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Pd e M5S, i punti per un dialogo possibile

Mentre il Capo dello Stato decide il da farsi c'è chi sta elaborando un programma per iniziare un dialogo. E chi vola in Qatar

"Basta tatticismi. Puntiamo su povertà, famiglie, lavoro". Questi sono i tre punti che Maurizio Martina segretario reggente del Pd ha messo sul tavolo di ogni possibile intesa. Lo sguardo è chiaramente rivolto al Movimento 5 stelle che si appresta a rompere gli indugi già in settimana con la “chiusura di uno dei due forni”.

D’altronde il timing dettato dal Capo dello Stato prevede probabilmente tra domani e giovedì il conferimento di un incarico esplorativo per sondare eventuali variazioni negli umori dei partiti che hanno preso più voti, imprimendo un’accelerazione all’agenda politica che nelle ultime settimane sta stagnando nei veti.

Le posizioni in campo

Dalle dichiarazioni rilasciate nel week end, Salvini e Di Maio sembrano viaggiare su due pianeti diversi e approfittando di questo scollamento il Pd sta tentando di infilarsi in partita, con proposte e non posizionamenti. Ma all’interno del Pd come il Ministro Calenda pensa ad un governo di transizione, c’è anche chi da tempo propende per un dialogo con il Movimento 5 stelle anche per recuperare il contatto con un pezzo di elettorato che ha voltato le spalle a Renzi.

Ma per convivere è necessario quanto meno un accordo minimo e il primo a muoversi in questo senso è Maurizio Martina che oggi ha rotto gli indugi, iniziando una timida discesa dall’Aventino. Emblematico che questo gesto avvenga nel giorno in cui Matteo Renzi è in viaggio in Qatar. Della serie: mentre il gatto non c’è, i topi ballano.

Iniziare dalle proposte

Povertà e lavoro, che tradotto nel gergo grillino suonano come reddito di cittadinanza, revisione del jobs act e introduzione del reddito minimo garantito. Si potrebbe partire da qui per celebrare un matrimonio tra quelli che fino a poco tempo fa erano nemici giurati.

Per esempio con l'allargamento della platea del Rei, la misura di sostegno al reddito introdotta dal Pd che nelle more dell’approvazione di una legge sul reddito di cittadinanza andrebbe comunque nella direzione auspicata dai grillini. Ma su un programma così farebbe fatica a rimanere alla finestra anche Leu. Quello proposto da Martina è un piano programmatico basato sul welfare e sulla revisione del jobs act su cui il Pd si è spesso spaccato.

Ad oggi però si tratta di capire se i partiti saranno chiamati in prima persona a formare un governo o se l’incarico sarà affidato ad una figura terza. In ogni caso il Pd sarebbe pronto a entrare in partita. Nell'ipotesi di un governo Di Maio i dem chiederebbero in cambio la conferma di Minniti al Ministero dell’Interno, ma anche nel caso di un governo di tutti se dovesse prevalere la guida del Quirinale e la formula della responsabilità.

Nel frattempo c’è chi lavora alle proposte, chi apre e chiude forni, chi cerca di non farsi trafiggere dai veti e chi è volato in Qatar.

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