Avviso ai naviganti: nelle prossime due partite, in qualsiasi ora e giorno si disputino, il Milan si gioca (sportivamente) la vita. Stare dentro o fuori la prossima Champions League fa tutta la differenza del mondo, è il confine sottile che passa tra investire e ridimensionare, rilanciare o deprimersi più di quanto non lo sia già oggi il popolo milanista. Interessa a qualcuno? Sembra di no, se è vero che mentre la squadra affonda tra una sconfitta e un pareggio, venendo risucchiata in una lotta che non le apparteneva, ai piani alti, medi e bassi di Casa Milan sembrano tutti impegnati a regolare i propri conti.
L’ultimo capitolo della faida lo ha svelato il Corriere della Sera ed è il racconto di perché Max Allegri, a dispetto di un contratto blindato fino al 2027 che diventa 2028 con la Champions League, non vedrebbe l’ora di andarsene da Milanello e chi comanderà (forse) il prossimo Milan non vede l’ora di vederlo fare le valigie. Racconto intrigante per chi ama i retroscena, meno per chi dovrebbe vivere giorno e notte in clausura per inseguire l’obiettivo stagionale.
In sintesi: ad aprile Allegri e Ibrahimovic litigano forte per un motivo irrilevante (il prossimo terzo portiere da mettere in rosa), Zlatan smette di andare a Milanello, interferisce nel lavoro dell’allenatore telefonando a qualche giocatore per dare consigli tattici e, appena le cose prendono una brutta piega, va all’attacco chiedendo al patron pieni poteri. Così viene raccontato, fino a smentita.
Ibrahimovic che già era stato presenza ingombrante da senior advisor della proprietà, aveva messo la faccia sul balletto Lopetegui-Fonseca-Conceiçao e su una stagione disastrosa e poi si era defilato quando, evidentemente per disperazione ma senza convinzione, i piani alti di Casa Milan avevano deciso di riaffidarsi a uomini di campo e di provata esperienza come Allegri e il direttore sportivo Tare. Quest’ultimo arrivato dopo aver provato a strappare D’Amico all’Atalanta e aver trattato a lungo lo squalificato Paratici. Insomma, non proprio una prima scelta.
Mentre la squadra affonda (4 punti nelle ultime 6 giornate, encefalogramma piatto con Sassuolo e Atalanta), lo scazzo tra Ibrahimovic e Allegri non è nemmeno l’unico dei problemi. C’è un amministratore delegato di nome Giorgio Furlani apertamente contestato dalla gente che ha raccolto 50mila firme per cacciarlo e che lo ha irriso nell’ultima a San Siro. Che ha fatto sapere di non pensarci nemmeno, ad andarsene, lasciato intuire di addossare le colpe del mercato al ds Tare e che – secondo le cronache giornalistiche – starebbe lavorando a un nuovo direttore per la sessione estiva (sempre il solito D’Amico) e per un nuovo allenatore.

Furlani che a gennaio avrebbe trattato per conto suo un attaccante (Mateta) senza dire nulla al reparto tecnico e che adesso starebbe brigando per portarlo a giugno. E che, da uomo dei conti, avrebbe negato finanziamenti per le richieste di Allegri e Tare salvo essere pronto a spendere una quarantina di milioni negli ultimi giorni di mercato. Il tutto con un proprietario, Gerry Cardinale, che sta negli Stati Uniti, viene in Italia pochissimo, ha delegato tutto ma non deve avere la percezione di come i delegati stiano trattando la sua creatura.
A meno che, come ha improvvidamente confessato il suo presidente (Paolo Scaroni), non sia veramente convinto che vada tutto bene e che il risultato sia una variabile irrilevante: “Il mio azionista è un esperto di sport e un grande appassionato, considera lo sport la sua missione. Negli Stati Uniti lo sport è visto come intrattenimento, mentre nel calcio italiano ed europeo lo sport è vincere le partite, tutto il resto è un dettaglio insignificante“.
Insomma, in mezzo a tutto questo casino e almeno per un paio di settimane visto che poi i giochi saranno fatti, c’è qualcuno che ha a cuore il bene del Milan più del proprio? Senza impegno, ma anche con una certa urgenza perché da Marassi passa tutta la stagione rossonera.
