Lavoro

Concorsi pubblici, cosa cambia con la riforma

Selezioni accentrate, criteri meritocratici e spazio alle conoscenze informatiche. Ma c’è il rischio che le nuove regole restino sulla carta

Concorsone docenti scuola, prova scritta al G. Galilei a Roma - Foto Alice Fumis

Andrea Telara

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Commissioni di esame competenti e imparziali, niente più lunghissime liste di candidati idonei e non assunti per mancanza di posti, prove di selezioni incisive che valutano le reali capacità degli aspiranti impiegati statali. Saranno così, se tutto filerà liscio, i nuovi concorsi pubblici che si terranno in Italia nei prossimi anni. 

Gli obiettivi delle nuove procedure sono stati esposti in una serie di linee guida emanate dal Ministero della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione, per dare attuazione a quanto previsto dalla Riforma Madia.  Ma quali sono di preciso le novità in arrivo? 

Il concorso unico

I cambiamenti più significativi riguardano innanzitutto l’utilizzo di un concorso unico per la selezione del personale nella pubblica amministrazione (Pa). Per evitare sprechi di risorse e per calcolare in maniera ottimale il fabbisogno di impiegati all’interno di tutti gli enti, le procedure concorsuali verranno cioè aggregate il più possibile tra loro. Soltanto quando le figure professionali ricercate all’interno della Pa saranno tutte destinate a una sola regione, allora sarà possibile lo svolgimento un concorso su base territoriale. 

Va ricordato, però, che queste novità riguardano esclusivamente le amministrazioni centrali dello Stato (per esempio i ministeri) e non gli enti locali come i Comuni e le Regioni. Quest’ultimi, secondo le linee guida ministeriali appena diffuse, sono invitati a cambiare i loro statuti per adeguarsi alle disposizioni della riforma. Non è ancora ben chiaro, tuttavia, se le amministrazioni territoriali rispetteranno poi effettivamente queste enunciazioni di principio. 

Operazione trasparenza 

La riforma dei concorsi prevede inoltre una serie di norme per rendere più trasparenti i criteri e le procedure di selezione del personale. Tutte le amministrazioni centrali dello Stato dovranno aderire al Portale del reclutamento, un database che su internet  esporrà in maniera chiara i fabbisogni di personale di ogni ente. 

Anche in questo caso, c’è il rischio che non tutti gli organismi della Pa si adeguino alle nuove regole, visto che per le amministrazioni locali c’è soltanto un invito e non un vero e proprio obbligo. Altri criteri di trasparenza entreranno in vigore per quel che riguarda le commissioni esaminatrici, i cui componenti verranno scelti con l’estrazione a sorte, attingendo a un apposito Albo creato ad hoc.  

Spazio alla competenza  

Nuove regole verranno introdotte pure per i contenuti dei concorsi. Le prove d’esame dovranno infatti tenere in maggior considerazione le competenze linguistiche e informatiche del candidato, le sue capacità di risolvere problemi concreti piuttosto che le conoscenze teoriche che possiede. 

Sarà posto un limite pari al 20% dei posti disponibili al numero di candidati che vengono giudicati idonei in un concorso pur senza vincerlo, in modo tale che non si creino infinite graduatorie di persone che sulla carta hanno i requisiti per entrare nella pubblica amministrazione ma poi non vengono assunte per mancanza di posti. 

Infine, è previsto un adeguato bilanciamento tra i titoli di merito e i titoli di servizio, cioè quelli che privilegiano i candidati che partecipano a un concorso e che in passato hanno già lavorato per la pubblica amministrazione. L’obiettivo è evitare che le procedure concorsuali finiscano per discriminare gli aspiranti impiegati e funzionari più giovani, che non hanno mai prestato servizio per la Pa ma che rappresentano valide risorse su cui è bene puntare.

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