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(Getty Images)
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Salute

Non solo Covid. Le prossime pandemie e i vaccini del futuro

Intervista con l'epidemiologo dell'Imperial College di Londra, Paolo Vineis, ospite al National Geographic Festival delle Scienze

La pandemia di Covid-19 è solo un assaggio di quello che succederà nei prossimi anni e decenni? Oppure, una volta imparata la lezione, sapremo reagire meglio e in modo più tempestivo? E la corsa frenetica ai vaccini, «bruciando» i tempi rispetto al passato, sarà il segno che d'ora in poi la scienza e la messa a punto di farmaci e terapie andranno comunque più veloci?

La fiducia nei vaccini che stanno per arrivare è ben riposta? Approfittando della presenza di Paolo Vineis, docente di Epidemiologia ambientale presso l'Imperial College di Londra, al National Geographic Festival delle Scienze (fino al 29 novembre, tutti gli incontri online) abbiamo rivolto a lui queste e tante altre domande.



Negli ultimi anni ci sono state le epidemie di Sars, della Mers, adesso la pandemia da Covid. È una tendenza precisa o un caso?

«Dal 1981 a oggi c'è stata, probabilmente, un'accelerazione nella frequenza con cui si presentano le epidemie, anche Anthony Fauci lo scrive con molte cautele sulla rivista Cell. Manca però un metodo sistematico di rilevazione. Insomma, non possiamo dirlo con certezza ma è plausibile che sia così. Ci eravamo abituati alle nostre malattie croniche, i tumori, le patologie cardiovascolari, di colpo dobbiamo fare fronte a una crisi planetaria innescata da un virus».

Dobbiamo aspettarci altre pandemie?

«In futuro qualcosa di simile lo rivedremo, ma con quale rapidità e gravità, difficile prevederlo. Molto dipende da quanto saremo responsabili, da quanto riusciremo ad arginare fenomeni come gli allevamenti intensivi che possono essere serbatoi di virus, i mercati di animali selvatici, la deforestazione. Se metteremo in atto una rilevazione precoce della comparsa di nuove malattie potremo ridurre i danni, evitare pandemie come questa».

Sono tutti «se» grossi come una casa...

«In effetti è così. Un mio amico meteorologo fa un parallelo interessante con la meteorologia, scienza che negli anni 50 era molto arretrata, con una possibilità assai limitata di prevedere cambiamenti del tempo atmosferico. Poi c'è stato un formidabile salto tecnologico, con i satelliti per esempio, e oggi la meteorologia è molto più accurata nei tempi brevi. Se si riuscisse a realizzare un sistema tempestivo di rilevazione della comparsa delle epidemie potremo evitare il peggio».

E in che modo, nel concreto?

«Utilizzare metodi di rilevazione precoce, e alcuni di questi sono già in uso. Per esempio monitorare su internet le interrogazioni che le persone fanno in merito a febbre, tosse e altri sintomi; se c'è un'aggregazione spaziale si capisce che è il segnale di un fenomeno che va indagato per capire se rientra nelle normali sindromi influenzali di stagione oppure se sta avvenendo qualcosa di diverso. E poi appoggiarci anche alla rete di «medici sentinella», come quella che c'è anche in Italia, per scoprire le diffusione di sintomi e segni di malattia, la cosiddetta sorveglianza sindromica che va potenziata secondo un disegno razionale. È largamente una questione di sistemi informativi».

Di recente c'è stato un allarme in Danimarca per alcuni visoni che, negli allevamenti intensivi di pelliccia, erano stati contagiati con il Sars-Cov-2, dagli umani, passando poi di nuovo il virus, in forma lievemente mutata, a una dozzina di persone. È un allarme rientrato?

«Direi di sì, a quel che ne so. Nelle scorse settimane in effetti c'era stato, proprio da parte dell'Imperial College di Londra dove lavoro, il segnale di allerta per chi veniva dalla Danimarca. Ma la Danimarca è un paese che è stato attento e rapido nell'affrontare il problema».



Qual è la sua valutazione dei vaccini anti-Covid in arrivo?

«C'è stato un formidabile salto tecnologico, questi nuovi vaccini sono molto diversi dai precedenti, molto più ingegnosi, come quelli a base di Rna. Il Covid ha spinto verso un'enorme accelerazione nella risposta scientifica e tecnologica, dettata ovviamente anche da motivi commerciali e dalla competizione fra aziende. Resta però straordinario il fatto che nell'arco di pochi mesi si sia arrivati a diversi vaccini che sembrano efficaci».

D'ora in poi quindi, per fare i futuri vaccini, si andrà sempre così veloci, addio ai tanti anni che ci volevano in passato?

«In futuro si andrà sicuramente più rapidi rispetto al passato, ma ci vuole comunque un follow-up per vedere eventuali effetti collaterali nel lungo periodo, anche se i benefici sono con tutta probabilità superiori ai rischi. Capisco la fretta per arrivare a un vaccino anti Covid, quindi un'accelerazione delle procedure di approvazione è in parte giustificata, ma resta importante il follow up dei potenziali effetti collaterali nel lungo termine. Uno dei problemi maggiori da affrontare ora è etico: chi faceva parte del gruppo di controllo nelle sperimentazioni, e non ha ricevuto il vaccino ma solo un placebo, ora ha il diritto di riceverlo; ma questo può inficiare in parte la possibilità di osservare effetti collaterali con numeri sufficientemente grandi».

Quali potrebbero essere questi effetti a lungo termine di un vaccino?

«In casi molto rari potrebbero innescare effetti collaterali, essenzialmente reazioni allergiche, rischi però non tali da giustificare atteggiamenti e timori contro i vaccini. Mi aspetto che i benefici siano comunque molto superiori rispetto ai rischi, come mostra tutta la storia delle vaccinazioni».

Per i primi vaccini anti Covid le aziende hanno chiesto alla Fda l'approvazione di emergenza, che cosa comporta questa procedura?

«L'«approvazione per emergenza» da parte della Fda è stata adottata, in passato, solo nel caso del vaccino contro il carbonchio, nel 2005, in relazione al bioterrorismo. Ora stiamo creando un precedente e dobbiamo esserne consapevoli. Prima dell'approvazione, in genere, dovrebbe esserci un follow up più lungo per evidenziare gli effetti collaterali, ma teniamo presente che nelle sperimentazioni sono già state osservate decine di migliaia di persone. La parola chiave è trasparenza, anche per non alimentare ulteriormente atteggiamenti no-vax».

Prima di dare l'approvazione, gli enti regolatori hanno a disposizione gli studi tecnico-scientifici alla base del vaccino, non solo i comunicati aziendali delle aziende, giusto?

«Per ora sono usciti solo i dati commerciali, ma Fda o Ema approveranno i vaccini in base a rapporti tecnico-scientifici molto dettagliati, riservati e non resi pubblici, delle aziende che li stanno producendo. La comunità degli scienziati non ha al momento accesso a questi rapporti, mentre avrà accesso alle pubblicazioni scientifiche quando verranno rese disponibili».

Lei si fida del vaccino anti Covid?

»Diciamo che ho fiducia sulla base della storia precedente delle vaccinazioni. Il problema principale è quanto durerà l'immunità, e su questo ancora non abbiamo alcuna certezza».
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