Scienza

Ecco la macchina che genera e controlla i sogni

Neuroscienziati tedeschi hanno messo a punto una tecnica per indurre un particolare stato onirico dove si può modificare lo svolgimento dei sogni. In futuro servirà per curare gravi patologie neurologiche

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La metodologia per indurre i sogni funziona un po' come un elettroencefalogramma al contrario, cioè stimolando alcune aree del cervello dall'esterno con microscopici impulsi di corrente durante il sonno profondo – Credits: thinstock

Vi piacerebbe riuscire a fabbricare sogni personalizzati, a svilupparne la trama, scegliere i protagonisti, le situazioni e magari anche il finale?

Allora dovete recarvi in Germania, più precisamente al dipartimento di psicologia dell’Università J.W. Goethe di Francoforte, dove è stata realizzata e sperimentata una tecnica per indurre i cosiddetti “sogni lucidi ”.

Cioè un particolare stato onirico dove si è consapevoli di stare sognando, o in altre parole, si “sogna di sognare”. La sensazione di non riuscire a svegliarsi, per esempio, è uno dei più classici e ricorrenti tra i sogni lucidi. Chissà a quanti e quante volte è capitato.

 “Differentemente dagli altri tipi di sogni, in quelli lucidi alcune funzioni cognitive, come l’autocoscienza di sé, sono attive” spiega Ursula Voss, una delle autrici dell’articolo pubblicato su Nature Neuroscience dell’11 maggio e che illustra queste interessanti scoperte.

Che aggiunge: “Anche la facoltà di intendere e di volere non è del tutto sopita, così da permettere di manipolare il sogno, in maniera più o meno incisiva, secondo la propria volontà”.

Insomma, i sogni lucidi sono una sorta di “terra di mezzo” tra sonno e veglia, e per questo molto studiati nell’ambito delle neuroscienze, dato che aprono una finestra sui meccanismi di transizione tra uno stadio e l’altro. Numerosi studi hanno inoltre evidenziato che sono associati a un’intensa attività di onde gamma nella regione frontale e temporale del cervello, anche se non è chiara la correlazione tra i due eventi.

 “Le onde gamma rappresentano un’attività elettrica cerebrale di particolari reti neuronali” spiega a Panorama.it il dottor Flavio Villani Responsabile del Centro di medicina dei disturbi del sonno presso l’istituto Carlo Besta di Milano . “Tali onde sono prodotte da gruppi di neuroni che oscillano tra le venticinque e le cento volte al secondo” prosegue Villani.

La Voss e colleghi hanno dunque pensato: perché non provare a innescare la formazione di sogni lucidi stimolando con onde gamma le zone del cervello dove sembra che questi si formino? E ci sono riusciti.

A ventisette volontari, dopo aver appurato che per parecchie notti non avevano avuto sogni lucidi, sono stati applicati degli elettrodi (come quelli che si usano per l’elettroencefalogramma) sulla testa, in corrispondenza delle zone cerebrali coinvolte.

Una volta addormentati ed entrati da almeno tre minuti nella fase di sonno Rem, quando l’attività onirica è al massimo, ai soggetti è stata applicata attraverso gli elettrodi una leggera corrente a impulsi di tempo uguali a quelli delle onde gamma (40  e 25 Hertz).

Innocua, ma in grado di alterare il normale funzionamento dei neuroni. E infatti durante l’esperimento i ricercatori hanno rilevato un notevole incremento di onde gamma. Dopo pochi secondi i partecipanti sono stati svegliati e intervistati. Tutti hanno riferito di aver fatto sogni lucidi.

Non solo: la tecnica usata dai neuroscienziati tedeschi ha incrementato alcune caratteristiche di quest’esperienza onirica.

I partecipanti hanno infatti sperimentato una maggiore consapevolezza di essere “dentro” un sogno, riuscendo a “controllarne” lo svolgimento. “È davvero una metodica piuttosto innovativa” conferma Villani.

Una vera e propria macchina per generare sogni, dunque. Tutto molto bello e affascinante, ma lo scopo?

Le applicazioni cliniche proposte dal gruppo della Voss riguardano principalmente il trattamento di alcune forme di schizofrenia e disturbo ossessivo compulsivo. “La possibilità di indurre sogni dall’esterno può riattivare reti neuronali che sono disfunzionali in alcune patologie neurologiche” chiarisce Villani.

Inoltre può essere utilizzato “come marker diagnostico per problemi della memoria, poiché le onde gamma sono connesse a funzioni cognitive superiori, come la percezione degli stimoli, evidenziando eventuali aree cerebrali deficitarie”. E non esclude che in futuro possa essere impiegato “proprio per ripristinare questi circuiti malfunzionanti, ma al momento è solo un’ipotesi” puntualizza Villani.

Nell’immediato, l’uso più promettente è nella cura dello stress post-traumatico: chi ne soffre è ossessionato da incubi che suscitano ansie e angoscia. “La possibilità di autocontrollare i sogni terrificanti, principali sintomi di questa patologia, mitigandoli con immagini e sensazioni prodotte dalla componente autoriflessiva che questa tecnica introduce nel sogno stesso, contribuisce ad alleviare e diminuire il disturbo” conclude Villani.

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