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(Viterbo)
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Politica

La vergogna di uno Stato sconfitto da un rave party

Da 5 giorni a Viterbo migliaia di ragazzi stanno dando vita ad una festa non autorizzata, senza alcun rispetto delle norme anti Covid, tra droga e persino un morto. Ma la Lamorgese lascia fare

Lo Stato ha perso. Sconfitto a Viterbo da un'armata di 8 mila ragazzi italiani e stranieri. Non hanno armi se non droga, alcol, musica e quella base, molto spessa, di mancanza di rispetto per ogni tipo di regola. Perché questo sono i rave party: mondi paralleli dove le regole civili e statali non esistono, dove ognuno può fare quello che vuole. Da sempre.

Da sempre si è chiuso un'occhio, anzi, tutti e due. Ma quest'anno, con il Covid la cosa cambia ed è non solo ancora più grave: è una vergogna, è una vera sfida al Paese ed allo Stato. Da una parte c'è una nazione che deve armarsi di green pass per mangiare al ristorante o prendere un treno, andare in una spa o in un museo.

Dall'altra, a Viterbo, c'è uno spazio libero, fuori controllo anche se forse sarebbe meglio dire senza alcun tipo di controllo.

Perché la Polizia ci sarebbe anche a presidiare la cosa ma guarda, da lontano e lascia fare.

Dal Viminale la linea che passa è che oramai la cosa è così grossa che intervenire è impossibile. Allora però dovrebbero almeno spiegare perché non c'è stata alcun tipo di prevenzione. Eppure tutti sapevano, ragazzi, la gente della zona, figuriamoci Polizia e Carabinieri. Ma si è lasciato fare.

Il limite della logica, della legalità di tutto è stato raggiunto con la morte di uno dei partecipanti (cadavere trovato nel lago vicino al quale si sta svolgendo la festa. Per qualche ora la musica si è fermata. Portata via la salma tutto è continuato come prima.

Aggiungere altro è inutile. Sarebbe ripetitivo. La gravità della cosa è troppo evidente e semplice da capire anche per un bambino. Ma il Ministro dell'Interno lascia fare. Forse la cosa che gli riesce meglio: sono quadruplicati gli sbarchi di migranti, cosa fa la Lamorgese? Lascia fare. C'è un rave con un morto, dove (lo raccontano gli stessi partecipanti) «veniamo qui perché ci piace drogarci», che di sicuro sarà un focolaio che costerà chissà quanti ricoveri e purtroppo forse anche qualche vita umana e cosa fa la Lamorgese? Lascia fare.

La titolare del Viminale però si dimentica che lei rappresenta un intero paese che rispetta regole spesso severe, spesso strane, che sta facendo sforzi e rinunciando a parte della propria libertà causa Covid. Lasciarsi sfidare e battere da un gruppo di ragazzi senza freni è dare uno schiaffo in faccia alla gente per bene.

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