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Rottamazione quinquies, dentro anche Imu, Tari e multe: chi può aderire e quanto si risparmia

Rottamazione quinquies, dentro anche Imu, Tari e multe: chi può aderire e quanto si risparmia

La sanatoria si estende ai debiti con i Comuni: stop a interessi e sanzioni su tributi locali, rette scolastiche e multe stradali. Ma servirà il via libera dei sindaci e ci saranno scadenze rigide da rispettare

Imu, Tari, multe stradali, rette scolastiche. La rottamazione quinquies si allarga anche ai debiti con i Comuni. È stato approvato in Commissione Finanza al Senato un emendamento al decreto fiscale, che fa rientrare nella sanatoria anche i tributi locali e le sanzioni amministrative e multe stradali. Milioni di cittadini potranno dunque regolarizzare vecchie pendenze, pagando soltanto il capitale dovuto, senza interessi, sanzioni e aggi di riscossione. Ma ci sono dei tempi da rispettare e nulla è “automatico”. E il primo passo, quello decisivo, spetta ai Comuni.

Quali debiti rientrano nella rottamazione quinquies: Imu, Tari, multe e tributi locali

Potranno essere inseriti nella rottamazione tutti i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dai Comuni e dagli altri enti territoriali tra il 1 gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. Nel concreto rientrano: Imu non pagata; Tari arretrata; vecchia Ici; Tarsu e Tia; altri tributi comunali affidati alla riscossione; canoni patrimoniali e imposte locali; sanzioni amministrative; multe stradali elevate dalla polizia municipale e rette scolastiche e altri servizi comunali. Aderendo alla rottamazione il contribuente paga soltanto il capitale originario del debito, oltre alle spese di notifica e ai costi amministrativi minimi previsti dalla procedura. Vengono invece cancellati interessi, sanzioni e altri oneri accessori. Per le multe stradali resta comunque dovuta la sanzione principale, mentre vengono azzerate maggiorazioni e interessi maturati nel tempo.

Come funziona la rottamazione quinquies: domanda, rate e importi

Il primo passo spetterà ai Comuni, che dovranno aderire entro il 30 giugno 2026. Senza quella decisione formale, i cittadini residenti in quel territorio non potranno usufruire della agevolazione per i debiti locali. Quindi ci saranno differenze territoriali nel Paese. Dal 15 settembre 2026 l’Agenzia delle Entrate-Riscossione metterà a disposizione dei contribuenti tutti i dati relativi ai carichi rottamabili. A quel punto sono i cittadini a doversi muovere per presentare la domanda. Le richieste potranno essere inviate dal 16 settembre al 31 ottobre 2026. Poi, entro il 31 dicembre 2026, l’AdER comunicherà: l’importo totale dovuto; le somme scontate; il piano di pagamento e i bollettini da utilizzare. Il contribuente potrà scegliere tra pagamento in unica soluzione o rateizzazione. Chi deciderà di pagare subito dovrà versare l’intero importo entro il 31 gennaio 2027. Chi rateizzerà potrà usare fino a 54 rate bimestrali, quindi in nove anni. È previsto un interesse fisso del 3% annuo sulle rate e ciascuna rata non può essere inferiore a 100 euro.

Chi può aderire e chi resta escluso dalla nuova sanatoria

La rottamazione quinquies sarà accessibile sia alle persone fisiche sia alle imprese, ma con alcuni limiti importanti. Restano esclusi i debiti già inseriti nella rottamazione quater o nella riammissione alla quater per i quali, alla data del 30 settembre 2025, risultano regolarmente pagate tutte le rate scadute. Al contrario, potranno rientrare nella nuova definizione agevolata i contribuenti decaduti dalle precedenti rottamazioni a causa di pagamenti omessi o effettuati in ritardo. Dunque: chi è stato puntuale con la quater non potrà passare automaticamente alla quinquies, mentre chi ha perso i benefici delle precedenti sanatorie avrà una nuova opportunità.
Attenzione però alle scadenze delle rate: il mancato pagamento della prima rata o di due rate (anche non consecutive) fa decadere i benefici della definizione agevolata e riattivare l’intero debito ordinario.

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