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Trump riscrive la guerra al terrorismo: nel mirino Iran, cartelli e sinistra radicale

Trump riscrive la guerra al terrorismo: nel mirino Iran, cartelli e sinistra radicale

La nuova strategia antiterrorismo della Casa Bianca amplia il concetto di minaccia interna ed esterna: jihadisti, narcotrafficanti, movimenti anarchici e gruppi radicali finiscono nello stesso quadro operativo. Durissimo anche l’attacco contro Europa, Iran e amministrazione Biden.

La nuova strategia antiterrorismo dell’amministrazione di Donald Trump non è soltanto un documento sulla sicurezza nazionale americana. È un manifesto politico e ideologico che ridefinisce il concetto stesso di terrorismo, amplia il numero delle minacce considerate esistenziali per gli Stati Uniti e rompe con gran parte dell’impostazione adottata dopo l’11 settembre dalle precedenti amministrazioni. Nel testo diffuso dalla Casa Bianca nel maggio 2026 emerge una visione del mondo nella quale Washington si considera minacciata contemporaneamente da jihadisti, cartelli della droga, governi ostili, movimenti radicali interni e nuove reti tecnologiche globali. Fin dalle prime pagine il documento assume toni estremamente aggressivi. Trump sostiene che con il suo ritorno alla Casa Bianca «si sono conclusi quattro anni di debolezza, fallimenti, resa e umiliazioni» sotto l’amministrazione di Joe Biden. Il report rivendica il successo di operazioni militari contro l’Iran, il ritorno di ostaggi americani detenuti all’estero e l’impiego delle forze armate contro narcotrafficanti e gruppi criminali transnazionali. Ma il punto più controverso è la ridefinizione delle categorie considerate terroristiche. La strategia individua tre grandi minacce prioritarie:

  • narcoterroristi e bande transnazionali
  • terrorismo islamista
  • estremisti violenti di sinistra, anarchici e antifascisti

È un passaggio molto delicato perché inserisce movimenti politici interni nello stesso quadro strategico utilizzato per descrivere gruppi jihadisti e organizzazioni criminali armate. Il testo parla inoltre di gruppi «radicalmente pro-transgender e anarchici», sostenendo che il governo utilizzerà strumenti di intelligence e di law enforcement per identificarli e neutralizzarli prima che possano colpire. La strategia contiene anche accuse durissime contro l’apparato federale americano. Secondo il documento, durante gli anni di Biden gli strumenti antiterrorismo sarebbero stati utilizzati contro cittadini americani innocenti, inclusi cattolici conservatori, genitori contrari alle politiche scolastiche e sostenitori di Trump. La Casa Bianca sostiene che intelligence e sicurezza nazionale siano state politicizzate e promette un ritorno a operazioni «basate sulla realtà» e non su criteri ideologici.

Uno dei capitoli più significativi riguarda la trasformazione dei cartelli della droga in veri e propri obiettivi militari. Il report definisce i cartelli organizzazioni terroristiche straniere e rivendica l’impiego del Dipartimento della Guerra contro imbarcazioni e reti logistiche del narcotraffico. Viene persino citata l’operazione «Absolute Resolve», che avrebbe portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, descritto come narcoterrorista collegato ai cartelli e all’Iran. Il documento presenta poi l’Iran come la principale minaccia strategica globale per gli Stati Uniti. Teheran viene descritta come il più importante sponsor del terrorismo internazionale, accusata di finanziare gruppi proxy come Hezbollah e di perseguire capacità nucleari e missilistiche offensive. Le operazioni «Midnight Hammer» ed «Epic Fury» vengono indicate come esempi di azione preventiva contro il regime iraniano. Il report lascia chiaramente intendere che future operazioni militari contro Teheran restino una possibilità concreta.

Molto dura anche la parte dedicata all’Europa. Secondo il documento, il continente avrebbe consentito a jihadisti, cartelli e reti criminali di sfruttare frontiere aperte e politiche migratorie permissive. Il report afferma che «la migrazione di massa senza restrizioni è stata la cinghia di trasmissione per i terroristi» e parla apertamente di «declino volontario» europeo. L’Europa viene accusata di aver ridotto le risorse destinate all’antiterrorismo e di aver favorito ambienti permissivi per attività radicali e criminali.Un altro passaggio centrale riguarda i Fratelli Musulmani, definiti la radice di tutto il terrorismo islamista moderno. Il documento sostiene che gruppi come al-Qaeda, ISIS e Hamas derivino ideologicamente dalla galassia dei Fratelli Musulmani e rivendica la designazione di diverse sezioni del movimento come organizzazioni terroristiche straniere. Una scelta che potrebbe avere conseguenze diplomatiche rilevanti nei rapporti con alcuni Paesi arabi in particolare con il Qatar. Grande attenzione viene inoltre riservata alle nuove tecnologie. Droni, intelligenza artificiale, produzione additiva e strumenti dual use vengono considerati moltiplicatori della minaccia terroristica. Iran, Cina e Russia vengono accusati di facilitare il trasferimento di tecnologie avanzate verso gruppi ostili agli Stati Uniti. Il report evidenzia anche il rischio legato all’utilizzo di armi di distruzione di massa da parte di attori non statali, compresi dispositivi nucleari o radiologici. Nel complesso il documento segna una rottura netta con l’antiterrorismo tradizionale post-11 settembre. La nuova dottrina americana unisce sicurezza dei confini, guerra ai cartelli, confronto con Iran e Cina, critica al globalismo e lotta alle ideologie radicali interne in un’unica strategia. Il terrorismo non viene più descritto soltanto come minaccia armata internazionale, ma come qualsiasi rete — criminale, ideologica o statale — ritenuta capace di minare la stabilità politica, sociale e culturale degli Stati Uniti.

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