Salute

Inquadrare prelievo come reato, tutelare vittime e assicurare rimborsi

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Milano, 25 mar. (AdnKronos Salute) - Quattordici Stati europei fra cui l'Italia hanno firmato oggi la Convenzione del Consiglio d'Europa contro il traffico di organi umani, primo trattato internazionale per la prevenzione e la lotta al fenomeno. La Convenzione è stata siglata anche da Albania, Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Grecia, Lussemburgo, Norvegia, Repubblica di Moldavia, Polonia, Portogallo, Spagna, Turchia e Regno Unito, in occasione di una conferenza internazionale organizzata dal governo spagnolo a Santiago di Compostela, con l'obiettivo di discutere come meglio contrastare il traffico d'organi e implementare il trattato.

La Convenzione potrà essere sottoscritta da qualunque nazione nel mondo ed entrerà in vigore nel momento in cui 5 Stati l'avranno ratificata.

"Il prelievo illegale e il traffico di organi umani rappresentano una grave violazione dei diritti dell'uomo - dichiara il segretario generale del Consiglio d'Europa, Thorbjørn Jagland - I donatori sono spesso persone molto vulnerabili, sfruttati dal crimine organizzato che approfitta della carenza di organi disponibili per i trapianti. La cooperazione internazionale è determinante per la lotta contro questo crimine. Faccio appello a tutti i Paesi d'Europa e non solo, affinché sottoscrivano e ratifichino questa Convenzione il più rapidamente possibile".

La Convenzione offre un quadro globale per codificare il traffico d'organi come un reato penale, proteggere le vittime e facilitare la collaborazione a livello nazionale e internazionale. Obiettivo finale: perseguire i responsabili del traffico.

Il trattato criminalizza il prelievo illecito di organi umani da donatori viventi o morti, e il loro utilizzo ai fini di trapianto o altre attività correlate. Le misure di protezione per le vittime comprendono assistenza fisica, psicologica e sociale, sostegno legale e il diritto a un indennizzo da parte degli autori. La Convenzione, infine, punta a prevenire il traffico d'organi esigendo per esempio dagli Stati che garantiscano la trasparenza del loro sistema nazionale di trapianto e l'accesso equo agli interventi.

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