Clamoroso ribaltone, aveva ragione la Lega Calcio Serie A: il derby dell’Olimpico Roma-Lazio e le partite ad esso collegate si possono giocare di domenica all’ora di pranzo senza che ci siano preclusioni per l’ordine pubblico. Fischio d’inizio alle 12, così da guadagnare spazio e tempo rispetto alla finale degli Internazionali d’Italia programmata nel vicinissimo Foro Italico per le 17 alla presenza (si spera) di Jannik Sinner e sotto gli occhi del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
L’esito dell’ennesima giornata di trattative frenetiche è sorprendente ma dimostra anche quanto tempo sia stato perso tra polemiche e muro contro muro. La Lega e la Prefettura di Roma si sono accordate in extremis dopo che il Tar del Lazio aveva deciso di non decidere, spendendo la materia del contendere all’Avvocatura di Stato perché si facesse carico di mediare tra le posizioni. Il ricorso presentato d’urgenza da via Rosellini, dunque, non era stato né accettato, né respinto. L’ultima riunione all’ora di cena ha portato alla scelta finale.
Insieme al derby di Roma anche le altre partite Champions
Alla stessa ora – domenica 17 maggio con inizio alle 12 – vengono programmate anche le partite delle squadre impegnate nella lotta per la Champions League: Juventus-Fiorentina, Genoa-Milan, Como-Parma e Pisa-Napoli. Invariato il resto del calendario della 37° giornata del campionato.
A far cambiare parere ai responsabili dell’ordine pubblico, fermi fino alla serata della finale della Coppa Italia nel negare qualsiasi apertura alla Lega Serie A, la protesta annunciata dagli ultras della Roma. L’idea di avere contemporaneamente fuori dallo stadio Olimpico, a poche decine di metri di distanza, entrambe le tifoserie (quella laziale non entra in contestazione al presidente Lotito), in un match a quel punto schedulato in orario serale di un giorno feriale, ha portato a nuove riflessioni. In sostanza, molto meno rischiosa la domenica che questo nuovo scenario.
Le proposte (respinte) della Lega e un giorno perso
Il paradosso è che la soluzione, arretrare l’orario di inizio del calcio e possibilmente avanzare quello del tennis, era stata suggerita inutilmente dai vertici della Lega Serie A andando a scontrarsi con un muro di dinieghi. L’accordo che era sotto gli occhi di tutti già nel pomeriggio del mercoledì della finale di Coppa Italia è stato lasciato fuori dalla porta della stanza delle trattative per poi essere riammesso un giorno dopo dalla finestra. Così è diventata l’unica soluzione possibile.
Avere il derby in notturna e con i tifosi all’esterno dell’Olimpico era diventato troppo pericoloso. Anche per questo il Tar del Lazio non si è pronunciato, coinvolgendo l’Avvocatura dello Stato. E qui si sono trovati Prefettura di Roma, Lega Serie A, i club romani, Sport e Salute e la Federtennis che con parole sprezzanti, per tutta la giornata, aveva scaricato il problema sui colleghi dl calcio. Così il numero uno della Fitp, Angelo Binaghi: “Non penso che l’Atp sposti la finale perché il calendario del calcio è fatto con i piedi”. In ogni caso, alla fine ha dovuto accettare la convivenza.
La presa di posizione dei gruppi organizzati della tifoseria della Roma aveva spinto anche il club giallorosso ad attivarsi per riportare il derby la domenica. E adesso? Squadre e tifosi hanno in ogni caso subito un danno evidente, le prime nella preparazione di impegni agonistici fondamentali e i secondi per l’incertezza nel programmare la propria presenza negli stadi. Di fatto si è tornati al punto di partenza, quello scritto nel comunicato ufficiale della Lega Calcio Serie A nella giornata di lunedì, con la correzione sull’orario del fischio d’inizio. Un pasticciaccio che si poteva evitare la cui responsabilità, però, è difficile da addebitare soltanto a chi ha scritto il calendario.
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