messaggio:», dice Pierfrancesco Favino, «la colpa dei padri non ricade sui figli, vivaddio»

Stefano Sollima fa quello che sa fare, e lo sa fare bene. Porta in concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2023Adagio, un poliziesco di fuoco, notti e luci, con le tensioni visive ed emotive che l’hanno condotto al successo internazionale e a lavorare con Benicio del Toro e Michael B. Jordan, dall’esordio potente con ACAB - All Cops Are Bastards agli intrighi sotterranei di Suburra fino ai film oltreoceano Soldado e Senza rimorso, con in mezzo le serie tv della consacrazione, Romanzo criminale - La serie e Gomorra - La serie.
Terzo dei sei film italiani in concorso a svelarsi, dopo Comandante di Edoardo De Angelis e Finalmente l’alba di Saverio Costanzo, Adagio chiude la trilogia del crimine di Sollima ambientata a Roma. Potrà ambire a qualche premio, dal Leone d’oro in giù? Probabilmente no, ma è un film di genere solido che funziona.

Stefano Sollima a Venezia sul red carpet, 2 settembre 2023 (Foto Ansa/Ettore Ferrari)

Roma di notte è una fotografia buia di strade, fari e lampioni, e all’orizzonte il bagliore arancione di incendi alle porte. Blackout di manciate di minuti sono ormai la normalità. In questa oscurità accattivante il giovane Manuel, «il cucciolo», interpretato da Gianmarco Franchini che ha occhi di speranza, si intrufola in una festa tra ragazzi danzanti e piste di coca. In realtà è lì perché vittima di un ricatto in cui si confondono le divise di buoni e cattivi. In un crescendo di toni minacciosi, colpi sparati e sangue, riecco ex componenti della Banda della Magliana ormai alle deriva, uno cieco, uno malato terminale, l’altro demente, e uomini dell’ordine passati al disordine. Con un Pierfrancesco Favino calvo e ricurvo irriconoscibile finché non parla. E con Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Adriano Giannini e Francesco Di Leva. In battaglia. Ma con uno spiraglio di luce nella tenebra di caldo torrido: la nuova generazione.

«Secondo me Stefano (Sollima, ndr) è un regista punk», dice Favino, al terzo film con Sollima e a Venezia protagonista anche di Comandante. «Nel suo cinema non esiste Dio, non c’è mai redenzione, i suoi personaggi sono come falene impazzite. Non credo che racconti storie di bene o di male, ma di uomini che hanno cose da fare. In Adagio c’è anche un messaggio: la colpa dei padri non ricade sui figli, vivaddio, perché i figli hanno la loro testa».

Da sinistra: Valerio Mastandrea, Adriano Giannini, Toni Servillo e Pierfrancesco Favino a Venezia per "Adagio" (Foto: Ansa/Claudio Onorati)

Come titolo vuole, il film si rivela a ritmo quasi andante che poi si fa più sostenuto. Con un finale che, sebbene Favino lo neghi, sa un po’ di redenzione. Ecco che i malviventi finalmente combattono la battaglia giusta.
«Gli incendi e i blackout del film possono sembrare elementi distopici e invece non lo sono. Sono funzionali alla drammaturgia e in fondo fanno parte della città», ha detto Sollima che è anche autore della sceneggiatura insieme a Stefano Bises. «Adagio è un omaggio a Roma, volevo tornare a raccontare la mia città, ovviamente trasfigurandola».

Seppur tornino riferimenti alla Banda della Magliana, ormai in decadenza, non c’è nessun legame diretto con Romanzo criminale - La serie, che racconta i fulgori del gruppo criminale. E ci sono anche citazioni di altri film che però citazioni non sono (la ripresa sui passi del vecchio Daytona di Servillo ricorda quella de I soliti sospetti su Kevin Spacey): «Le citazioni non esistono», spiega Sollima. «Ogni artista trasferisce le sue esperienze nelle sue opere e capitano quindi rimandi ad altri film: il richiamo a I soliti sospetti me l’hanno fatto notare dopo, se me ne fossi accorto non l’avrei fatto».

Adagio uscirà al cinema il 14 dicembre con Vision Distribution.

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Simona Santoni

Giornalista marchigiana, da oltre un decennio a Milano, dal 2005 collaboro per Panorama.it, oltre che per altri siti di testate Mondadori. Appassionata di cinema, il mio ordine del giorno sono recensioni, trailer, anteprime e festival cinematografici.

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