sci natale covid
(Getty Images)
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Economia

Impianti sciistici: un business da diversi miliardi l'anno

Se fosse confermata la chiusura almeno fino alla fine delle festività natalizie si genererebbero perdite del 60% del fatturato che considera l'intero indotto vacanziero

Niente sci a Natale, non ce lo possiamo permettere. Allentare i cordoni della sicurezza proprio ora in occasione del le feste e relative vacanze sarebbe commettere lo stesso errore compiuto a Ferragosto quando discoteche aperte, feste in piazza e assembramenti in spiaggia hanno invertito la parabola discendente della pandemia facendo da prologo alla seconda ondata.

Per questo, secondo il Governo, sarebbe irresponsabile riaprire le piste da sci e gli impianti di risalita incentivando gli italiani a scegliere di passare le festività sulla neve invece che a casa con il rischio di assembramenti e l'elevata possibilità che si scateni la terza ondata.

Vero è anche che, se non si raggiunge un'intesa europea circa la politica da tenere sul tema, ha poco senso non permettere agli oltre 1500 impianti di risalita che ci sono in Italia e che ruotano intorno a 400 piste di riaprire. Svizzera, Francia, Germania, Austria e Slovenia diventerebbero la meta fin troppo facile da raggiungere per gli amanti dello sci con il risultato di non contenere il virus e nello stesso tempo mettere in ginocchio un settore che genera un fatturato annuo di circa 7 miliardi dando lavoro a più o meno 120.000 persone tra occupazione diretta e indotto.

I numeri dello sci

A fornire un po' di numeri è il Sole24Ore attraverso le parole di Valeria Ghezzi Presidente dell'Anef (Associazione nazionale aziende esercenti funiviari) che sottolinea: "Mantenendo gli impianti e le piste chiusi anche nel periodo natalizio lasciamo a casa 120mila persone (15mila quelle che lavorano direttamente nel settore, più l'indotto). Si tratta soprattutto di stagionali senza tutele".

Tra le ipotesi infatti, ci sarebbe anche quella di riaprire le piste a fine gennaio, ma si tratta di una soluzione che non impedirebbe il tracollo di un settore che vive solo per pochi mesi l'anno.

Da pochi giorni, inoltre, sono iniziate le operazioni per sparare neve artificiale per un valore di 100 milioni di euro. Del resto senza una data di riapertura stabilita e con la possibilità che le cose cambino dall'oggi al domani era fondamentale farsi trovare pronti sebbene quella neve potrebbe andare sprecata.

I conti

"Di solito – spiega il Presidente Anef - per noi Natale vale un terzo della stagione. Dopo Natale non avremo gli stranieri. La perdita del fatturato sarà dal 50 al 70 per cento. Se si aprisse a Natale, andremmo comunque intorno a perdite del 40%, in quanto quest'anno la situazione è ormai compromessa, ma potremmo tutelare i nostri dipendenti, i nostri lavoratori e la filiera".

Una filiera che include albergatori, ristoratori, aziende che si occupano di manutenzione e lavori edili, ditte di noleggio, organizzazione di eventi, intrattenimento per bambini e molto altro per un fatturato complessivo di 10 miliardi di euro. La maggior parte dei lavoratori del settore, inoltre, non hanno un contratto fisso (solo 5.000 su un totale di 14.000) e quindi determineranno l'innalzamento del livello di disoccupazione nazionale.

Cercando l'intesa per la sicurezza

Che la sicurezza sia al primo posto è comunque una priorità di tutti: "Nessuno vuole andare a sciare quando ci sono pronto soccorso in affanno – ammette Ghezzi - ma se decidi di riaprire lo shopping sotto Natale, allora si possono anche riaprire le piste da sci, chiaramente in sicurezza".

Per questo province e regioni interessate si sono riunite per stilare un protocollo di sicurezza rispettando il quale si potrebbe tornare a sciare già a Natale. La proposta sarebbe quella di riaprire gli impianti di sci nelle zone gialle e arancioni adottando precauzioni quali la limitazione del numero di presenze giornaliere con un tetto di vendita degli skipass; prevendite online; riduzione della capienza di cabinovie e funivie al 50 per cento (ma non nelle seggiovie), con obbligo di mascherina; distanziamento interpersonale di un metro in tutte le fasi precedenti il trasporto.

Il problema reale, nel caso dello sci, non è infatti quello degli assembramenti nella fase di esecuzione della disciplina dato che si tratta di uno sport che si pratica soli, ma delle lunghe file che si creano nel periodo natalizio in montagna tra punti ristoro, servizi igienici, impianti di risalita, noleggio attrezzatura e mezzi pubblici caldi, affollati e umidi.

Palazzo Chigi chiede a tutti uno sforzo per superare il momento difficile ed evitare un nuovo peggioramento della linea di contagi, ma senza gli adeguati sostegni pubblici quella del 2020 potrebbe essere la stagione del De Profundis della montagna italiana.

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