La vittoria numero trentadue in un Masters 1000 arriva contro il russo Rublev in un pomeriggio finalmente assolato dopo la pioggia che ha condizionato la giornata di mercoledì al Foro Italico. Jannik Sinner si qualifica per la semifinale degli Internazionali di Roma e domani affronterà il vincitore della sfida tra Medvedev e Landaluce. Un’ora e trentadue minuti di gioco e un punteggio (6-2, 6-4) che farebbero pensare a una partita facile per Sinner. Invece il numero uno al mondo ha accusato un passaggio a vuoto sul 4-1 del secondo set dopo che aveva strappato per la seconda volta il servizio all’avversario e sembrava destinato a una veloce conclusione. Più stanchezza che deconcentrazione, come ha ammesso lo stesso Sinner a fine partita: “Sento un po’ di fatica, cerco di recuperare al meglio per domani, ma non ho giocato al massimo. Sono felice comunque perché ci sono due italiani in semifinale ed è bellissimo”. Sinner snobba l’ennesimo record centrato ma con la striscia positiva di 32 vittorie consecutive nei Masters 1000 supera Nole Djokovic e continua a scrivere la storia del tennis.
La partita
Come accade ormai spesso Sinner decide di rispondere e al primo game strappa il servizio a Rublev e lo fa ancora al settimo game dopo aver in precedenza salvato due palle break. A quel punto la chiusura del set per 6-2 è scontata. La seconda partita inizia sulla stessa linea della prima, Sinner sembra ancora più convinto di chiudere presto la pratica e strappa due volte il servizio a Rublev andando sul 4-1. Poi però qualcosa si inceppa e Sinner cede (per la prima volta nel torneo) il servizio, con il russo che si riporta sotto (4-3) facendo preoccupare un po’ anche lo staff di Sinner con Cahill e Vagnozzi che si alzano più volte in piedi per incitarlo. Ma come sempre, la capacità di concentrazione di Sinner sale nei momenti decisivi del match e il servizio che fino a quel momento aveva funzionato poco, torna efficace. Tanto basta per difendere i propri turni di battuta e chiudere 6-4 guadagnando l’ennesima semifinale a Roma.
