Politica

Renzi: la sua strategia davanti all'accordo Pd-M5S

L'ex segretario manda messaggi di leadership a Martina e ai franceschiniani. Ma sottovaluta le mosse interne al partito contro di lui

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Sara Dellabella

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La direzione del Pd è convocata per il prossimo 3 maggio. Intanto, c'è chi parla “di passi in avanti” per un'intesa con i 5 stelle, chi lancia hashtag #senzadime, chi si affida alla vox populi e chi dice di lasciare perdere tutte queste cose e cominciare a parlare di politica. Il bello è che tutto questo accade dentro lo stesso partito ed è espressione della delegazione Pd che ha accompagnato il segretario reggente Maurizio Martina alle consultazioni con Roberto Fico.

Da qui al 3 maggio potrebbero accadere ancora molte cose, ma è ovvio che una lacerazione tra Martina e Matteo Renzi, e i mondi che rappresentano, si è già consumata.

Tutte le divisioni del PD

La prima martedì scorso quando i renziani di ferro all'ipotesi di una timida apertura del segretario ai 5 stelle hanno lanciato la protesta via socialnetwork con #senzadime, buttando i guai di famiglia in pasto all'opinione pubblica. Poi ci ha pensato Matteo Renzi che alle celebrazioni del 25 aprile dice di aver incontrato orde di elettori contrari all'accordo con i grillini. Senza contare anche l'assist di Carlo Calenda, l'ultimo arrivato in casa Pd, che ha minacciato di strappare la sua tessera, nuova nuova, in caso di intesa con i grillini.

Ancora un po' di tempo

Nei fatti i partiti hanno chiesto ancora qualche giorno al Presidente della Repubblica, che però dopo la direzione del PD potrebbe dichiarare il time out e prendere una decisione autonoma.

Per quella data saranno passati due mesi dalle elezioni senza che i partiti siano riusciti a concludere nulla di concreto. In quel caso sarà il Colle a indicare una persona con un programma dettagliato di cose da fare prima di tornare alle urne. A quel punto nessuno potrebbe più chiedere tempo ulteriore.

Matteo Renzi manda messaggi ai suoi

Intanto, Matteo Renzi è tornato a farsi sentire, non tanto per la paura di finire in minoranza alla prossima direzione, dove i numeri dovrebbero essere blindati, ma per marcare il territorio e sancire i confini di quel mandato concesso al placido Martina, affinchè fosse solo un traghettatore in attesa del ritorno del pilota principale.

Eppure Renzi dovrebbe saperlo che i più calmi all'apparenza, alla fine sono i più pericolosi. L'esperienza Gentiloni avrebbe dovuto insegnare qualcosa.

Più che ai suoi, il messaggio è indirizzato a quel pezzo della minoranza dialogante che si riferisce a Sinistra e Cambiamento di Martina e ai franceschiniani accusati da tempo di ordire l'intesa con Di Maio. Sono loro quelli che dopo aver preteso dei posti blindati nelle liste del 4 marzo, oggi potrebbero virare in favore di un governo e di una leadership nuova all'interno del partito, che oggi vede favorito Nicola Zingaretti.

Il congresso del Pd è alle porte e questo è il tempo per Matteo Renzi di capire se il timone da riprendere in mano sia ancora al Nazareno o da qualche altra parte.

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