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(Ansa)
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Salute

A che punto è la ricerca della cura contro il Covid

Monoclonali, nuove molecole, sperimentazione. Mentre prosegue la campagna vaccinale continua anche la corsa (lenta) verso la cura definitiva contro il Covid

La ricerca sui farmaci contro il Covid fa progressi anche se non esiste ancora un farmaco efficace con certezza. Molte delle medicine disponibili sono state approvate per altre indicazioni e sono ancora attese evidenze scientifiche sulla loro efficacia contro il Covid.

NUOVE RICERCHE

L'ultima novità in ordine di tempo arriva dalla scoperta che una classe di enzimi chiamata E3-ubiquitin ligasi impedisce al virus Covid-19 di uscire dalle cellule e diffondersi. Dello studio è autore un gruppo internazionale cofinanziato dalla Fondazione di Roma e la pubblicazione è su Cell Death & Disease. Il gruppo ha anche individuato un farmaco, l'Indolo-3-Carbinolo, che verrà sperimentato prossimamente contro il Covid. Potenzialmente potrebbe essere usato come antivirale anche in combinazione con altre terapie o singolarmente. Una volta provata l'efficacia su pazienti di Covid-19, l'approvazione potrebbe essere rapida in quanto è già indicato per altre patologie.

Un'altra novità si deve a uno studio appena pubblicato su iScience: i farmaci che riducono gli ormoni androgeni (quelli che controllano e stimolano le caratteristiche maschili) potrebbero bloccare l'azione della proteina spike del virus. Più esattamente, i due recettori delle cellule chiamati ACE2 e TMPRSS2, usati dal virus per penetrare nelle cellule, sono regolati da ormoni androgeni. Quello che lo studio suggerisce è che, se questi ultimi vengono inibiti con farmaci come il Camostat (nome commerciale "Foipan"), allora il virus ha difficoltà a penetrare nelle cellule.

«Noi abbiamo dimostrato che la proteina spike usa due recettori per infettare la cellula e che questo processo può essere bloccato con droghe già esistenti come il Camostat. Questa è una medicina già in uso in Giappone per il trattamento di pancreatiti o fibrosi epatiche e renali. Nel caso del Covid la sua azione potrebbe ridurre il carico virale e la probabilità che la malattia evolva in forme gravi» dice Irfan Asangani della Scuola di Medicina dell'università della Pennsylvania.

Finora, la riduzione dei livelli ormonali androgeni nei topi per via farmacologica con Camostat ha ridotto l'azione del virus. Un esperimento simile condotto su 600 pazienti ricoverati per Covid in Brasile e trattati con il proxalutamide, altro antagonista dei recettori androgeni, ha avuto come risultato una riduzione della mortalità del 92 per cento. Altri trial clinici sono in corso per quella che sembra una cura molto promettente.

Un mese fa, il New England of Medicine ha pubblicato i risultati di nuove valutazioni sull'uso di farmaci per l'artrite reumatoide. Fino a novembre scorso l'impatto del tocilizumab sulla sopravvivenza effettiva dei pazienti non era ben compreso, ma ora viene fuori che questo farmaco, e anche un secondo chiamato sarilumab, riduce la mortalità dell'8,5 per cento. I due farmaci sarebbero anche capaci di ridurre di una settimana il periodo trascorso in terapia intensiva.

Un altro filone di ricerca si concentra su una proteina contenuta in tutti i Coronavirus chiamata PLpro il cui ruolo è fondamentale per moltiplicarsi dentro le cellule. Il punto di partenza di questi studi sono vari composti che erano in fase di ricerca contro la Sars, che è appunto un coronavirus anch'esso. Il prossimo passo sarà quello di trasformare questi composti in farmaci veri e propri e poi sperimentarli.

Un'altra strada che si sta perseguendo è quella di inibire l'enzima proteasi che il virus usa per replicarsi dentro le cellule. Finora è stata trovata una molecola chiamata 13b capace di legarsi a questo enzima ma ancora non è stata trasformata in un farmaco. L'individuazione della classe di enzimi chiamata E3-ubiquitin ligasi, che impedisce al virus di uscire dalle cellule e diffondersi, appartiene a questo genere di ricerche.

Si fanno poi indagini comparative tra farmaci usati per altri indicazioni e l'idrossiclorochina, l'antimalarico che è stato molto studiato per la cura del Covid anche se con risultati discutibili. Si è trovato che alcuni farmaci di tre categorie, dagli antipsicotici agli antimalarici ai farmaci per la pressione, sono più efficaci dell'idrossiclorochina e, combinati a basse dosi con il remdesivir, ne migliorano l'efficacia. Se ne studia quindi l'effettiva efficacia in varie circostanze.

FARMACI IN USO

Sono indirizzati a combattere i due aspetti del Covid, che da una parte è un'infezione virale e dall'altra è una malattia che produce danni legati alla risposta anti-infiammatoria dell'organismo. Troviamo in uso, quindi, farmaci tipicamente antivirali e farmaci inibitori dell'infiammazione, oltre a eparine e terapie anticorpali.

Tra gli antivirali più usati il Lopinavir, Lotinavir e il Redemsivir. Quest'ultimo, già autorizzato dall'anno scorso in adulti e adolescenti con polmonite che necessita un'ossigenoterapia, è ora allo studio per un'estensione anche ai malati che non sono in terapia intensiva.

Tra gli anti-infiammatori viene a volte somministrata la colchicina già prima del ricovero in ospedale. È un farmaco usato con successo nel trattamento della gotta o nelle pericarditi, ma nel caso di malati gravi di Covid ha mostrato solo di migliorare il tempo medio di sopravvivenza. Il desametasone, altro anti-infiammatorio, ha ridotto la mortalità di un terzo nel caso di pazienti con supporto respiratorio, ma non ha avuto benefici per gli altri pazienti.

Infine l'eparina a basso peso molecolare si usa per combattere problemi di coagulazione e di formazione di trombosi. Le autopsie di morti di Covid infatti confermano generalmente trombi a livello di fegato, reni, cuore e polmone. Gli studi mostrano sull'eparina mostrano vantaggi in termini di sopravvivenza dell'eparina somministrata per una settimana almeno. In conclusione, potremmo dire che i farmaci in uso, se usati nel modo giusto, hanno qualche effetto sul malato, a volte dandogli qualche probabilità in più di sopravvivere. Non danno però una certezza di guarigione. Dalla ricerca emergono sempre nuovi candidati, con qualche speranza che uno di essi prima o poi sarà molto più efficace di quelli già in uso. Il farmaco risolutivo non è all'orizzonte e il vaccino resta la sola ancora di salvezza.

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