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Così Maurizio Martina non governa il PD

Il segretario reggente non lascia trapelare quale sarà il ruolo del Nazareno nella partita di governo. E rimane "sfuggente" e poco rassicurante

Lui che dell'ombra ha fatto uno stile politico, oggi si trova ad essere tirato per la giacchetta dalle varie correnti del Pd. Maurizio Martina, ex Ministro per le politiche agricole, forestali e alimentari, dal 5 marzo è diventato segretario “reggente” del Pd.

Finora Martina era rimasto nell'ombra, dell'insipienza aveva fatto uno stile politico e al motto “né gufi, né struzzi” ha fondato la corrente Sinistra e Cambiamento, ovvero i quarantenni cresciuti all'ombra di Bersani e D'Alema e rimasti orfani. Doveva essere la sinistra critica di Renzi e invece sul renzismo si è appiattita.

Il segretario "sfuggente"

Nella partita interna al Pd che oggi vede contrapposti Dario Franceschini che vorrebbe aprire al Movimento 5 stelle e Matteo Orfini che invece si mantiene alla linea dell'opposizione, Martina dovrebbe essere l'ago della bilancia. Ma in effetti, neppure in questa partita si nota molto e francamente non si capisce la sua strategia.

Qualche settimana fa, durante una puntata di In 1/2ora, la conduttrice Lucia Annunziata ha perso la pazienza dopo l'ennesima domanda andata a vuoto. Sfugge alle domande, si nasconde dietro lunghi giri di parole pur di non prendere posizione e dire una parola chiara su quello che saranno le prossime mosse del Pd. Per ora rimane fedele alla linea dettata dall'ex segretario che dovrebbe vedere i dem all'opposizione per i prossimi cinque anni.

L'ombra di Renzi

La sensazione di molti è che dietro Martina ci sia ancora Renzi e la partita per i capigruppo che ha premiato Graziano Delrio e Andrea Marcucci, entrambi vicini al Giglio Magico ne sia la dimostrazione. Tanto che in queste ore alle minoranze che stanno chiedendo un'assemblea prima del primo giro di consultazioni, Martina ha risposto che l'assemblea ci sarà, ma dopo.

Un attendismo indigesto e sospetto a molti che invece in questo momento vorrebbero cogliere l'occasione di questa particolare fase politica per poter partecipare in maniera attiva anche alla spartizione delle poltrone, approfittando del fatto che un vincitore non è uscito dalle urne e tutto è da conquistare. Non è detto quindi che il Pd debba per forza accontentarsi di essere opposizione, soprattutto se Lega e Movimento 5 stelle non dovessero raggiungere l'accordo di governo. 

Il clima al Nazareno è teso da settimane e la reggenza di Martina non rassicura nessuno, soprattutto le minoranze che vorrebbero riprendere la discussione interna il più presto possibile, archiviando definitivamente la stagione di Matteo Renzi.

Intanto, sotto il fuoco incrociato delle componenti rimane lui, abbastanza smilzo per schivarne i colpi. Proprio lui che dopo l'esperienza da ministro aveva sognato di correre per la Regione Lombardia e invece oggi la domanda che si sente rivolgere più spesso è se si candiderà alle primarie del Pd. Ovviamente, la risposta non è pervenuta.

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