giovani covid
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Salute

L'omertà dei giovani rende impossibile il tracciamento del Covid

Medici impegnati sul campo raccontano come i ragazzi non collaborino, anzi. Cerchino di coprirsi a vicenda per evitare la quarantena

In questa fase di ricrescita dei contagi c'è una cosa che complica il lavoro dei medici. Il tracciamento infatti è diventato complicato, se non impossibile, soprattutto nei giovani. Questa categoria oggi rappresenta la più colpita dal Covid e non permette alle aziende sanitarie di ricostruire i link epidemiologici perché si nasconde e mente sui contatti avuti. La loro ritrosia è dovuta al fatto che non vogliono essere messi in isolamento. Evitare il tampone è l'unico mondo di circolare liberamente anche se questo significa fare da vettori per il virus. Un fatto ulteriormente aggravato dagli assembramenti degli Europei e dalla contagiosità della variante Delta.

«Il problema esiste ma non la soluzione purtroppo. È quindi possibile descrivere il fenomeno ma l'unica soluzione è il senso civico e di responsabilità delle persone- ci spiega il Direttore Generale della Asl Roma 2 Giorgio Casati- e se non sono coinvolti i familiari purtroppo il link si interrompe quando c'è reticenza nel comunicare i contatti».

Il Covid ha rialzato la testa soprattutto nella città di Roma e nel Lazio dove si sono registrati nelle ultime 48 ore un boom di casi positivi. Fabio Vivaldi Direttore del Servizio Igiene e Sanità Pubblica Asl Roma 2 ha fatto il punto della situazione

C'è una tendenza tra i giovani a nascondersi. Come state rispondendo a questo fenomeno e soprattutto cosa comporta?

«Per far fronte a questa difficoltà durante l'intervista si rende necessario spiegare le ragioni che muovono le nostre richieste, ovvero la tutela della collettività senza colpevolizzare eventuali comportamenti a rischio. Tuttavia il livello di collaborazione è attualmente piuttosto scarso e non solo da parte dei più giovani ma anche da parte dei genitori. La nostra percezione è che questa riluttanza dipenda dal temere le disposizioni di quarantena previste per i contatti di caso sostenuta da un ingannevole capacità di contrasto al contagio data dalla vaccinazione».

Questi comportamenti quanto possono influire sull'andamento dei contagi? Cosa consigliate ai giovani?

«La mancata comunicazione dei contatti determina un aumento della circolazione del virus e quindi dei casi secondari. Tutto ciò è in parte anche associato alla minore percezione del rischio di malattia dovuta alla sintomatologia lieve presentata dalla maggior parte dei più giovani».

Qual è l'incidenza di casi positivi sui soggetti vaccinati?

«L'incidenza di casi positivi relativa a soggetti vaccinati è direttamente legata al completamento del ciclo vaccinale per cui si è riscontrata una maggiore positività in soggetti vaccinati con una sola dose. Appare evidente che comunque l'alta incidenza riguarda soggetti assolutamente non vaccinati».

Nell'ultimo mese quanti contagi ci sono stati e qual è stata la media dell'età?

«Dal 28 giugno all'11 luglio abbiamo riscontrato un aumento del 92% dei casi nella nostra ASL. Mentre dalla settimana successiva alla finale degli europei i casi sono triplicati. Tuttavia questi sono dati complessivi che includono anche i casi positivi non direttamente correlati a fenomeni aggregativi legati ad Euro2020. I positivi sono principalmente under 30, con un'età mediana di 27 anni».

Come funziona il tracciamento?

«Il tracciamento non ha subito modifiche sostanziali nella metodologia: vengono richiesti tutti i contatti avuti dai positivi nelle 48 ore precedenti l'esordio dei sintomi o il tampone positivo se asintomatici, viene indagata la frequentazione di luoghi di aggregazione, il luogo di lavoro e l'effettuazione di viaggi nelle ultime 2 settimane ai fini dell'individuazione anche della fonte di contagio. Quest'ultima diventa sempre più difficilmente identificabile in relazione alle aumentate occasioni di socialità e la riduzione delle restrizioni. L'identificazione dei contatti si basa su un'intervista telefonica e di conseguenza dipende fortemente dalla collaborazione dell'intervistato. Le informazioni raccolte vengono trasmesse in base ai flussi definiti a livello sia regionale che nazionale».

Ma il problema dei giovani che sfuggono ai tracciamenti non è nuova come notizia secondo Enrico di Rosa Direttore di Igiene e Sanità pubblica Asl Roma 1

«Questa ritrosia a comunicare i contatti non è recente. In più c'è da dire che oggi le persone non sono più spaventate dal Covid soprattutto i giovani, anzi sono infastiditi e anche se si riesce a rintracciarli in alcuni casi c'è il rifiuto a comunicare»

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