Immunoterapia e biopsia liquida, le nuove armi contro i linfomi
(Tommaso Gesuato, Airc)
Immunoterapia e biopsia liquida, le nuove armi contro i linfomi
Salute

Immunoterapia e biopsia liquida, le nuove armi contro i linfomi

Contro questo tumore del sangue oggi esistono farmaci mirati e un prelievo di sangue per una terapia su misura


Colpisce soprattutto i giovani, ed è un tumore che, in genere, ha una buona prognosi. Nella stragrande maggioranza dei casi, dal linfoma di Hodgkin si guarisce bene e senza trascichi. In una certa percentuale di casi, tuttavia, intorno al 20 per cento, il lieto fine non è assicurato. Oggi però nuove cure, come l'immunoterapia e la biopsia liquida, consentono di curare con successo anche i pazienti refrattari ai trattamenti standard, come spiega Carmelo Carlo Stella, professore di ematologia all'Humanitas University di Milano, le cui ricerche contro questo tumore sono finanziate dall'Airc.

Intanto, che tipo di tumore è il linfoma di Hodgkin?

È un tumore guaribile nell'80 per cento dei casi, si verifica soprattutto nelle persone giovani, e in genere è sensibile alla chemioterapia.

La fanno tutti i malati?

Sì, diciamo che 8 su 10 pazienti fanno solo un tipo di chemioterapia, seguita eventualmente dalla radioterapia, e di solito guariscono. Alcuni hanno pochi linfonodi localizzati, e in questi casi la possibilità di guarigione è oltre il 90 per cento. Poi ci sono quelli che invece hanno una malattia estesa a molti linfonodi, e questo riduce la percentuale di guarigione all'80 per cento. E il 20 per cento di chi presenta un linfoma di Hodgkin è refrattario alla terapie iniziali.

In questi casi, allora, come si procede?

Oggi si fa una chemioterapia di seconda linea, e se c'è una buona risposta si procede poi con un trapianto di cellule staminali autologhe, cioè prelevate dallo stesso paziente. È una procedura che consente la guarigione in circa la metà dei casi. Per chi fallisce anche questa seconda opzione, si passa all'immunoterapia.

In che cosa consiste esattamente?

Nel linfoma di Hodgkin l'immunoterapia si si basa su due categorie di farmaci: gli anticorpi che funzionano come inibitori del «check point immunologico» PD-1 e l'anticorpo monoclonale anti-CD30, che agisce trasportando nei linfonodi un farmaco anti-linfoma.

Ci spiega cosa sono e come agiscono gli inibitori dei check-point?

In parole semplici, sono molecole che attivano i linfociti T del sistema immunitario, che nel caso del linfoma di Hodking vengono «addormentati» dalle cellule tumorali, e impediti a funzionare. In pratica, i linfociti T diventano incapace di riconoscere le cellule maligne. Il cancro sopprime le difese immunitarie.

Sono terapie di successo?

L'immunoterapia ha cambiato la vita dei pazienti con questo linfoma. Fino a 7-10 anni fa chi veniva colpito da una forma refrattario del tumore era molto spesso destinato spesso a morire dopo svariate traversie terapeutiche. Fino al 2010 ho lavorato all'Istituto dei Tumori di Milano, avevo una casistica di 80 90 pazienti refrattari alle cure su cui avevano fatto ogni cosa possibile, oggi i sopravvissuti sono solo due. Se a quel tempo avessimo avuto a disposizione queste nuove armi, la maggior parte sarebbe ancora viva. Queste terapie hanno invertito la proporzione.

In tutto questo scenario, come si inserisce la biopsia liquida?

Oggi dobbiamo ottimizzare i vari passaggi delle terapie, misurare se la chemioterapia è in grado di eliminare il tumore oppure no, capire se durante le cure emergono ulteriori lesioni genetiche che conferiscono resistenza alla chemio o ai farmaci. E lo stesso vale per l'immunoterapia. La biopsia è un prelievo di sangue in cui andiamo a cercare il Dna tumorale, lo isoliamo e sequenziamo.

E che tipo di informazioni ne ricavate?

Per ogni paziente scoviamo un insieme di geni mutati che ci dicconsentono di capire se, nel corso della terapia, la malattia scomparirà o persisterà. È questa l'essenza del progetto finanziato da Airc nel quale abbiamo lavorato per cinque anni. Se vediamo che le lesioni tumorali scompaiono, è un segnale importante che si associa a un'elevata probabilità di guarigione. Naturalmente sono studi sperimentali che vanno confermati da altri indagini su gruppi ampi di pazienti.

E quando la malattia non scompare neppure con queste nuove terapie?

Stanno per diventare disponibili altre forme di immunoterapia con le CAR-T-cell, cellule ingegnerizzate che bersagliano un antigene specifico del tumore. A breve, cioè nell'arco di 7-8 mesi, arriveranno anche in Italia. Un'arma in più per sconfiggere il tumore.

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