Ginevra si, Ginevra no. Il balletto diplomatico sulla pelle dei siriani
Ginevra si, Ginevra no. Il balletto diplomatico sulla pelle dei siriani
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Ginevra si, Ginevra no. Il balletto diplomatico sulla pelle dei siriani

Qatar, Arabia Saudita, ONU, NATO e Russia. Ciascuno vuol far passare la propria linea. In queste condizioni che risultato si può ottenere?

per LookOut News

“Non vedo alcuna ragione per la quale non dovrei competere alle prossime elezioni” ha ribadito negli ultimi giorni il presidente della Siria, Bashar Al Assad, mentre i rappresentanti dell’opposizione siriana - già ribattezzati ‘moderati’ - sono volati a Londra per i preparativi della Conferenza di pace di Ginevra.

Da quando la Lega Araba ha annunciato che “Ginevra 2” potrà svolgersi il 23 novembre prossimo, sono iniziati febbrili colloqui bilaterali tra le molte anime i cui interessi ruotano attorno a Damasco. E già quella data viene smentita, e già le opposizioni dichiarano che una transizione non può prevedere la presenza di Assad, e già il Segretario di Stato americano, John Kerry, colleziona l’ennesima gaffe quando afferma - come al solito prematuramente - che anche secondo lui “Assad non è incluso” nel futuro della Siria e che “se sarà rieletto nel 2014, la guerra siriana continuerà”.

Ora, alle opposizioni siriane che militano nella Coalizione Nazionale Siriana non può certo piacere la determinazione del presidente Assad, per nulla scosso all’idea dei colloqui di pace e anzi rincuorato dal buon esito delle trattative sulle armi chimiche, che sono “a buon punto” secondo gli stessi uomini dell’OPAC (l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche che sta attualmente provvedendo al loro smantellamento in loco). 

- La frammentazione della Coalizione

Ma resta pur vero che buona regola diplomatica è quella di mantenere un equilibrio tra le parti, soprattutto se si è il ministro degli Esteri di un Paese come gli USA che ha il dito sul grilletto, e che si era detto pronto a punire la Siria non più di due mesi fa. 

Questo vizio di forma e di sostanza da parte del Segretario Kerry, è assai rischioso. Che egli continui a dire esattamente quello che pensa a ogni buona occasione non sempre paga. Anche perché, come riferiscono fonti londinesi, i preparativi per i colloqui sono ancora in una fase di stallo e sono definiti al momento “in pieno caos”.

E non è difficile immaginare il perché: la Coalizione Nazionale Siriana è stata parzialmente sfiduciata in patria dai suoi stessi militanti e molte formazioni che fino al 2012 si riunivano sotto quella sigla, si sono progressivamente sfilate da questo raggruppamento e oggi agiscono indipendentemente, sia nel teatro di guerra che a livello diplomatico. 

Inoltre, non possono essere più annoverate all’interno della Coalizione molte di quelle brigate e formazioni islamiste che si stanno dimostrando le più operose ed efficienti sul campo e che, verosimilmente, né oggi né domani parteciperanno ad alcun colloquio e non accetteranno un cessate-il-fuoco, se non per una personale convenienza. 

- Il ruolo di Arabia Saudita e Qatar

Oltre a ciò, i Paesi che con maggior vigore (e con più denari) sostengono le formazioni islamiche sunnite contro il regime sciita-alawita di Assad, ovvero Arabia Saudita e Qatar, hanno idee diverse per il futuro del Medio Oriente: i sauditi desiderano la stabilità regionale molto più del Qatar e i rapporti della monarchia saudita con la Siria di Assad storicamente non sono mai stati critici. 

Mentre il Qatar è sempre stato molto più militante e, anche attraverso campagne mediatiche  -leggi ‘Al Jazeera’- ha fatto da traino sia alle Primavere arabe sia alle rivoluzioni dal carattere più marcatamente islamista. Il medium‘Al Jazeera’ -di proprietà qatariota - è stato un vero protagonista della disinformazione sin da quando riferiva del Colonnello Gheddafi che bombardava i funerali del suo popolo con l’aviazione libica, fino alla “imminente caduta di Assad” annunciata ogni settimana da oltre due anni (cui si sono accodati gli USA e buona parte dei media occidentali).

Oltre a ciò, il Qatar per quanto ricco resta pur sempre un piccolo Paese (due milioni di abitanti appena) mentre l’Arabia è grande (26 milioni di abitanti). Così, se il primo sgomita attraverso l’osservanza religiosa per diventare elemento di punta degli Stati del Golfo e nel loro Consiglio di Cooperazione, il secondo preferisce lo status quo.

- Il ruolo della NATO

Mentre i due litiganti si contendono la leadership regionale, la NATO aggiunge un elemento in più che contribuisce a intricare la trama di una Conferenza davvero molto impegnativa: a Bruxelles si è da poco concluso il vertice interministeriale dell’Alleanza Atlantica, a cui hanno partecipato i ministri degli Esteri dei Paesi membri, dell’UE, dell’ONU, della Russia e dell’Afghanistan. Trattando la questione siriana e lo smantellamento dell’arsenale chimico del regime di Assad, NATO e Russia si sono dette d’accordo in linea di principio per collaborare a un’eventuale supervisione delle operazioni di distruzione delle armi chimiche, ma solo su mandato dell’ONU. Al momento questa rimane solo un’ipotesi, ma fino a un certo punto.

Durante un’intervista margine del summit, il segretario alla difesa americano, Chuck Hagel, ha parlato invece di un ruolo attivo della NATO in questa vicenda, senza però fare riferimento al coinvolgimento russo. Vedremo. Intanto, però, Russia e Stati Uniti avrebbero già scartato il piano di trasferire l’arsenale chimico nei rispettivi territori per lo smaltimento, facendo intendere che qualunque azione in tal senso dovrà svolgersi in Siria.

Il pericolo di una simile possibilità sta tutto in quanto oggi avviene in Siria, dove al dramma della guerra civile si aggiunge anche l’incubo degli attentati suicidi, in perfetto stile iracheno. In queste condizioni, si può trovare la pace?

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