Il grande rally delle borse mondiali ha una causa, e una causa soltanto: l’intelligenza artificiale. La cosa non riguarda solo gli Stati Uniti, ma, in maniera crescente, anche i mercati finanziari dell’Asia orientale. È febbre da IA, insomma.
I numeri parlano chiaro, d’altra parte, con i principali indici azionari sempre più concentrati intorno alle società tech, e queste ultime sempre più addentro all’ecosistema dell’IA.
Oligopolio nei mercati USA
Basta analizzare il valore totale delle azioni in circolazione (market cap) delle prime 10 aziende quotate all’S&P 500 (l’indice che raggruppa le migliori 500 aziende quotate ai vari indici di New York) per rendersi conto di quanto i mercati finanziari siano dominati da queste super-società dell’IA.
Al primo posto per market cap, con ben 5,5 trilioni, troviamo Nvidia. Il colosso dei microchip di Jensen Huang che ha fatto della progettazione di microchip per l’IA il principale target aziendale.
Abbiamo poi Alphabet (ovvero Google), con il suo market cap da 4,8 trilioni e gli investimenti da centinaia di miliardi nell’IA Gemini, oltre ai data center e nell’infrastruttura di rete. C’è poi Apple, con 4,4 trilioni, senza dubbio la meno esposta tra le “magnificent 7” in fatto di IA, con “appena” 14 miliardi di investimenti previsti.
Si passa quindi a Microsoft e Amazon, entrambi colossi dei data center con Microsoft Azure e Amazon AWS. I due colossi hanno un market cap rispettivamente di 3 e 2,9 trilioni, con investimenti previsti nell’IA nell’rdine delle centinaia di miliardi per i prossimi anni.
Si passa quindi a Broadcom, altra azienda di semiconduttori (come Nvidia), con un market cap da 2 trilioni e Meta, l’azienda di Mark Zuckerberg (1,6 trilioni di capitalizzazione). Entrambe accomunate dall’IA, oltre ai semiconduttori e alla gestione di cloud e data center per Meta e allo sviluppo di chatbot e di semiconduttori personalizzati per Broadcom.
Terminiamo la lista di aziende americane con capitalizzazione superiore al trilione con Tesla, l’azienda “automobilistica” di Elon Musk con un market cap di 1,4 trilioni.
Le virgolette stanno ad indicare che Tesla è molto più di un’azienda automobilistica, basti pensare che il sistema di guida autonoma della macchina è pura IA, la stessa che sta alla base dei robotaxi in produzione e dei robot umanoidi Optimus.
Market cap trilionario anche in Asia
L’AI sta quindi ridefinendo il capitalismo globale, concentrando ricchezza e influenza in pochissime mani. Il fenomeno sta iniziando a uscire fuori dai confini degli Stati Uniti, coinvolgendo anche le aziende dell’IA dell’Asia Orientale.
In Corea del Sud sono due le aziende leader indiscusse: Samsung e Sk Hynix; cos’hanno in comune? Esatto, l’intelligenza artificiale. Entrambe hanno come lavoro principale la produzione di semiconduttori per telefoni, computer, server e, naturalmente, IA.
Per Samsung la vendita di smartphone e televisori è di fatto un’attività secondaria, generando meno utili rispetto ai microchip che muovono l’IA.
Le due aziende sono quotate all’indice Kospi sudcoreano; Samsung ha una capitalizzazione di 1,3 trilioni, Sk Hynix di 950 miliardi, manca quindi poco al traguardo di 1 trilione. Importante postilla: queste due aziende, assieme, valgono quasi la metà dell’intero mercato azionario sudcoreano.
Il Kospi ha raggiunto infatti una capitalizzazione totale di circa 4,5 trilioni, Samsung (1,3) e Sk Hynix (poco meno di 1 trilione), valgono dunque tra il 44 e il 48% dell’indice, a seconda dei giorni.
C’è però un posto in cui tale concentrazione raggiunge livelli ancora maggiori. A Taiwan ha infatti sede Tsmc, l’azienda leader mondiale nella produzione di microchip per clienti terzi. Nvidia e Broadcom progettano, Tsmc costruisce, detta in parole povere.
Ebbene, alla borsa di Taipei il market cap di Tsmc raggiunge l’astronomica cifra di 2,1 trilioni; lo fa su un indice azionario che nel suo complesso vale non più di 4,2 trilioni. In altre parole, la sola Tsmc vale metà borsa di Taipei.
La concentrazione del mercato ai massimi storici
Il fenomeno sopradescritto, con le dovute proporzioni, si sta sviluppando anche negli Stati Uniti.
Le prime 10 aziende dello S&P 500, che abbiamo visto essere tutte spinte negli anni recenti dalla febbre dell’IA, valgono infatti poco oltre il 40% dell’intero indice. Si tratta di un record assoluto.
Un livello di concentrazione negli investimenti mai visto prima. Ci sono solo due precedenti simili. Il primo si registrò nel 1932, a tre anni dalla crisi del ’29, quando numerose società erano fallite e tutti gli investimenti confluirono nelle poche aziende rimaste con conti solidi.
Il secondo è stato il periodo immediatamente precedente alla bolla “Dot Com”, tra il 1999 e il 2000, quando la concentrazione nelle prime 10 società legate alla nascente rete internet e all’infrastruttura tecnologica toccò il 27% degli investimenti totali.
Entrambi i precedenti sono tuttavia inferiori alla concentrazione attuale, i mercati finanziari stanno facendo “all-in” sull’IA, il futuro è terra assolutamente ignota.
