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Salute

La vita in città nuoce gravemente alla salute: ecco in che modo

Una giornalista americana ha testato l'aria, il rumore e il livello di stress durante giornate di vita normali. Con risultati preoccupanti

Florence Williams è una giornalista americana esperta in tematiche legate alla salute, che si è chiesta quanto la vita cittadina potesse danneggiare la nostra salute. Per cercare una risposta, ha condotto una serie di interessanti esperimenti, che ha poi raccontato in un post sul Guardian.

Metalli pesanti

Per qualche giorno ha camminato per la sua città, Washington D.C., con uno strumento chiamato etalometro sulla spalla. L'etalometro permette di misurare i livelli di particelle di black carbon, nero di carbonio, un pigmento che viene prodotto dalla combustione di metalli pesanti,  un infallibire indicatore di inquinamento.

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Inquinamento a scuola

L'attrezzatura ha misurato livelli alti di inquinanti mentre Williams girava per le strade della città in auto. Ma anche davati alla scuola di sua figlia, con auto e autobus in sosta con il motore acceso per aspettare i bambini, i livelli erano altissimi. Ma il pericolo dell'inquinamento, spiega Williams nel suo articolo, non è semplicemente quello legato alle malattie e alla morte per patologie polmonari. Da quando, nel 2003, i ricercatori hanno riscontrato anche lesioni cerebrali negli animali che popolavano le città più inquinate, come Città del Messico, Williams sottolinea il pericolo per gli abitanti delle grandi città di ictus e declino cognitivo precoce.

Onde cerebrali

Il secondo esperimento di Florence Williams è cominciato quando si è messa addosso un apparecchio per l'elettroencefalogramma, collegato con elettrodi alla testa. L'idea era quella di misurare le onde alfa prodotte dal suo cervello, durante passeggiate in diversi punti della città. Le onde alfa sono quelle che rivelano uno stato di calma assoluta, quelle che si registrano in un soggetto completamente rilassato. Dopo aver passeggiato e misurato le onde in molte zone, tra cui anche un parco cittadino, Williams ha inviato i risultati ad un istituto californiano, ma la risposta è stata deludente: assenza completa di onde alfa. Ossia, durante i suoi giri non era mai riuscita a sentirsi completamente rilassata. Probabilmente Williams sperava che, almeno passeggiando al parco, l'effetto benefico del verde l'avrebbe aiutata, ma non è stato così.

Il rumore

Allora ha pensato che parte dello stress fosse dovuto al rumore di fondo, che è una costante della città, e ha deciso di provare un terzo test. Misurare il rumore. Anche perché la sua casa è abbastanza vicina ad un aeroporto, fonte notevole di inquinamento acustico. Per questo tipo di misurazione le è bastata un'appa del suo iPhone, piazzato nel giardino di casa. E ha scoperto che i jet che decollano o atterrano ogni due minuti sulla sua testa producono un rumore dai 55 ai 60 decibel, ma a volte anche più forte. E questi sono i livelli di rumore messi in relazione da molti studi con le malattie legate allo stress. Dopo questa terza prova, Florence Williams ha acquistato un paio di cuffie antirumore e confessa di aver seriamente pensato di trasferirsi sulle Montagne Rocciose.

Adattarsi alla città

Ma poi riflette sul fatto che comunque, a partire dal 2008, sono più le persone che vivono in  città di quelli che abitano fuori dai grandi centri urbani, e entro il 2050 i "cittadini" aumenteranno di almeno altri due miliardi di unità. Quindi, conclude, forse è meglio pensare a stili di vita che permettano di migliorare l'ambiente in città. E questo, secondo Williams, si può realizzare soprattutto in due modi: riducendo l'inquinamento, in particolare quello delle auto, e aumentando la quantità di alberi e di spazi verdi. Gli esempi positivi ch cita sono molti, dalla città di Toronto che ha inviestito milioni di dollari per incrementare la quantità di verde, a New York che ha promosso una campagna per piantare un milione di alberi. E conclude con una speranza anche per la sua Washington, che progetta di aumentare le aree verdi del 40 per cento nei prossimi 20 anni.



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