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Inter, dopo lo scudetto anche la Coppa Italia

Inter, dopo lo scudetto anche la Coppa Italia

Nerazzurri senza avversari nella finale dell’Olimpico con la Roma. Chivu completa una stagione straordinaria da debuttante, Lautaro Martinez mette la firma sul trionfo.

Un anno dopo le lacrime di Monaco e i colpi beffardi di Pedro, un anno dopo lo choc di arrivare a un passo da tutto per stringere niente, dopo essersi ritrovata dentro il baratro, l’Inter completa il suo cerchio della vita. E’ Doblete, accanto allo scudetto i nerazzurri si prendono anche la Coppa Italia completando un bis che fin qui era riuscito solo a Roberto Mancini e José Mourinho. Ce l’ha fatta anche Cristian Chivu in coda a una stagione che a questo punto entra di diritto nella storia interista superando il rischio che l’abitudine alla vittoria renda banale e scontato anche quanto banale e scontato non è.

C’è la firma del giovane tecnico romeno sulla notte dell’Olimpico oltre a quella di Lautaro Martinez che di questa squadra è il leader tecnico ed emozionale. Due mesi fa, appena incassata la sconfitta nel derby con il Milan, i fantasmi del passato erano tornati a popolare le notti dei nerazzurri e lì sono rimasti fino a quando il capitano non ha accorciato i tempi per tornare dalla sua truppa. La Lazio ha opposto allo strapotere dell’Inter quello che aveva, ma Sarri era stato sincero alla vigilia quando aveva spiegato che sarebbe servito qualcosa di folle per sovvertire i rapporti di forza in campo.

Non è successo nulla di soprannaturale, invece, e la finale di Coppa Italia è in pratica durata mezz’ora. Un autogol di Marusic sul solito angolo killer di Dimarco e un appoggio facile facile di Lautaro Martinez dopo che Dumfries aveva sradicato palla a un timido Tavares: due a zero e giochi finiti. Verrebbe da dire che la Lazio si è fatta gol da sola, ma non sarebbe la sintesi corretta nemmeno nei confronti di chi ha perso. Semplicemente Chivu ha comandato il campo e i bianconcelesti hanno inseguito riuscendo a rendersi pericolosi solo a tratti in una ripresa in cui mai, però, c’è stata l’impressione che potesse accadere qualcosa di diverso.

E’ la decima Coppa Italia della storia dell’Inter e anche se non potrà aggiungere la stella d’argento sopra il tricolore, il senso cambia poco. I nerazzurri sono dentro un lungo ciclo vincente, avviato da Conte, proseguito da Inzaghi e ora consegnato a Chivu: 9 titoli in sei anni con due finali di Champions e una di Europa League consegnate al cassetto dei rimpianti ma che raccontano quanto profonde siano le radici del dominio casalingo.

La figura che lega tutto è quella di Beppe Marotta, il simbolo della continuità da Zhang a Oaktree, entrato nell’Inter in punta di piedi e smentendo le cassandre secondo le quali un fondo nella stanza di comando avrebbe avviato un rapido ridimensionamento delle ambizioni guardando solo ai conti. Non è successo e la sensazione è che il ciclo di questa Inter non sia finito all’Olimpico alzando al cielo la Coppa Italia. Sarà rinnovato, rinfrescato e forse anche dotato di un dna diverso in campo ma la squadra che ha comandato la stagione in Italia ha ancora tanto da dare e conserva un gap importante sulla concorrenza interna.

Ultimo capitolo per la festa di una serata in cui il calcio italiano è stato all’altezza di se stesso. Olimpico pieno, clima di festa e sano agonismo con accenno di piccola rissa solo nel finale, organizzazione perfetta. Tutto sotto gli occhi del futuro presidente della Figc, Giovanni Malagò, che ha preso nota dopo aver incassato l’apprezzamento di quasi tutte le componenti. Dovrà mettere mano a quello che non funziona senza buttare via quello che, invece, ha valore. L’Inter ha festeggiato la Coppa Italia mentre la Lega Calcio Serie A depositava al Tar il suo ricorso fallita l’ultima mediazione per provare a sistemare il pasticcio brutto del derby di Roma. Stesso stadio, altra storia.

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