Per gli astrofisici è la “tempesta perfetta”: una perturbazione nell’atmosfera di Giove che dura da centinaia di anni e che si può osservare facilmente anche dalla Terra con semplici strumenti amatoriali, data la sua enorme estensione, circa quindicimila chilometri in altezza e trentamila in lunghezza. Così grande che può contenere un paio di volte il nostro pianeta.

Infatti, quando i primi astronomi puntarono i loro cannocchiali sul gigante gassoso, verso la fine del 1600, la osservarono come una grande macchia rossa al di sotto dell’equatore gioviano.


La sonda della Nasa Juno, lanciata nel 2011 per studiare da vicino il più grande pianeta del Sistema Solare, le è passata sopra ad un’altezza di soli novemila chilometri, durante il passaggio ravvicinato effettuato il 10 luglio e ha catturato nuove strabilianti immagini di questa formazione di nubi, unica nel suo genere non solo su Giove ma in tutti i pianeti del nostro sistema.

Ricerca scientifica fatta dalla gente comune

La novità è che le foto, trasmesse a Terra dalla navicella spaziale, sono state messe a disposizione del pubblico sul sito della missione Nasa, dove chiunque può scaricarle e rielaborarle con i moderni software per il fotoritocco di immagini digitali e poi postarle nuovamente sul sito: diventa cioè un citizen scientist, termine che indica appunto che un normale cittadino può collaborare e contribuire alla ricerca scientifica partecipandovi direttamente, come in questo caso.

“Per secoli gli scienziati sono rimasti affascinati dalla Grande Macchia Rossa, elaborando una ridda di ipotesi sulla sua natura e formazione” dice Scott Bolton, uno dei responsabili della missione Juno “e ora grazie ai dati acquisiti dagli otto strumenti a bordo della sonda abbiamo le immagini più dettagliate di sempre che ci aiuteranno a fare luce sul passato, presente e futuro, di questa formazione atmosferica”.

Cos’è la Grande Macchia Rossa

Si tratta di un anticiclone, cioè di una tempesta formata da nubi ad alta pressione, che ruota in verso antiorario formando un grande ovale.

Il colore rossastro è dovuto ai gas che la compongono: ammoniaca, fosforo e zolfo. Ma le varie sfumature arancione, giallo o color salmone potrebbero essere originate dalla presenza di molecole organiche: compito della sonda Juno è proprio quello di investigare la composizione chimica degli strati più esterni dell’atmosfera di Giove.

Dalle immagini si nota come le venature formate dai venti a diverse temperature e velocità si intrecciano formando grovigli e addensamenti.

Da quando è stata osservata per la prima volta il suo diametro è diminuito di circa diecimila chilometri (quasi quello della Terra) ma al suo interno i venti continuano a spirare in modo vorticoso: secondo gli scienziati entro i prossimi decenni potrebbe ridurre ulteriormente e più velocemente le sue dimensioni e cambiare la sua forma diventando un cerchio quasi perfetto.



© Riproduzione Riservata

Commenti