Politica

La segreteria Pd di Renzi

Poltrone divise per far contenti tutti, ma alla fine vince sempre il premier

Matteo Renzi

Paola Sacchi

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“Prima li ha divisi  sull’invito a entrare in segreteria, poi li ha fatti incavolare sul lavoro e sull’articolo 18 e li ha fatti ancora dividere, tant’è che la direzione è iniziata con un’ora di ritardo. Perché Stefano Fassina è andato già pesante contro le misure sul lavoro.  Risultato: Renzi si è rafforzato nella segreteria, anziché aprirla sul serio alle opposizioni e poi  c’è da notare che non ha ancora distribuito le deleghe. Un capolavoro!”. Pippo Civati, l’unico a resistere alle avances del suo vecchio amico-nemico per l’ingresso in segreteria, ride sotto i baffi per l’abilità con la quale Renzi ha dato in sostanza un bidone alle minoranze pd.

Il segretario-premier ha annunciato trionfante che ora l’organismo è composta da 8 donne e 7 uomini, rispettando quindi gli equilibri della segreteria precedente. Ma andiamo a vedere  i nomi per capire l’abile gioco di prestigio renziano.

Di esponenti dell’area dalemian-bersaniana, in disaccordo però con la linea dura dei loro “padri”, e quindi ritenuti evidentemente da Renzi più malleabili ce ne sono solo due: Enzo Amendola e Micaela Campana. C’è poi l’oppositore cuperliano Andrea De Maria. Il resto, secondo un primo calcolo a spanne, è spartito tra renziani doc e renziani  di fatto  acquisiti come i dem di Dario Franceschini, i veltroniani e i giovani turchi di Matteo Orfini, presidente del partito. Renziani doc: Stefania Covello, Chiara Braga, Lorenza Bonaccorsi, Alessia Rotta, Sabrina Capozzolo, Ernesto Carbone, David Ermini, Filippo Taddei (ex Civati). Area franceschinana: Francesca Puglisi, Emanuele Fiano (dato anche vicino a Walter Veltroni). Area veltroniana: Giorgio Tonini. Giovani turchi. Valentina Paris. La segreteria è stata detoscanizzata. L’unico toscano è Ermini.

Quindi plurale sì, ma la segreteria è più che mai in mano a Renzi. “Area riformista” (il grosso dei bersanian dalemiani) però ribolle. Stefano Fassina ha duramente attaccato la minaccia di Renzi di fare per decreto il jobs act. Se al Nazareno per il segreterio-premier saranno tempi tranquilli, la stessa cosa non si preannuncia nelle aule parlamentari. 

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